Leapmotor B10 REEV Hybrid, la prova de Il Fatto.it – Spazio e autonomia senza pensieri – FOTO
Il motore termico a benzina fa il lavoro “sporco” – il suo compito non è di spingere la macchina ma di produrre elettricità per ricaricare la batteria – e quello elettrico fa girare le ruote. Così la Leapmotor B10 REEV Hybrid prova ad accontentare modernisti e tradizionalisti, ambientalisti e indifferenti, con 900 km di autonomia, un abitacolo davvero spazioso (può sedersi dietro e star comoda anche una persona alta come Jannik Sinner), uno spunto allegro e un prezzo (soprattutto ora, in fase di lancio) decisamente competitivo. Parliamo infatti di 24.900 euro per l’allestimento Life e di 26.400 euro per l’allestimento Design, rottamando o permutando. Un considerevole taglio di prezzo rispetto al listino ufficiale, che dice rispettivamente 29.900 e 31.400 euro.
La B10 100% elettrica è già in pista da qualche mese e adesso arriva la sorella REEV Hybrid per battagliare in uno dei segmenti più succosi del mercato, quello dei suv di segmento C, ovvero compatti. Ovvio dunque che per la Leapmotor, la marca cinese su cui ha puntato il gruppo Stellantis, la vettura abbia un ruolo fondamentale nella politica di espansione fuori dalla madre patria. Un’espansione sinora affidata, in Italia, soprattutto alla T03, la simpatica citycar che guida attualmente la classifica di vendita tra le vetture totalmente elettriche.
La B10 ibrida si rivolge a un pubblico assai più ampio, forte come detto di un’autonomia complessiva di circa 900 km e di consumi contenuti in città, dove può giocarsi senza timidezza le sue zero emissioni per un’ottantina di km. Se si ha il box o il posto auto sotto casa con la colonnina, di fatto, può farsi tutta la settimana lavorativa senza mai ricorrere alla benzina. Quando sgobba il motore termico, la percorrenza media – sostiene il produttore – supera i 16 km con il litro.
Si parlava dello spazio a bordo, davvero notevole. Quello a disposizione del bagagliaio, invece, non è eccezionale, per un veicolo lungo ben 4 metri e 53 centimetri. La coperta è lunga, ma non infinita. Entrati nell’abitacolo dopo aver scoperto che la portiera si apre appoggiando la card/chiave a un sensore sullo specchietto retrovisore, oltre alla verifica dell’estesa agibilità si ha l’impatto con un design sobrio e un’infinità serie di stipetti e alloggiamenti vari, a cominciare dal grande mobiletto sotto il bracciolo centrale.
Al centro della plancia campeggia il grande schermo con cui occorre fare amicizia, anche a costo di studiare e ripassare. Noi, per esempio, siamo andati da Milano a Pettenasco (sul lago d’Orta) e tornati in città senza capire come regolare lo specchietto retrovisore. Già, i tasti fisici scarseggiano e tutto o quasi passa dallo schermo e dai comandi touch. Impegnatevi, mi raccomando, siate “rossi ed esperti”, come diceva il presidente Mao.
La linea della B10 é moderatamente massiccia, la fanaleria affilata, sia davanti che sul posteriore. I 218 cavalli del motore offrono uno spunto da zero a 100 in 7 secondi mezzo e una velocità massima di 170 orari. Quattro le modalità di guida. Per divertirsi a zompare da una all’altra non c’è tantissimo da studiare, per fortuna. Ecco un piccolo “Bignami”. Con la modalità EV+ si sfrutta a manetta la batteria (quando carica) mettendo al bando il petrolio, che passi a no dallo Stretto di Hormuz. In modalità EV si sceglie l’elettricità come partner di viaggio consentendo ovviamente al motore termico di entrare in scena alla bisogna. In modalità Fuel si dà spazio al Range Estender (ricordate, le prime due lettere del nome del modello?) e si risparmia la batteria per i tratti urbani. Infine, con il Power+ si punta sui muscoli di entrambe le motorizzazioni. Si ciuccia un po’ di più, ovviamente, ma ci si diverte anche di più, in sorpasso o in montagna, per dire.