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Sovrapporre la Festa della Liberazione e la Design Week è stata una ca**ta pazzesca!

Far coincidere le due date è stata una mancanza di rispetto alla Memoria Storica. Ma il sacrosanto corteo ha creato enormi disagi ai visitatori nel giorno più caotico del Salone del Mobile
Sovrapporre la Festa della Liberazione e la Design Week è stata una ca**ta pazzesca!
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È stata la giornata nera del Design. Ma lui si giustifica così. “Mi aspettavo meno visitatori”, questa è stata la stitica risposta del sindaco Sala che non c’è, non c’è mai stato e mai più ci sarà….

La Milano Design Week è senza dubbio l’evento globale con il maggiore impatto sulla città. Il design e l’artigianato fanno parte della storia e dell’identità di Milano, un magnete per il mondo intero, la città che si trasforma in un hub di creatività diffusa. Ma sovrapporre la Festa della Liberazione e la Design Week è sta una ca**ta pazzesca. Questa scelta non è stata una semplice svista della macchina organizzativa, già agonizzante dal primo giorno, ma ha trasformato una data fondamentale della nostra storia collettiva in una giornata di caos brutale, un cordone infinito di manifestanti per il centro storico, polizia in assetto di guerriglia urbana. Il tutto “dentro” il Grande Evento di visibilità mondiale è stato un flagello.

Ritrovo per tutti alle 14 in corso Venezia, angolo via Palestro. Abito proprio lì e non potevo uscire dal portone di casa, ancora più problematico rientraci. Ma di me chissene… Milano è città medaglia d’oro della Resistenza. Il 25 aprile a Milano non è una ricorrenza qualsiasi: è il giorno in cui la città ha contribuito in modo decisivo alla liberazione dal nazifascismo e dalla dittatura.

Far coincidere le due date è stata, innanzitutto, una mancanza di rispetto alla Memoria Storica. Ma la “sacrosanta” (ribadisco) manifestazione ha creato enormi disagi alle migliaia di visitatori nel giorno più caotico del Salone del Mobile. Immaginatevi chi ha pagato migliaia di euro al giorno per affittare prestigiose location nel centro storico. All’altezza dell’incrocio Corso Venezia e via Senato si è formato il Grande Imbuto di carne umana. C’è una coda infinita che gira l’angolo per entrare nella bellissima installazione di Nomad Object di Louis Vuitton a Palazzo Serbelloni. Autoparlanti, striscioni, blocchi stradali, mi avvicino a un poliziotto per chiedere quando finisce il corteo, mi intima ad allontanarmi: “Se ne vada, altrimenti la travolgono”. Intanto alla fiumana dei manifestanti si aggiunge anche quello Pro Pal.

I visitatori per la maggior parte stranieri sono spaventati, c’è chi scappa, chi rimane in fila, chi giura che non rimetterà più piede a Milano. Passa un’ora il cordone umano è invalicabile, mi infilo nella accogliente galleria di Fornasetti dove mi accoglie Yuki con una calma impassibile che le deriva dalle sue origini giapponesi. Yuki da sempre è lo spin off della comunicazione di Barnaba Fornasetti, tra piatti iconici della maison e mobili art decò laccati, mi dice: “E’ la prima volta che fanno coincidere il 25 aprile e la Design Week. Errore evitabilissimo visto che la date del Salone si scelgono con un anno di anticipo”.

Sono con ospiti stranieri, il neo/eletto politico cantonale Jonathan Santolin, Brant Mcfair e Justin Moon, noti designer di Dallas, guadagniamo centimetri di strada ed entriamo in Casa Armani (sempre angolo Corso Venezia con via Senato). Tra le atmosfere miniminal chic che rievocano le dimore dello stilista, dentro un racconto immersivo di paradisi lontani, fuori, attraverso le vetrine che danno sulla strada, l’inferno.

Aspettiamo che il serpentone umano fatto anche di istituzioni e generali gallonanti scivoli via. In un simile contesto io mi sarei vergognata di rappresentare un’istituzione. La lunga marcia dei partigiani continua con rinforzi da ogni arteria fino a piazza San Fedele dove il comizio finale del Coordinamento per la pace di Milano attacca la Brigata Ebraica. Noi intanto proviamo l’ultima via di fuga attraverso la metropolitana di San Babila. Ovviamente blindata.

Ci rimane l’ultima missione di bellezza: l’installazione geniale alla Piscina “Over and Over and Over… di 6:AM, giovani designer già premiati quest’anno da Elle Decor. Si chiamano Francesco Palù e Edoardo Pandolfo hanno scelto di chiamarsi così perché i maestri vetrai di Murano gli consentivano di realizzare le loro opere in vetro soffiato solo all’alba. Poi venivano i big. Ubi maior minor cessat.
E se lasciassimo che gli Emirati Arabi ci scippano la Design Week. Hanno gli spazi, hanno i soldi (tanti) ma soprattutto non hanno Sala.

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