Il mondo FQ

Cent’anni fa nasceva Miles Davis: genio e intelligenza, così ha cambiato il jazz

Una carriera lunga quarant’anni partita da Alton, Illinois. Dimostrò di capire i meccanismi del mondo discografico, al contrario dei suoi coetanei. Come loro cadde nell’abuso dell’eroina
Cent’anni fa nasceva Miles Davis: genio e intelligenza, così ha cambiato il jazz
Icona dei commenti Commenti

“Mi chiamo Miles” – pronunciato come si scrive – “come Miles Davis”. I genitori dell’insegnante di clarinetto, delle profondi paludi ferraresi, avevano orecchiato da qualche parte che Miles significa soldato in latino, e così avevano deciso di assegnare quel nome imperioso al figlio. Ma per lui Miles – pronunciato come si scrive – si riferiva a Davis, il grande musicista jazz.

Davis, di buona famiglia, classe 1926, veniva dalla provincia americana e i genitori (dentista il padre, insegnante di musica la madre) erano tutto sommato di larghe vedute, e consentirono al figlio di dedicarsi al jazz, ma solo se avesse intrapreso una seria educazione accademica. La Juilliard School, oltre a essere il conservatorio più prestigioso degli Stati Uniti, aveva l’enorme vantaggio di avere sede a New York, dove il jazz aveva preso una forma d’avanguardia chiamata be-bop. Lessico frenetico e stile funambolico. Virtuosismi da fare inceppare le danze nelle sale da swing. Musica da ascolto, potenziale commerciale basso, identità afroamericana alta.

Il Miles ferrarese, dall’altra parte dell’oceano, mostrava talento nello studio della classica ma era aggiornato anche sulle novità provenienti dagli States. Passato il diploma al conservatorio di Milano aveva vinto un concorso e – come orchestrale – si era diviso fra la direzione di Toscanini e quella di Perez Prado, per il quale suonava al sax alto musica afro cubana. “Mambo numero ocho!”, e via con la rumba.

Miles Davis è stato per tutta la vita un uomo e un musicista estremamente intelligente. Punta tutto sulla qualità del suono, su un timbro della tromba rotondo, sullo stile. Quando Parker lo chiama per una sessione di registrazioni al posto di Gillespie, entrambi sanno già che suonerà non quei saliscendi cromatici di scale sui quali rivaleggiavano Bird e Dizzie, ma si limita a indovinare le frasi opportune aggiungendo piccole pause che danno carattere al suo stile. Intelligenza, cautela, scaltrezza.

Partecipe, artefice e osservatore. Queste le caratteristiche del musicista di Alton, Illinois.

Partecipe nella prima fase di giovane in formazione; da quel momento in poi si ritroverà a fare da side-man di classe e chiara fama solo per Julian Cannonball Adderley, nelle sessioni di registrazione del 1958.

Artefice nell’evolversi in discontinuità con le esperienze precedenti: dal be-bop passa alla formazione allargata a nove componenti con gli arrangiamenti atmosferici e dilatati del canadese – bianco – Gil Evans, con il quale si confronterà più volte nel proporre musiche per ensemble orchestrali di fiati, ibridando aspetti musicali della musica europea. Per primo elettrifica il jazz, con operazioni di montaggio in studio che prendono l’ispirazione dall’utilizzo dall’elettronica europea e delle produzioni del rock. Imprime così una svolta destinata a proseguire da allora fino a oggi.

Osservatore curioso di ogni novità che propongono i nuovi linguaggi – fatta eccezione per il free jazz – di questi diventa immediato protagonista (be-bop, hard bop, il jazz modale) o iniziatore, come il cool e il jazz rock. Sfrutta le novità offerte dalla tecnologia discografica: con il passaggio negli anni ‘50 dai 78 giri ai 33, può superare la costrizione di 3 minuti di registrazione per incidere da subito brani lunghi anche più di 10 minuti, mettendo a fuoco le sue idee, forte di una conoscenza musicale strutturata e di una testarda attenzione allo stile interpretativo. Suo, del gruppo e dei singoli musicisti, che non mette mai in ombra.

Una carriera lunga quarant’anni, nella quale dimostra anche di capire il meccanismo del mondo discografico e delle sue logiche affaristiche, traendone grossi profitti, al contrario dei musicisti suoi coetanei.

Come loro invece cade nell’abuso dell’eroina, che conosce giovanissimo in un ambiente dove la cocaina serve a sostenere i pesanti ritmi lavorativi e l’eroina viene considerata come una sostanza utile alla creatività. Uscirà dalla dipendenza alla metà degli anni 50 dopo una disintossicazione chiuso per giorni in una stanza buia – senza toccare cibo. Sembra un rito mistico e antico di morte e rinascita. Gli altri, come Sonny Rollins, firmano un documento per entrare in carcere e rimanere forzatamente senza la roba. Chi rinuncia a queste prove dolorose morirà, come il mentore Charlie Parker e un lungo elenco di suoi colleghi.

In Italia il jazz lo si ascolta da molto tempo, ma solo negli anni 70 entrerà nella didattica del conservatorio di Santa Cecilia (1972) e alla fine di quel decennio a Milano grazie a Giorgio Gaslini e Franco Cerri. Miles, quello ferrarese, non lo considera una forma musicale inferiore a quella accademica, ma poco importa. Il Miles di Alton, Illinois, non ama parlare di jazz: parla di musica afroamericana, che affonda le radici in un linguaggio che è identità culturale condivisa da ottimi musicisti bianchi, che aderiscono, interpretano. Si tratta però di mettere le cose in chiaro: è una corrente musicale che ha origini e sviluppi specifici che solo la cultura nera può capire profondamente, e di questo i bianchi devono farsene una ragione.

L’ignoto Miles ferrarese – che è stato mio maestro al conservatorio – e il celebre americano avrebbero oggi cent’anni. Provenienze e destini diversi e imparagonabili. Entrambi però uniti dalla passione universale per la musica che continua a scorrere nelle vene di tanti, forse tutti.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione