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Il pm dell’inchiesta sugli arbitri lascia il suo incarico a Milano: Maurizio Ascione andrà alla Procura europea

Il magistrato nelle scorse settimane è stato nominato dal CSM come nuovo Procuratore europeo delegato; nei prossimi mesi il trasferimento a Roma
Il pm dell’inchiesta sugli arbitri lascia il suo incarico a Milano: Maurizio Ascione andrà alla Procura europea
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Il magistrato Maurizio Ascione, sostituto procuratore della Repubblica a Milano e titolare dell’inchiesta sulla classe arbitrale che coinvolge l’ex designatore Gianluca Rocchi, è destinato a lasciare il suo incarico nel capoluogo lombardo. Nelle scorse settimane, infatti, il Consiglio Superiore della Magistratura lo ha nominato all’unanimità Procuratore europeo delegato (PED) per la sede di Roma, al termine di una procedura selettiva in cui si è classificato primo.

Il trasferimento rappresenta un normale avanzamento di carriera e non è collegato agli sviluppi dell’indagine: la decisione del CSM è stata presa prima che l’inchiesta sugli arbitri diventasse di dominio pubblico. Si tratta di una procedura ordinaria, avviata su richiesta dello stesso Ascione, che ha presentato candidatura per il nuovo ruolo.

In servizio a Milano dal marzo 2012, Ascione ha operato nel Primo Dipartimento, occupandosi in particolare di reati economico-finanziari. Nel corso degli anni ha maturato esperienza su casi di bancarotta fraudolenta, riciclaggio, frodi fiscali ed elusione internazionale, lavorando anche in applicazione alla Direzione distrettuale antimafia su indagini legate agli interessi economici della criminalità organizzata. L’approdo alla Procura europea si inserisce in continuità con questo percorso. Diverse sue inchieste hanno riguardato infatti materie di rilevanza per l’UE, tra cui irregolarità nella gestione di fondi comunitari e statali.

Ascione continuerà a seguire l’inchiesta sugli arbitri fino al trasferimento, previsto nei prossimi mesi, probabilmente a luglio. Successivamente, il fascicolo passerà a un altro pubblico ministero della Procura di Milano, che ne proseguirà l’attività. Qualora si arrivasse a processo, non sarà quindi Ascione a rappresentare l’accusa in aula.

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