Torino tra caldo e nubifragi. Dopo l’ordinanza contro i blackout, il sindaco agli esercenti: “Porte chiuse con i condizionatori accesi”
Torino tra caldo, nubifragi e danni soprattutto nell’hinterland e ancora caldo. Torino, tra mille emergenze. E così, dopo l’ordinanza con cui il Comune ha imposto a Ireti di predisporre un nuovo piano di emergenza contro i blackout, il sindaco Stefano Lo Russo ne ha emanato un’altra, questa volta rivolta agli esercizi pubblici. Il provvedimento, annunciato sui social, chiede che nei giorni in cui Arpa Piemonte segnalerà il massimo livello di disagio da caldo, il livello 3, le attività commerciali tengano chiuse le porte quando l’aria condizionata è in funzione “aprendole normalmente per consentire l’ingresso e l’uscita delle persone e per le normali operazioni di carico e scarico delle merci”. Una decisione presa alla luce del record di consumi registrato nell’ultimo weekend, ma anche delle polemiche dei giorni scorsi e della tensione accumulata proprio da commercianti e ristoranti che hanno dovuto fare i conti con una serie di disagi. I blackout sono principalmente dovuti a una rete vecchia e al forte aumento dei consumi (Leggi l’approfondimento), ma non sono l’unica difficoltà che il territorio deve affrontare in questi giorni. Perché mentre i nubifragi colpivano Chivasso, Ivrea e alcune località del Canavese e a Brandisso si facevano i conti con allagamenti e strade interrotte, la Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (Simeu) segnalava proprio la situazione di Torino e dell’Ospedale Maria Vittoria: 300 posti letto, 80mila accessi l’anno, oltre 70 ambulanze al giorno. “In queste condizioni si mettono in atto i presidi utili – ha spiegato Fabio De Iaco, direttore del Pronto Soccorso ed ex presidente di Simeu – come le flebo conservate in frigo a 4 gradi ed i pazienti stesi sotto lenzuola bagnate”.
I consumi di energia alle stelle
Secondo i dati forniti da Ireti, nel corso dello scorso weekend è stato raggiunto un picco di prelievo giornaliero di 450 megawatt, uno dei più alti mai registrati in un weekend. Per avere un’idea si può paragonare con il dato del 14 giugno, in un fine settimana non ancora di grande caldo, quando il picco di richieste era stato di 319 megawatt. Anche nei giorni feriali della scorsa settimana, con temperature da bollino rosso, i picchi avevano sfiorato i 500 megawatt. Dati che hanno spinto il sindaco a firmare una nuova ordinanza.
La nuova ordinanza del sindaco e il video per spiegarla sui social
A spiegarne le ragioni è, in un video, lo stesso sindaco. “L’ondata di calore eccezionale che sta interessando gran parte dell’Europa – dice – sta colpendo, lo sappiamo, sia l’Italia che la nostra Torino. Temperature molto elevate mettono a dura prova le persone, soprattutto le più fragili, ma anche la rete elettrica che in questi giorni è sottoposta a uno sforzo senza precedenti”. Da qui la necessità di evitare ogni spreco di energia. “Può succedere di vedere negozi e pubblici esercizi con l’aria condizionata accesa e le porte sempre spalancate. In questo modo gli impianti consumano molta più energia di quanto sia effettivamente necessario, sovraccaricando inutilmente la rete elettrica” spiega. Come sottolinea il primo cittadino, si tratta di una misura temporanea che è collegata alla situazione straordinaria. “Di fronte a eventi climatici sempre più estremi ognuno può fare la propria parte e anche un piccolo gesto, se condiviso da tutti, può fare la differenza. Sono ottimista che ci sarà piena collaborazione” conclude.
La tensione dopo le proteste di ristoratori e commercianti
L’ordinanza arriva dopo giorni di alta tensione, soprattutto con ristoratori e negozianti, dopo i blackout registrati nelle ultime settimane. Tanto da spingere un comitato di oltre cento attività di somministrazione a scrivere una lettera aperta a Comune, assessorato al Commercio, ma anche ai capigruppo del Consiglio comunale e ai gestori delle reti elettriche, chiedendo interventi urgenti. E denunciando una situazione “insostenibile”, con ricadute sulle attività di pizzerie, bar, ristoranti, gelaterie alle prese con la perdita degli introiti e con l’oggettiva difficoltà a conservare gli alimenti. D’altronde, anche il Palazzo civico è rimasto al buio.
Lo scontro in Consiglio Comunale e il rischio di strumentalizzare l’emergenza
La tensione, inevitabilmente, si è spostata in consiglio comunale, dove maggioranza e opposizione si sono scontrate dopo le comunicazioni sull’interruzione di corrente che ha interessato anche l’impianto di potabilizzazione di Smat. “I cittadini hanno diritto alla trasparenza, a sapere cosa sta succedendo alla rete elettrica e cosa potrebbe accadere” ha esordito Federica Scanderebech (Forza Italia), chiedendo “ulteriori investimenti per affrontare interventi strutturali con programmazione e responsabilità”. Ferrante De Benedictis (Fdi) ha accusato “la sinistra di ambientalismo ideologico, solo di facciata, non accompagnato da investimenti”. “Meno male che non si è fermato il servizio di erogazione dell’acqua” ha aggiunto Fabrizio Ricca (Lega), chiedendo di istituire una Commissione d’indagine “per individuare le responsabilità e mandare a casa i colpevoli”. “La situazione non è accettabile e insieme ad alcune start up stiamo studiando delle possibili soluzioni” ha affermato Pierlucio Firrao (Torino Bellissima), mentre Andrea Russi (M5s) pur riconoscendo che “l’erogazione dell’acqua è stata garantita”, ha sottolineato la gravità del rischio corso, ma anche la necessità di ottenere “spiegazioni e garanzie per il futuro, senza strumentalizzazioni”. A riguardo, si è espresso anche Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista), chiarendo un aspetto importante: “Prima di fare post allarmistici sarebbe stato più intelligente informarsi per sapere che non bastava l’interruzione di corrente per fare collassare il sistema idrico”. E se anche per Silvio Viale (+Europa, Radicali italiani) “certe opposizioni fanno del terrorismo energetico”, Claudio Cerrato (Pd) ha parlato di “allarmismi ingiustificati, magari anche a fini elettorali. Il cambiamento climatico c’è e ora se ne accorga anche l’altra parte politica.