‘Diversi dagli altri’, il primo film Lgbtq+ risale al 1919. Dopo più di un secolo, a diritti siamo messi ancora male
Il 15 maggio (ore 21 e 30) al cinema Anteo di Milano, in occasione della proiezione in anteprima del film Lo Sguardo Misterioso del Fenicottero di Diego Céspedes verrà presentata la 40esima edizione del MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer (17- 20 settembre 2026). Sono passati 107 anni da quando, nel lontano 1919, usciva il primo film, nell’intera storia del cinema, che affrontava il tema di chi non si riconosceva nell’eterosessualità tout court. Titolo: Anders als die Andern, in italiano Diversi dagli altri. Fra l’altro, l’attore Conrad Veidt interpretò per la prima volta sugli schermi il ruolo di un omosessuale.
Sintetizzo: un giovane studente di musica si innamora, corrisposto, di un noto violinista, ma viene osteggiato dalla famiglia, dalla società bigotta e persino ricattato da un taglieggiatore che minaccia di rivelare coram populo la sua relazione. Il film è diretto da Richard Oswald (1880-1963, al secolo Richard W. Ornstein), prolifico regista austriaco, etero, padre di famiglia, una moglie attrice, due figli, operante prima in Germania, dove dirigerà anche cortometraggi sul pacifismo e sulla prostituzione, sul discusso caso Dreyfus (1930), ad esempio, o sul pacifismo (Hauptmann von Köpenick, La croce di ferro, 1931), pur non rifiutando temi più tradizionali come l’horror e le riduzioni cinematografiche di classici dell’avventura. Suo, infatti, il primo adattamento, nel 1914, de Il giro del mondo in 80 giorni, tratto da Verne, successivamente gettonatissimo dalle produzioni. Insomma, un precursore a tutto campo (il figlio Gerard, scomparso del 1989, ha seguito le orme paterne dirigendo vari film e parecchi episodi di Perry Mason e di Bonanza).
Ma, come è ricordato nel documentario di Arte.TV, Sesso, genere e libertà, il vero sponsor di Oswald fu il professor Magnus Hirschfeld, medico e saggista, che compare in Diversi dagli altri nei panni di se stesso: “L’amore per un individuo del nostro stesso sesso – si legge in un cartiglio del film – non è meno puro o nobile di quello per una persona del sesso opposto. Questo orientamento può essere trovato a tutti i livelli della società, e anche fra le persone rispettabili. Coloro che dicono diversamente sono semplicemente guidati dall’ignoranza o dal bigottismo”.
Un film di 50 minuti (tanti per i tempi) dal finale tragico per il maestro di violino, che si suiciderà, travolto dallo scandalo, mentre l’allievo che sta per imitarlo viene salvato proprio dalle parole del professor Hirschfeld: “Tu devi continuare a vivere per abbattere i pregiudizi che hanno reso quest’uomo l’ultima di innumerevoli vittime. Tu devi ristabilire l’onore di quest’uomo e fargli giustizia, a lui e a tutti coloro che vennero prima di lui e che verranno dopo di lui”. L’ultimo cartiglio del film mostra l’articolo legislativo allora corrente, l’odiato 175, che, di fatto, vietava l’omosessualità: si vede la mano di un uomo fuori campo che, usando una matita, lo cancella con una croce.
La bellezza del film, però, non sta tanto nella trama che oggi può sembrarci piuttosto melò, quanto nel valore simbolico e sociale, oltre che per i contributi iconografici assolutamente innovativi per un muto del 1919. Esempi: vengono intercalate alla storia immagini particolarissime come quelle di una festa in cui sfilano, in costume d’epoca, Leonardo da Vinci, Oscar Wilde, Federico II di Prussia, Ludwig di Baviera e il compositore russo Čajkovskij, tutti notoriamente omosessuali. Ma sono offerte anche immagini scientifiche di transgenderismo, bisessualità e di quello che oggi definiamo mondo queer. Hirschfeld, grande divulgatore, scrisse libri sul tema, distribuì volantini, sostenne una battaglia per l’abolizione del paragrafo 175 del codice penale tedesco (risalente al 1870) che puniva l’omosessualità. Battaglia, però, perdente, nonostante le firme di intellettuali del calibro di Einstein, Hesse, Mann, Rilke, Tolstoj.
Ci riprovò, contando sulla parte più progressista del Reichstag della Repubblica di Weimar (tentò persino a convincere i parlamentari omosessuali a fare coming out!). Ma quando, il 30 gennaio del 1933, i nazionalsocialisti presero il potere, il suo sogno svanì: i nazisti devastarono e distrussero il suo Institut für Sexualwissenschaft (Istituto per la ricerca sessuale), centro vitale dell’attività del professore che, per di più, era ebreo. Tanto che fu costretto a fuggire e morì, a Nizza, deluso e amareggiato, nel 1935.
Sono passati 107 anni anni dall’uscita del film di Oswald e molti di più da quando, a fine Ottocento, il professor Hirschfeld intraprese la propria battaglia. Eppure, ancora oggi, l’omosessualità è un reato punibile in 62 Paesi e in alcuni, seppur raramente, con la morte: Iran, Arabia Saudita, Yemen, Nigeria, Sudan, Somalia, Brunei… Si pensava forse che fossero cosa antica le immagini mostrate da Pasolini ne I racconti di Canterbury (1972), con i roghi degli omosessuali accusati dall’Inquisitore per volontà del Diavolo? Non è così se l’uomo più potente del mondo, Donald Trump, ha sentenziato: “Basta follia gender, esistono solo uomo e donna” ed altre analoghe ”amenità”. Non è da meno Putin. E anche noi non siamo messi troppo bene.