Tutti al cinema con Supergirl, Minions e gentrificazione
Dopo lo sgangherato Superman del nuovo ciclo DC Comics per grande schermo, arriva anche la cuginetta di Clark Kent, Supergirl, con la regia di Craig Gillespie. Torna a indossare la S rossa Milly Alcock. Il suo personaggio qui è meno superficiale e capiremo il perché della sua irrequietezza. Per il resto ci ritroviamo di fronte a un villain cattivo quanto inetto e privo d’ogni fascino narrativo, un brigante alieno con il volto irriconoscibile di un Matthias Schoenaerts davvero sprecato, più delle sue ore di trucco. Lo ricordate in The Danish Girl, A Bigger Splash, The Old Guard e Suite Francese? Peccato. Non per il suo cachet immagino. Poi c’è una ragazzina orfana da salvare interpretata da Eve Ridley, giovane promessa da tener d’occhio.
Clark fa solo un cameo, come in effetti poco più la new entry Lobo, con ghigno e vocione ingrassati di Jason Momoa, ma in italiano sempre con la voce di Francesco De Francesco. Dal futuro dello czarniano pazzo ci si aspetterebbe molto al cinema, ma il personaggio è troppo politicamente scorretto per non subire profonde edulcorazioni come Venom, e ancora prima Spawn. Invece corre su e giù per lo spazio la nostra Sup, a caccia di un antidoto per guarire il suo Krypto, ma soprattutto in cerca di una casa e di sé stessa, è questo il leitmotiv più importante.
Pur imitando inconsapevolmente il modello Guardiani della Galassia, prendendo tanto dai bar spaziali di Star Wars, da certe suggestioni pseudoromantiche di Mad Max Fury Road e dal pop di Thor Ragnarok, questo Supergirl, discretamente godibile nelle sue 2 ore scarse, non è un film per bambine come sembrerebbe. Si picchia duro, scene pure stilisticamente simpatiche intorno alla giovane spadaccina da salvare, e nonostante la tenerezza canara di Krypto, che qui presenta computer graphic e scrittura molto migliorate e non irritanti come in Superman, il film si rivolge più agli adulti. Del resto Kara, Supergirl, beve spesso ed è pur sempre una ragazzaccia dal cuore buono cresciuta con quel bestione di Lobo. In Italia è in pista dal 25 giugno ma in Usa esce il 26. Chissà come andrà.
Molto molto meglio, e soprattutto davvero trasversale risulta invece questa nuova trovata di Illumination. Minions & Monsters è il più cinefilo dei film d’animazione del millennio. Si può dire? Racconta la nascita atavica dell’amicizia tra James ed Henry durante il loro peregrinare nella notte dei tempi alla ricerca di un super cattivo da servire. Ma l’arrivo e il casuale successo dei Minions nella Hollywoody anni ’30 attraverso un western faranno da leva a tutte le loro comiche vicende.
La regia del grande Pierre Coffin, papà geniale di quasi tutti i Cattivissimo Me e Minions, stavolta ci mostra la Golden Age come non l’avevamo mai immaginata. Special guest in versione cartoon Charlie Chaplin, Orson Welles, Buster Keaton e… George Lucas. Film squisito per azione comica che conquisterà i bambini, ma dagli intrecci ottimi e soprattutto con le citazioni di tanto cinema classico (il Meliés iniziale e gli ingranaggi di Tempi Moderni su tutti) che intrigheranno anche gli adulti più eruditi e bacchettoni, vale pienamente una scorribanda estiva al cinema.
No, non è un cartoon solo per bambini, ma un’evoluzione affettuosa quanto imprevedibile del cinema e del muto. Un abbraccio irresistibile a ogni spettatore, e sarà in sala dal primo luglio.
Dopo due blockbuster è giusto dare spazio a un piccolo film indie dall’alto valore socio-antropologico. Siamo nella Palermo di oggi, in un quartiere popolare che affaccia su un porto occupato da enormi navi da crociera. Ampio appartamento in palazzo di pregio di Tito Puglielli e Tiziano Locci quest’anno ha vinto il Premio Ucca al Biografilm di Bologna e il Premio Speciale della Giuria Giovane per la sezione Mediometraggi e Cortometraggi Internazionali al Visions du Réel di Nyon, in Svizzera. Infatti il titolo internazionale è The Building Site.
Palazzo Roccella è un maestoso edificio del Cinquecento nel centro storico di Palermo, e lo sfratto dei suoi inquilini, una comunità di vicini che ricorda certe storie di Ozpetek rappresenta appieno il fenomeno della gentrificazione quanto l’overtourism. Che emergono dall’incombere di queste navi da crociera prepotenti nello scorrere come giganteschi hotel semoventi per abbeverarsi alla preziosa acqua dolce di interi quartieri palermitani. Nel frattempo i registi ci fanno curiosare tra le linee antiche e le vite degli altri palermitani, quelli che a casa loro pagano l’affitto da una vita e adesso dovranno inventarne un’altra chissà dove.
“Quando è diventata casa, il giorno in cui abbiamo ricevuto le chiavi o quando abbiamo fatto esplodere la caffettiera?” Si chiede la voce narrante. Agenti immobiliari come squaletti sdentati della conoscenza dei lotti portano in visita possibili acquirenti promettendo restauri avveniristici, mentre i ballatoi mangiucchiati dal tempo e le immagini di un lirismo immobile che ha visto la storia stanno a guardare. La fotografia del documentario è magnificente su scenari decadenti di un palazzo antico trascinato sua malavoglia nel mondo di oggi. Tra le mura i ricordi nascosti di una vecchia drag, i disegni del passato che appartenevano al futuro, e la cacciata della gentrificazione sintetizzata in un carrello per la spesa riciclato per il trasloco proiettano lo sguardo nuovo dalla finestrella boschiva di una roulotte, dove un marito e una moglie dolcissimi resteranno comunque uniti e innamorati in ogni gesto.
Il film segue un tour: il 7 luglio sarà a Palermo, Evento speciale al Sole Luna Doc Film Festival, il 16 a Corigliano d’Otranto (Lecce), Festa di Cinema del Reale e dell’Irreale. In autunno il cammino proseguirà a Genova, Firenze, Napoli, Torino. Fossi in voi chiederei di proiettarlo al mio d’essai di fiducia. #PEACE