L’auto del futuro si smonta e si riutilizza. Così i ricambi usati possono far risparmiare il 70%
“La fine di un veicolo non coincide con la fine del suo valore: è l’inizio di un nuovo ciclo”. Parola di Manuela Crippa, a capo della divisione Circular Economy Global Commercial e Marketing Development di Stellantis-SustainEra, intervenuta presso la sede dell’Aci di Milano al primo degli appuntamenti di Autopromotec Dialogues, gli approfondimenti organizzati per i media in vista dell’edizione 2027 della rassegna biennale internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico, che si svolgerà a BolognaFiere tra il 26 e il 29 maggio dell’anno prossimo. La stessa manager anticipa possibili risparmi per i consumatori sui ricambi usati e “rigenerati” anche fino al 70%: si tratta di pezzi già in commercio e che, ad esempio in Francia, i professionisti dell’autoriparazione hanno l’obbligo almeno di presentare come alternativa ai clienti, più o meno come si fa con i farmaci generici che hanno lo stesso principio attivo degli altri.
Per Pietro Meda, presidente della sezione meneghina dell’Automobil Club, questa inedita proposta commerciale potrebbe consentire di aumentare la sicurezza stradale, visto che ricambi più accessibili che garantiscono le stesse prestazioni possono consentire di mantenere in salute un parco circolante piuttosto vecchio: l’anzianità di quello italiano è fra i 12 e i 13 anni.
Con la futura entrata in vigore del regolamento UE sulla circolarità dei veicoli e sulla gestione di quelli fuori uso (il 18 giugno il provvedimento è stato approvato dall’Europarlamento, ma servirà ancora il via libera del Consiglio dell’Unione Europea) cambierà ulteriormente l’approccio allo “smaltimento” delle auto. Che già oggi vengono progettate per venire smontate e recuperate più facilmente e domani lo saranno sempre di più. È una questione ambientale, ma anche economica, perché riuso e riutilizzo delle risorse consentono di eliminare gli sprechi e di ridurre la dipendenza dalle forniture di altri paesi.
Il dispositivo ha introdotto novità nei sistemi di calcolo, confermando i livelli di riciclabilità / riutilizzabilità (minimo 85%) e di recuperabilità / riutilizzabilità (95%) e imponendo contenuti di plastiche riciclate del 15% entro 6 anni e del 25% entro 10 con almeno il 20% proveniente da riciclo a circuito chiuso di veicoli fuori uso: i dettagli sono stati illustrati da Luca De Vita, dell’ANFIA.
L’industria dell’auto europea, alle prese con una congiuntura particolarmente difficile, potrebbe trasformare le ricadute del nuovo dispositivo in un vantaggio competitivo: “È tra i più interessanti processi di riconfigurazione perché cambia il modo per creare valore”, suggerisce Lorella Volpato, vice presidente dell’Associazione Demolitori Automotive (ADA). In Italia il settore vale 40.000 addetti, ma le case dovessero di integrare l’intera filiera del recupero il rischio è quello dell’estinzione del comparto: “Un’ipotesi possibile, ma non probabile”, aggiunge Volpato, secondo la quale le aziende del comparto sono “mature e performanti”.
L’efficienza è fondamentale, a cominciare dalle mescole dei materiali e dal design della componentistica: meno sono complessi e più diventa semplice recupero e riutilizzo. “Non sprecare è un’arte”, puntualizza Crippa, che cita anche i tre hub distribuiti fra Italia, Marocco e Brasile attraverso il quale il gruppo ha cominciato a valorizzare l’economia circolare. Quando era diventato Ceo di Renault, Luca de Meo ne aveva fatto uno dei pilastri del rilancio. Recuperare pezzi e materiali significa innescare un percorso virtuoso che limita il consumo materiali come acciaio, alluminio, rame e plastiche, di conseguenza, può generare risparmi e diventare interessante dal punto di vista finanziario. Per una volta, pare, anche con un vantaggio diretto per gli automobilisti.
Autopromotec ha già deciso l’argomento del prossimo “dialogo”: “Ci occuperemo degli Adas”, anticipa Enrica Lazzarini, la Ceo. Meda accoglie con entusiamo la scelta: “Per l’Aci è ‘il’ tema, perché la sicurezza sulle strade è fondamentale e dobbiamo lavorare a tutti i livelli soprattutto con i giovani”.