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Mini, oltre la porta rossa. Un viaggio tra immaginazione, colore e nuove visioni

Nel cortile di Palazzo Borromeo d’Adda, Mini e Paul Smith firmano un’installazione immersiva che unisce creatività, interazione e racconto progettuale contemporaneo
Mini, oltre la porta rossa. Un viaggio tra immaginazione, colore e nuove visioni
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All’interno della corte di un palazzo nobiliare a Milano, c’è una porta rossa che ricorda, inevitabilmente, quella soglia invisibile che Alice attraversa seguendo il Bianconiglio: un passaggio da un mondo all’altro, dove le regole cambiano e la curiosità diventa bussola.

A Milano, durante la settimana in cui il design diventa religione laica e pellegrinaggio globale, basta varcare quell’uscio per capire che qui non si parla semplicemente di automobili.

Siamo nel cortile di Palazzo Borromeo d’Adda, uno di quei luoghi che sembrano fatti apposta per custodire il tempo. È qui che BMW Group Italia, attraverso il brand Mini, ha scelto di raccontare qualcosa di diverso. Non una vettura, ma un’idea. Non un prodotto, ma un’esperienza.

Massimiliano Di Silvestre, amministratore delegato della filiale italiana, non presenta ma accompagna. Guida lo sguardo, quasi in punta di piedi, dentro un progetto che nasce dall’incontro con Paul Smith. Due mondi che parlano la stessa lingua: quella dell’ironia, del dettaglio, dell’intelligenza progettuale. Il risultato si chiama “A Garden of Curiosity”. E già il nome dice molto.

Nel giardino interno, raggiungibile attraversando il cortile su una passerella di legno, Milano si spegne. Rimane fuori, come il rumore del traffico dopo aver chiuso il finestrino. Dentro, invece, succede altro: un paesaggio fatto di sentieri, installazioni, suoni, colori. Un microcosmo che invita a rallentare, osservare, toccare.

La firma di Paul Smith è ovunque, ma mai invadente. Le sue iconiche righe colorate attraversano lo spazio come una traccia narrativa, un filo conduttore che unisce architettura e natura, materia e percezione. Mini, dal canto suo, porta rigore e precisione: quella capacità quasi ingegneristica di trasformare il gioco in progetto.

E allora succede che una stanza diventa teoria del colore, ma senza accademia. Nella Colour Theory Room si compone, si scompone, si crea. Ogni visitatore lascia un segno, ogni combinazione cambia la successiva. È design partecipato, non esposto.

Poi si ascolta. Letteralmente. Nella Listening Room la voce di Paul Smith guida l’esperienza, raccontando perché il colore non è mai solo estetica, ma linguaggio. È una dimensione quasi intima, in contrasto con il caos della Design Week.

E in mezzo a tutto questo, quasi in punta di piedi, c’è lei: la Cooper dell’ultima Edition, che si lascia scoprire. Nei dettagli, nelle finiture, in quel verde Nottingham che non è solo un colore ma una citazione colta, un rimando per chi sa guardare.

Attorno, come in una piccola retrospettiva, la storia della collaborazione tra la casa di Oxford e Paul Smith: dalla Mini del 1999, trasformata in un’esplosione di 86 strisce e 26 colori, fino alla più recente MINI Strip, manifesto minimalista del “less is more”. È un racconto coerente, che attraversa quasi trent’anni senza perdere freschezza. Ed è forse questo il punto più interessante: la capacità di rimanere contemporanei senza inseguire il tempo, ma interpretandolo.

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