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Sono andato al Salone del Libro di Torino col mio ‘Storie minime’: ora vorrei continuare questo percorso

Per completare l’opera e chiudere il cerchio, mi piacerebbe fare ancora una cosa: portare in giro per l’Italia Storie Minime, nelle librerie o nei luoghi in cui ci sia gente disposta ad ascoltare
Sono andato al Salone del Libro di Torino col mio ‘Storie minime’: ora vorrei continuare questo percorso
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Sabato scorso, per la prima volta nella mia vita, sono stato al Salone del Libro non da spettatore pagante, ma da protagonista. Per la prima volta, infatti, avevo uno spazio tutto mio, circa un’ora durante la quale presentare il mio primo libro.

Sì, perché, dopo anni di lavoro non continuativo, dopo anni passati a osservare ciò che mi circonda, dopo anni di fotografie della vita quotidiana scattate con gli occhi, ho finalmente messo su carta quello che fino a quel momento esisteva soltanto nella mia testa. Sono 31 racconti, storie brevi. Le ho intitolate Storie Minime.

Ci tenevo molto a partecipare a questa rassegna, che è la più importante in Italia per quanto riguarda la letteratura, una vetrina davvero straordinaria. Per questo devo ringraziare la mia casa editrice per avermi dato l’opportunità di esserci. È una piccola casa editrice, si regge sul lavoro di singole persone, non è una megastruttura, ed è proprio questo che cercavo. Nelle grandi strutture, alla fine, uno come me, che non è conosciuto dal pubblico, rischia di essere scartato oppure di diventare un numero. E a me non faceva piacere essere un numerino insignificante.

I padiglioni del Salone, sabato 16 maggio, sembravano una bolgia infernale. Anche la temperatura si avvicinava a quella di un inferno, un inferno bellissimo, però. Io ho avuto la fortuna di poter presentare il mio libro nel giorno che, secondo le statistiche, ha registrato il maggior numero di accessi nella storia del Salone. Non è stato il massimo in termini di fruibilità, perché nella bolgia alcune parole si perdevano nel rumore e nella folla. Però, per un profano come me, vedere tutta quella gente che andava avanti e indietro è stato bellissimo.

Non sono stato molto preso dall’emozione, perché mi aveva già “fregato” il lunedì precedente, quando in una libreria indipendente del quartiere in cui lavoro, la libreria Pantaleon di Torino, sono stato letteralmente travolto. Aspettavo alcuni amici e parenti e mi sono trovato con la sala piena, gente in piedi, e gente addirittura fuori, per strada, persone che non conoscevo. È stato bellissimo, e una lacrima è scappata. Al Salone invece avevo 25 sedie davanti a me, e mi sono ritrovato invece con 25 persone sedute e altrettante in piedi: circa cinquanta persone per uno sconosciuto! Penso sia una cosa fantastica.

Ho portato con me alcuni amici perché ho deciso di fare una cosa fuori dal normale, ovvero mettermi da parte, non fare la “star”, anche perché non ne ho motivo, non lo sono. Ho preferito invece legare, a partire da alcuni dei miei racconti, dei temi di cui parlare insieme, temi per me importanti. Abbiamo parlato di rivincita, neurodivergenze, marginalità, comunità attiva e tante altre cose. Eravamo in sei, me compreso, pochi minuti a testa: non abbiamo annoiato chi ci ascoltava, anzi, li abbiamo interessati. Questo era ciò che volevo, e sono estremamente soddisfatto.

Mi è piaciuto molto partecipare a ciò che alcuni hanno definito la “Sanremo della letteratura”. Anzi, non solo mi è piaciuto: ne vado fiero e orgoglioso. Non sono uno snob, e questa cosa l’ho vissuta fino in fondo. Mi sento molto “pop”, nel senso di popolare, appartenente al popolo, e ho voluto condividere proprio questo spirito con chi mi ascoltava.

Alla fine della mia oretta mi è stato anche messo a disposizione un banchetto per firmare le copie del libro. E in quel momento mi sono sentito come una rock star davanti a una platea immensa. È stato davvero, davvero bello.

Per completare l’opera e chiudere il cerchio, mi piacerebbe fare ancora una cosa: portare in giro per l’Italia Storie Minime, nelle librerie o nei luoghi in cui ci sia gente disposta ad ascoltare ciò che ho scritto. Perché le storie minime sono importanti. Come ha scritto una persona, sono una “epifania domestica”. E questa definizione mi è piaciuta moltissimo.

Mi piacerebbe continuare questo percorso, non in luoghi scintillanti, perché io non sono scintillante. Mi piacerebbe incontrare librai indipendenti, associazioni, magari anche spazi frequentati da ragazzi e giovani che abbiano voglia di ascoltare. Perché, dietro battute, leggerezze o forme che possono sembrare leggere, a volte si nascondono messaggi e contenuti che meritano di essere condivisi.

In conclusione, vorrei ringraziare la mia casa editrice, Scritturapura, Alberto Infelise, che mi ha accompagnato nella prima presentazione della mia vita presso la libreria Pantaleon di Torino, Carlo Lucarelli e Peter Gomez, che hanno scritto le due prefazioni del mio libro, Giulio Betti, Viola Ardone, Valeria Parrella e Paola Di Caro, che mi hanno regalato preziosi strilli da mettere in quarta di copertina.

E poi i “Cinque Magnifici del Salone”: la mia amica Eleonora Terrevoli, Filippo Barbera, sociologo e docente presso l’Università di Torino, il professor Giorgio Scialla, e i professori Alessia Verduci e Massimo Borsero, sono stati fantastici, tutti fantastici.
Grazie.

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