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Corte d’appello Usa autorizza Trump a reimporre le sanzioni a Francesca Albanese

I giudici di Washington hanno così bloccato la sentenza del District of Columbia, in attesa di esaminare il ricorso nel merito
Corte d’appello Usa autorizza Trump a reimporre le sanzioni a Francesca Albanese
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Il 21 maggio il Dipartimento di Stato Usa aveva revocato le sanzioni nei confronti di Francesca Albanese, la Relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati. All’origine della decisione, la sentenza del District di Columbia, che aveva accolto la richiesta di un’ingiunzione preliminare contro le sanzioni. Ma ora la Corte d’Appello federale di Washington ha temporaneamente concesso all’amministrazione Trump il potere di imporre nuovamente le sanzioni contro di lei, bloccando così la delibera precedente, in attesa di esaminare il ricorso nel merito. Il documento, diffuso sui social, mostra che Washington ora considera Albanese potenzialmente soggetta a un quadro sanzionatorio riferito a soggetti stranieri ritenuti ostili agli interessi americani.

“Con un’ordinanza emessa venerdì, un collegio di tre giudici della Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia ha sospeso un’ordinanza di un tribunale di grado inferiore che aveva bloccato le misure annunciate dal Segretario di Stato americano Marco Rubio il 9 luglio 2025 – si legge sul sito della ong filo-israeliana UN Watch, il cui direttore è Hillel Neuer – . La sentenza della corte d’appello consente a Washington di “attuare e far rispettare” la designazione di Albanese come cittadino straniero soggetto a sanzioni, mentre la corte esamina il ricorso d’urgenza presentato dal governo”.

Che cos’è Un Watch – Negli ultimi due anni, dall’inizio dei bombardamenti a Gaza e dell’intensificarsi delle condanne dell’Onu nei confronti di Israele, l’ong ha preso di mira sistematicamente non solo la relatrice Albanese, ma anche altri componenti delle Nazioni Unite che avevano espresso critiche nei confronti di Tel Aviv e l’Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi. A fondarla a Ginevra, nel 1993, fu l’avvocato e diplomatico americano Morris Abram, figura di spicco della comunità ebraica vicino alla destra radicale israeliana. Fu presidente dell’American Jewish Committee e della Conferenza dei presidenti delle principali organizzazioni ebraiche americane. Un Watch oggi si presenta come un’organizzazione impegnata nel monitoraggio “delle prestazioni delle Nazioni Unite sulla base della propria carta”. La gran parte del suo lavoro è dedicata alla difesa di Israele. Nel 2022 il Times of Israel, giornale vicino all’esecutivo Netanyahu, non fa mistero della sua missione e la definisce “un importante gruppo di pressione pro-Israele presso le Nazioni Unite”. Espressione usata anche da altre testate come Afp, mentre per l’Economist è “un osservatorio filo-israeliano”.

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