Stadi pieni, maxischermi nei musei, ascolti tv da record: per la prima volta il soccer unisce gli Usa (divisi da Trump)
Il secondo gol all’Australia l’ha segnato Freeman, uomo libero, proprio nel giorno della festa nazionale del Juneteenth, l’Emancipation Day, la celebrazione dell’abolizione della schiavitù, il 19 giugno 1865, con il decreto che la cancellò anche in Texas, l’ultimo Stato americano a farlo. Che poi Freeman è pure il cognome dell’attore che interpretò Nelson Mandela nel famoso film Invictus. Uomo libero, ma non solo. Freeman è anche un anello di congiunzione fra il soccer – che finora qui è stato considerato soprattutto un bel gioco sì ma da praticare nelle scuole, magari nei college, per lo più dalle ragazze – e gli sport americani “veri”. Alex Freeman infatti è figlio di Antonio, giocatore di football americano, ricevitore, che con i Green Bay Packers, vinse il Super Bowl nel 1997.
U-S-A!U-S-A! Il coro comincia a risuonare nelle strade delle città americane, là dove ci sono i bar e i ristoranti dotati di schermi per vedere le partite. Non siamo ancora ai livelli dell’entusiasmo suscitato a New York dalle imprese dei Knicks e che è sfociato in una clamorosa parata nel “Canyon of the Heroes”, Financial District, cui hanno partecipato più di 2 milioni di persone, ma le partite del USMNT, come lo chiamano qui (U.S. Men’s National Team), stanno forse cominciando a diventare un elemento di unità nazionale in un Paese che dai tempi della guerra civile non è mai stato così diviso come in questa seconda era Trump. Gli ascolti televisivi superano ogni aspettativa. Nelle 24 partite della prima giornata Fox Sports ha avuto una media di 6 milioni di spettatori a gara: +128% rispetto al Mondiale in Qatar del 2022. Telemundo, la tv che trasmette gli incontri in spagnolo su tutto il territorio americano, è addirittura sopra i 7 milioni di audience media a partita. Se poi guardiamo ai dati del debutto degli Usa contro il Paraguay si arriva addirittura a quasi 16 milioni di telespettatori su Fox, cui vanno aggiunti i 9 milioni di Telemundo, per un totale di oltre 25 milioni. Il match più visto nella storia della nazionale americana. Più del doppio rispetto ai dati di quattro anni fa in Qatar e due volte e mezzo gli ascolti del Mondiale negli Usa del 1994.
Vedremo che cosa succederà quando la Nazionale di Pochettino comincerà ad affrontare la fase a eliminazione diretta. Per il momento, però, si può ancora dire che questo Mondiale viene percepito nel cuore del Paese, prima che come evento sportivo, come un evento culturale. Tanto è vero che una delle iniziative collaterali che sta registrando maggiore successo sono i Watch Party at the Museum. Decine di istituzioni museali vi hanno aderito, che si tratti di musei d’arte, storia, archeologia, scienze naturali o altro, da Ovest a Est, dal Paul Getty di Los Angeles all’American Museum of Natural History di New York, hanno tutti allestito maxi schermi all’interno o all’esterno delle loro strutture, dove vedere le partite e festeggiare insieme. Che cosa non si è capito bene, perché la maggior parte dei partecipanti sono curiosi e non tifosi, ma qui ogni occasione per fare festa è buona. Persino quei musei che non hanno materialmente spazio per questi mega raduni, o che sono troppo snob per farlo, hanno voluto o dovuto comunque adattarsi alla necessità di non ignorare il Mondiale. Al Guggenheim di New York, per esempio, oltre ad aver collocato nel bar interno gli schermi per vedere le partite, hanno dedicato una sala a una installazione video molto particolare, “Zidane, a 21st century portrait”, opera di due artisti, uno scozzese, Douglas Gordon, e uno francese, Philippe Parreno: 90 minuti in tempo reale di immagini esclusivamente dei movimenti del campione francese, montate sulla base delle riprese delle 17 telecamere del Santiago Bernabeu, durante un Real Madrid-Villarreal di campionato del 23 aprile 2005.
Poi ci sono gli stadi pieni. Come mai prima nella storia dei Mondiali. Una media di oltre 65mila spettatori a partita per gli incontri della prima giornata. Nonostante gli incredibili prezzi dei biglietti. Per il debutto Usa si andava da un minimo di 560 a un massimo di 2.235 dollari. È senza dubbio una manifestazione per ricchi, siano essi americani o turisti benestanti, e per gli sponsor che hanno fatto razzia di posti da offrire ai loro migliori clienti. È il risultato della commercializzazione estrema imposta dalla Fifa, una deriva inaccettabile per uno sport che è sempre stato popolare. Eppure, a Infantino va dato atto almeno di aver captato un sentiment della popolazione locale, trasformando il torneo in un gigantesco evento itinerante che mescola sport, turismo, intrattenimento e iniziative commerciali, conditi da buone dosi di birra, panini, hamburger e hot dog. La Fifa ha piazzato le sue Fan Zone ufficiali nelle varie città – Atlanta, Boston, Dallas, Houston, Kansas City, Los Angeles, Miami, Filadelfia, nei cinque boroughs di New York – rendendole per oltre un mese una via di mezzo tra concerto, sagra di paese e condivisione di partite di calcio. E vedrete che cosa succederà il 4 luglio, quando alle feste pallonare verranno agganciate le celebrazioni per il 250° anniversario dell’Indipendenza.
Per i sostenitori locali del fenomeno soccer, l’obiettivo principale non è tanto il successo del torneo, quanto l’eredità che può lasciare. La speranza della Lega professionistica americana è trasformare l’attenzione mondiale di queste settimane in un aumento stabile della popolarità del calcio negli Stati Uniti. C’è chi lo ritiene impossibile, ma per ora i segnali sono incoraggianti. Uno studio di For Soccer, una società di marketing che s’impegna nello sviluppo del calcio negli Stati Uniti, per cui i risultati sono forse un po’ di parte, stima in 87 milioni gli americani che si dichiarano in qualche misura interessati al torneo, una platea che comprende 34 milioni di donne, 17 milioni di ispanici e 12 milioni di afroamericani. C’è da capire che cosa succederà andando avanti e che impulso ulteriore potranno dare i risultati della nazionale Usa quando si entrerà nella fase calda del torneo. Intanto, le previsioni più pessimistiche non sono state rispettate. Per l’Italia, un doppio peccato mortale non esserci.