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Volkswagen, verso la ristrutturazione: più tagli e meno investimenti. Cosa prevede il piano

Si starebbe preparando alla più grande riorganizzazione degli ultimi anni: comprenderebbe anche lo scorporo del marchio Vw. Sindacati già sul piede di guerra, ma l'azienda non commenta indiscrezioni
Volkswagen, verso la ristrutturazione: più tagli e meno investimenti. Cosa prevede il piano
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Volkswagen potrebbe essere vicina alla riorganizzazione più profonda della sua storia recente. Secondo quanto rivelato dal settimanale tedesco Manager Magazin, il numero uno del gruppo Oliver Blume starebbe preparando un piano che punta a ridurre drasticamente i costi, con conseguenze pesanti sia sull’occupazione sia sulla produzione in Germania. Per il momento non ci sono conferme ufficiali, ma le indiscrezioni hanno già acceso il confronto con i sindacati.

L’ipotesi più clamorosa riguarda il lavoro. Il piano prevederebbe infatti fino a 100.000 esuberi a livello globale, un numero che raddoppierebbe i circa 50.000 tagli già annunciati negli ultimi mesi. Alla fine del primo trimestre del 2026 il Gruppo Volkswagen contava oltre 657.000 dipendenti nel mondo, quasi 280.000 dei quali in Germania.

Accanto alla riduzione del personale ci sarebbe anche una revisione della rete produttiva tedesca. Secondo il magazine potrebbero chiudere gli stabilimenti di Hannover, Zwickau ed Emden, oltre all’impianto Audi di Neckarsulm. Le linee verrebbero fermate una volta terminata la produzione degli attuali modelli, senza sostituzioni previste.

Ma il progetto andrebbe oltre il semplice contenimento dei costi. Blume e il direttore finanziario Arno Antlitz starebbero valutando una profonda revisione dell’organizzazione del gruppo. Tra le ipotesi figura lo scorporo del marchio Volkswagen e delle attività dedicate alla produzione di componenti, che diventerebbero entità separate rispetto all’attuale struttura. L’obiettivo sarebbe aumentare l’efficienza e migliorare la redditività del marchio principale, che da anni fatica a raggiungere i margini desiderati.

Sul fronte economico si punterebbe anche a ridurre le spese generali di circa 11 miliardi di euro entro il 2030. Parallelamente verrebbero ridotti gli investimenti: nei prossimi cinque anni Volkswagen spenderebbe poco più di 130 miliardi di euro, circa il 15% in meno rispetto alle previsioni precedenti.

La casa di Wolfsburg non ha confermato le indiscrezioni. Un portavoce si è limitato a dichiarare che l’azienda non commenta documenti riservati, aggiungendo però che “l’intero gruppo, compresi marchi e società controllate, deve affrontare cambiamenti di ampia portata”. Frase che lascia intendere come una nuova fase di ristrutturazione sia effettivamente all’orizzonte, anche se modalità e numeri potrebbero non essere quelli trapelati.

La reazione dei sindacati non si è fatta attendere. Il consiglio di fabbrica e il potente ed influente IG Metall hanno definito le indiscrezioni motivo di forte preoccupazione per i lavoratori e per i territori coinvolti, annunciando che si opporranno con decisione a eventuali chiusure di stabilimenti e nuovi tagli occupazionali.

La partita, nondimeno, si annuncia complessa. In Volkswagen i rappresentanti dei lavoratori occupano metà dei seggi nel consiglio di sorveglianza, mentre il Land della Bassa Sassonia, secondo maggiore azionista del gruppo, dispone di altri due voti ed è storicamente vicino alle posizioni sindacali. Qualsiasi piano di ristrutturazione dovrà quindi superare un delicato equilibrio tra esigenze industriali e tutela dell’occupazione.

Le indiscrezioni arrivano in un momento particolarmente difficile per tutta l’industria automobilistica europea. La concorrenza dei costruttori cinesi, i dazi commerciali e gli ingenti investimenti necessari per la transizione elettrica stanno spingendo molti gruppi a rivedere le proprie strategie. Secondo Manager Magazin, il piano di Oliver Blume dovrebbe essere presentato al consiglio di sorveglianza già il mese prossimo. Solo allora si capirà quanto delle indiscrezioni pubblicate diventerà davvero realtà.

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