Qui Castellaneta, dove comanda il partito trasversale dei balneari. Il sindaco che voleva le spiagge libere: “Ho dovuto cedere”
Nella città dei balneari le concessioni non finiscono mai: il bando per le nuove concessioni demaniali viaggia a passo di lumaca, tanto che anche per la stagione estiva 2026 è in arrivo una nuova proroga per il partito trasversale degli stabilimenti. Sembra una piccola storia, quella di Castellaneta, comune della provincia di Taranto con 15mila abitanti e 25 lidi balneari. Ma è una storia che racconta bene la forza politica della lobby trasversale degli imprenditori del settore, che qui sono arrivati a spingere l’amministrazione comunale sull’orlo dello scioglimento, evitato solo perché il sindaco ha ceduto e si è rimangiato il bando per le assegnazioni delle concessioni demaniali, originariamente pensato per incrementare la concorrenza e aumentare la spiaggia libera. “Che ci sia una lobby non c’è ombra di dubbio” ammette amaro il primo cittadino Gianni Di Pippa: “La mia amministrazione stava cadendo, nel corso di un consiglio comunale in cui i partiti di opposizione insieme a un partito di maggioranza, riferimento dei balneari, presentarono una mozione per annullare il bando. E a me non è restato altro che prendere atto”. E, dopo aver modificato il bando secondo i desideri dei balneari, oggi annuncia una nuova proroga a beneficio degli uscenti. Tra i quali, come vedremo, spiccano parenti e affini degli esponenti politici di destra e di sinistra, di ieri e di oggi.
La storia si può capire solo tenendo presente la conformazione della marina di Castellaneta; mare turchese, spiaggia sabbiosa bianca e profonda, di proprietà del demanio. E poi dune di sabbia gigantesche e bellissime, dove fiorisce il giglio delle dune e vegeta la macchia mediterranea, di proprietà comunale fino agli anni ’60. Fino a quando, cioè, non si decide di privatizzare la costa trasformandola nel buen retiro della borghesia tarantina. La pineta viene lottizzata per costruire villette e le dune comunali vengono vendute ai privati che vi costruiscono gli stabilimenti balneari in cemento, che usufruiscono delle concessioni sulla spiaggia che è rimasta (almeno quella) demaniale.
Un modello di sviluppo che porta la firma della politica locale. A partire dal lord protettore di Castellaneta: Gabriele Semeraro, la cui lunghissima carriera parte negli anni ’40 dalla poltrona di podestà durante il regime fascista per poi crescere dentro le istituzioni repubblicane con la Democrazia Cristiana: sei volte sindaco, sei volte deputato, tre volte sottosegretario al turismo nei governi Tambroni, Fanfani e Andreotti. Suo fratello minore, Nino Semeraro, è lo storico gestore dello stabilimento balneare Albatros. Dopo l’inossidabile dominio democristiano, anche a Castellaneta arriva la seconda repubblica e il comune diventa il feudo di Rocco Loreto, ex comunista traghettato nel Pds: tre volte sindaco e tre volte senatore. Anche lui ha un fratello, Domenico Loreto, che è gestore di un altro dei lidi storici di Castellaneta marina, ovvero La Vela. Giunge poi il vento della primavera pugliese e a Bari si insedia Michele Emiliano, che organizza le sue truppe nel movimento politico Con: in terra tarantina il capofila è Gianfranco Lopane, già assessore al turismo nella seconda giunta regionale. In mancanza di fratelli, è la moglie di Lopane, Clemy Pentassuglia, a essere amministratrice della Osmairm, gruppo socio-assistenziale che è titolare dello stabilimento omonimo con concessione sulle spiagge demaniali. Si arriva così ai giorni nostri e all’egemonia governativa di Fratelli d’Italia: i meloniani a Castellaneta sono minoranza, guidati dal capogruppo Tommaso Tria. Suo fratello, Matteo Tria, è gestore di un altro stabilimento storico (tra l’altro di proprietà comunale) ovvero La Conchiglia.
Un blocco di potere consolidato che nel 2020 venne gratificato dall’allora sindaco di Forza Italia, Giovanni Gugliotti, con la proroga generalizzata al 2033 di tutte le concessioni in essere: un atto che divenne un caso nazionale, visto che la proroga fu impugnata direttamente dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato che riuscì a farla annullare dal Consiglio di Stato con una sentenza che fece giurisprudenza. È con le concessioni scadute, quindi, che si giocano le elezioni comunali 2023 e la questione balneare diventa centrale nella campagna elettorale: Gianni Di Pippa, esponente 35enne del Partito Democratico promette di restituire la spiaggia ai cittadini e viene eletto al primo turno con il 55% delle preferenze. Due anni dopo, nel marzo 2025, il comune di Castellaneta in effetti emana un bando rivoluzionario: dei 25 stabilimenti balneari solo i quattro di proprietà comunali vengono riconfermati mentre tutte le altre concessioni diventano spiagge libere attrezzate con accesso pubblico. Non è cioè necessario presentare progetti con chioschi o altri edifici perché la concessione demaniale comprende solo l’affitto di ombrelloni e lettini: un accorgimento necessario per consentire di partecipare a chiunque e non solo ai concessionari uscenti, che sarebbero avvantaggiati dalla proprietà degli stabilimenti privati costruiti sulle dune. Si prevede inoltre il divieto di cumulare più di una concessione e un canone accessorio che si aggira tra i 20mila e i 30mila euro a stabilimento. Contro il bando si registra subito il fuoco di sbarramento della Confcommercio, guidata da Raffaele Vignola, imprenditore balneare dello stabilimento El Patio e vicino a Forza Italia: i concessionari trovano sponda non solo nel partito azzurro e in Fratelli d’Italia ma anche nel movimento emilianista Con, che è parte essenziale della maggioranza di Di Pippa e ha il suo riferimento regionale nell’assessore Lopane e il suo leader locale nel presidente del consiglio comunale Maurizio Cristini.
Si arriva così allo showdown del consiglio comunale dell’8 maggio 2025, nel quale il centrodestra e Con mettono in minoranza il sindaco approvando due distinti ordini del giorno con cui impegnano la giunta a revocare il bando e a emanarne uno nuovo. Cosa che Di Pippa di fatto esegue, modificando radicalmente il bando emanato a marzo: scompaiono le spiagge libere con servizi davanti agli stabilimenti balneari storici, che da 4 diventano 21 mentre gli anni di concessione da 5 crescono a 10. Un dietrofront che provoca le polemiche delle associazioni ambientaliste: Vito Curione per Mare Libero Aps, Valeria Mitaritonna per il Comitato di tutela ambientale e Francesca Palazzo, ex assessora all’ambiente in quota Avs dimessasi proprio in polemica sulla questione balneare, contestano il bando con l’assistenza dell’avvocato Rocco Paccione. “Le concessioni sono state disegnate in perfetta concomitanza con gli stabilimenti privati esistenti sulla duna – spiega Curione – configurando così un vantaggio perpetuo per i proprietari/balneari”; questo perché (come è stato chiarito in una risposta ufficiale del responsabile comunale) con il nuovo bando i proprietari degli stabilimenti privati che sorgono sulla duna possono proporre il loro edificio per tutti i servizi di balneazione mentre un eventuale nuovo concessionario dovrebbe costruire tutto da zero sul demanio per poi smontare una volta finita la stagione balneare: un inghippo che di fatto limita la concorrenza. “Ma è un inghippo che fa parte della conformazione di Castellaneta marina” si difende Di Pippa, che poi spiega: “Quando negli anni ’60 è stata privatizzata la costa e sono state vendute le pinete pubbliche, di fatto è stato creato un monopolio. Io però sono convinto che non tutti i concessionari uscenti subentreranno a se stessi, perché il bando preferisce soluzioni ecocompatibili rispetto al cemento degli stabilimenti storici”. La procedura però viaggia a passo di lumaca: dopo il consiglio comunale del maggio 2025, si è arrivati a settembre per riformularlo; solo a dicembre scorso si sono chiusi i termini e da allora non è stata ancora nominata la commissione giudicatrice né ancora sono state aperte le buste con l’offerta progettuale e l’offerta economica. Finora l’unico atto della gara è consistito nell’apertura delle buste con i nomi dei concorrenti. E per una incredibile coincidenza, a partecipare alle assegnazioni delle concessioni per gli stabilimenti balneari sono in gran parte i concessionari uscenti: per la spiaggia antistante all’Albatros si ripresenta la società dei Semeraro; per quella antistante La Vela si ripresenta quella dei Loreto; per la Osmairm riecco la moglie dell’ex assessore Lopane; per lo stabilimento La Conchiglia gestito da Tria si ripresenta La Conchiglia srl; e per El Patio, ritorna la società dei Vignola. Ma non finisce qui: dato che il nuovo bando istituisce nuove spiagge libere con servizi, spesso attigue alle concessioni esistenti, si sono fatti avanti ulteriori parenti: la Cunningham srl riconducibile a Claudia Di Natale, nipote di Domenico Loreto; ancora la Osmairm di lady Lopane; e per tre concessioni la Orcamar srl, amministrata da Valeria Calabrese, cognata del presidente del consiglio comunale Maurizio Cristini. Nella città dei balneari, le concessioni davvero non finiscono mai.