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Fermato un 19enne per l’omicidio dell’interprete Roberto Guerrino. Ha confessato: “Ucciso con una statuetta di Buddha”

Milano - Al vaglio degli investigatori e della Procura per i minorenni di Milano c'è anche la posizione di un 17enne che il giorno dell’omicidio di trovava in compagnia del fermato: "Non volevo ucciderlo, me ne pento ogni giorno"
Fermato un 19enne per l’omicidio dell’interprete Roberto Guerrino. Ha confessato: “Ucciso con una statuetta di Buddha”
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Svolta nelle indagini per l’omicidio di Roberto Guerrino, l’interprete sessantenne massacrato nel suo appartamento di via Oxilia a Milano lo scorso 13 giugno. I carabinieri hanno fermato un diciannovenne. Il giovane ha confessato di aver ucciso l’interprete 60enne mercoledì nell’udienza di convalida a San Vittore davanti al gip del tribunale di Milano Sonia Mancini. Al magistrato il 19enne ha raccontato di aver concordato un appuntamento per un incontro sessuale a pagamento. Secondo la sua ricostruzione, una volta arrivato nell’appartamento di via Oxilia, però, avrebbe cambiato idea e di essersi bloccato. Poi l’aggressione, prima a mani nude e poi con una statuetta di Buddha.

“Non volevo ucciderlo, me ne pento ogni giorno” ha poi ripetuto diverse volte Jawhar Kadir durante l’udienza di convalida in cui ha confessato l’omicidio dell’interprete. “Ammetto il fatto”, ma – aggiunge subito il 19enne, parlando con il gip Sonia Mancini – “non è stato volontario”. Il giovane sostiene anche di non essersi “accorto che era morto, pensavo fosse vivo”. Quando “sono andato via – assicura – respirava ancora”. Durante l’udienza di convalida, Kadir – che pratica Mma, le arti marziali miste – prima ammette di aver colpito Guerrino a pugni, spiegando che la statuetta metallica di Buddha, ritrovata insanguinata, era semplicemente caduta dal tavolo. Poi cambia versione e riconosce: “L’ho colpito una volta con la statuetta”, ma – ripete – “non volevo ucciderlo. Me ne pento ogni giorno”.

Il fermo di indiziato di delitto è stato disposto dal pubblico ministero Carlo Scalas giustificato dal pericolo di fuga: il giovane, di origini marocchine e residente a Melzo, è stato bloccato lunedì sera dai militari della Compagnia Duomo e del Nucleo investigativo di Milano alla stazione ferroviaria di Melzo con numerosi bagagli al seguito. Il provvedimento è già stato convalidato dal gip mercoledì mattina.

A portare gli investigatori sulle sue tracce è stato il router wi-fi nell’appartamento, da cui i militari hanno rilevato che tutti i dispositivi della vittima si erano scollegati contemporaneamente alle 20.30 di venerdì 12 giugno, il giorno prima che il corpo venisse ritrovato. Circoscrivendo l’omicidio a quell’ora, hanno esaminato le immagini delle telecamere della zona, notando la presenza del 19enne e di un suo amico 17enne, indagato. Il fermato sarebbe rimasto nell’appartamento di via Oxilia circa tre quarti d’ora. Proprio dai sistemi di videosorveglianza i carabinieri della compagnia Duomo e del nucleo investigativo del comando provinciale di Milano sono riusciti a ricostruire telematicamente gli spostamenti dei due giovani nelle fasi immediatamente successive all’omicidio: da via Oxilia hanno raggiunto la fermata della metro Rovereto, scendendo poi a Porta Venezia, dove sono saliti su un treno che li ha riportati a Melzo, il comune dell’hinterland dove i due dormivano spesso nel vano che ospita i contatori del condominio in cui vive la mamma del 19enne.

Il giovane, ora recluso in carcere, è stato trovato in possesso dell’Ipad della vittima sottratto dall’appartamento dopo l’aggressione. Al vaglio degli investigatori e della Procura per i minorenni di Milano c’è anche la posizione del 17enne, sempre marocchino, che il giorno dell’omicidio di trovava in compagnia del fermato. Gli inquirenti hanno trovato riscontri sul coinvolgimento dello straniero nell’omicidio anche grazie a indagini di laboratorio e tecniche che hanno portato a ricostruire tutti i movimenti dell’autore dal luogo del delitto fino al comune di Melzo.

La vittima, interprete di fama internazionale, era stato trovato riverso nel soggiorno con segni di ferite alla testa e semivestito. Come venuto fuori dagli accertamenti, Guerrino è stato ucciso con almeno dieci colpi in faccia con un oggetto contundente. In merito all’arma del delitto l’attenzione degli investigatori si era concentrata proprio su alcune statuette di Buddha insanguinate che sono state sequestrate: il sessantenne che si era convertito al buddismo. L’omicidio secondo i carabinieri potrebbe essere avvenuto durante un incontro sessuale che l’interprete avrebbe organizzato tramite apposite piattaforme. L’omicida avrebbe poi preso l’Ipad e il telefono dell’interprete per non lasciare tracce e anche altri oggetti.

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