Grazia a Minetti, il Quirinale: “Concessa per condizioni di salute di un familiare minorenne”. La domanda a inizio 2025
A poche ore dalla pubblicazione su il Fatto quotidiano della notizia della grazia conferita a Nicole Minetti, – anticipazione della rivelazione di “Mi manda Raitre” condotto da Federico Ruffo – il Quirinale ha fatto sentire la sua voce. Testuale: “La concessione dell’atto di clemenza – in favore del quale si è espresso il competente Procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere – si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti, che necessita di assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati. La normativa a tutela dei dati sensibili dei minori non consente di rendere noti ulteriori dettagli”.
Nell’articolo pubblicato oggi da il Fatto Quotidiano non si faceva alcun riferimento al minore né alle sue condizioni, proprio per tutelarne la privacy. È lo stesso Quirinale, ora, a introdurre pubblicamente questi elementi. Secondo quanto ricostruito dal Fatto, Minetti si prende cura del minore insieme al compagno almeno dal 2020. L’11 aprile 2019 era diventata definitiva la condanna a 2 anni e 10 mesi per favoreggiamento della prostituzione nel processo “Ruby-bis”. A novembre 2021 è arrivata anche la condanna definitiva per peculato con patteggiamento della pena a 1 anno e 1 mese che di norma consente di evitare il carcere perché sotto i quattro anni, di norma, l’esecuzione viene sospesa. Nel 2022 la Procura generale di Milano emette il provvedimento di cumulo delle pene, fissando il residuo da espiare di 3 anni e 11 mesi, con accesso alle misure alternative alla detenzione.
L’udienza per l’affidamento in prova era fissata al 3 dicembre 2025. Ma a inizio dello stesso anno i legali avevano già presentato istanza di grazia. Il fulcro: il cambiamento di vita della condannata e, soprattutto, i “motivi umanitari” legati alle condizioni del minore. Nell’istanza si sottolinea la necessità di cure costanti e monitoraggi continui, tali da rendere la presenza di Nicole Minetti “imprescindibile”, e l’esecuzione della pena alternativa potenzialmente dannosa per il minore. Un elemento che tutte le autorità coinvolte hanno ritenuto prevalente nella valutazione finale.
Quest’ultimo è lo stesso questo punto su cui insistono i legali dell’ex consigliera regionale lombarda, per loro la grazia è stata concessa per “straordinari profili umanitari“. Gli avvocati Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra lo hanno scritto in una nota chiedendo “massimo riserbo, in particolare sulla posizione del minore” di cui Minetti si deve occupare. Se “la risonanza mediatica dovesse tradursi in un pregiudizio concreto per la dignità, la riservatezza e la serenità della vita familiare della Dott.ssa Minetti e, soprattutto, per la tutela del minore – avvertono – , ci riserviamo ogni opportuna iniziativa nelle sedi competenti a tutela dei diritti coinvolti”.
La domanda di grazia è stata presentata all’inizio dello scorso anno. Alla base, appunto, i profili umanitari “straordinari” legati “alla tutela della salute e alla condizione di particolare vulnerabilità di un minore”, il bisogno di “assicurare continuità di cura e stabilità familiare, evitando effetti indiretti sproporzionati su soggetti terzi”, elementi che dimostrano il reinserimento sociale e la responsabilizzazione personale di Minetti, che ora vive fra l’Italia e l’estero. La clemenza individuale è prevista, ricordano, per “situazioni eccezionali e valutate rigorosamente in concreto”. “In casi analoghi, scelte di questa natura restano normalmente confinate alla dimensione personale e familiare, senza una particolare esposizione pubblica. Proprio per questo – concludono -, rinnoviamo l’invito al massimo riserbo“.