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Sposato, padre, disoccupato e tossicodipendente: il ritratto di Mario Landolfi, il killer delle prostitute. “Le ho abbordate a una fermata bus a Napoli”

L'uomo accusato degli omicidi di Pollena Trocchia (Napoli) ha confessato tra le lacrime e chiedendo aiuto. Sui polsi i segni della colluttazione, le vittime avevano provato a difendersi
Sposato, padre, disoccupato e tossicodipendente: il ritratto di Mario Landolfi, il killer delle prostitute. “Le ho abbordate a una fermata bus a Napoli”
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Si chiama Mario Landolfi, ha 48 anni, è sposato, padre, disoccupato e consumatore di cocaina, e vive a Sant’Anastasia. Questo il sommario ritratto dell’assassino delle due donne ritrovate in un cantiere edile abbandonato di Pollena Trocchia, un mostro di cemento luogo di prostitute e tossicodipendenti.

Landolfi vive di assegno di inclusione ed ha ammesso gli omicidi tra le lacrime, chiedendo aiuto, tra dichiarazioni spontanee e un verbale redatto nella notte col quale, poco alla volta, ha confessato prima di aver ucciso solo la “donna più giovane”, 29 anni, del casertano, poi anche l’altra, di 49 anni, di origini ucraine.

I delitti sono avvenuti in due notti diverse. Con una, l’uomo non si era trovato d’accordo sul prezzo di una prestazione sessuale, pattuiti prima 100 euro, ma la vittima ne voleva 150. L’altra credeva che si sarebbero appartati, a pagamento, in un albergo a ore (35 euro la stanza, 80 euro il rapporto), e non al secondo piano della palazzina in costruzione. In entrambi i casi la lite è finita in tragedia, l’uomo le avrebbe ammazzate lanciandole nel vuoto, da due punti diversi. Le hanno ritrovate nel vano garage “in maniera supina e con ferite al capo di natura traumatica”, si legge nel decreto di fermo.

Si è così subito risolto il caso, grazie alle indagini coordinate dalla Procura di Nola – procuratore Marco Del Gaudio, aggiunto Giuseppe Cimmarotta, pm Martina Salvati – e condotte dai carabinieri della sezione operativa di Torre del Greco e dei militari di Cercola. Decisive le testimonianze di due coppie, una in un’auto parcheggiata nei pressi di una scuola, l’altra in una vettura appartata nella zona in prossimità del fabbricato. Lo hanno visto scendere con la vittima, poi entrare nel cantiere in compagnia, per poi uscire una ventina di minuti dopo da solo, con una borsetta nera femminile in mano.

Una delle testimoni, insospettita dalle movenze di Landolfi, ha scattato una foto alla targa dell’autovettura Opel corsa con cui si è allontanato. Un ragazzo lo aveva riconosciuto, i loro sguardi si sono incrociati per un attimo: anche lui è di Sant’Anastasia. “E’ Mario”. E lo ha ribadito quando i carabinieri gli hanno mostrato una foto dell’uomo, altezza media, robusto, senza capelli.

I militari l’hanno così individuato e preso a casa, dove la moglie ha fornito alcune conferme circa gli orari in cui il marito era assente.

Landolfi, che ha nominato come difensore di fiducia l’avvocato Aldo Maione, davanti al pm è crollato. Ha fornito tutti i dettagli. La donna uccisa l’ultima notte l’aveva abbordata nel pomeriggio davanti a una fermata di bus in via Gianturco a Napoli. Si era fatto di cocaina cinque minuti prima. Poco alla volta ha confessato il secondo omicidio del giorno prima. Anche l’altra vittima era stata prelevata a via Gianturco. Sui polsi l’uomo portava i segni di graffi ed escoriazioni. Le donne avevano provato a difendersi.

Landolfi ha provato a chiedere i domiciliari ma per il pm il pericolo di fuga è troppo alto. Ed ha disposto il carcere.

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