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Scoperti nuovi versi del filosofo Empedocle a Il Cairo: riemerso un tassello perduto del pensiero antico

Un papiro ritrovato nei depositi restituisce trenta versi inediti del filosofo: luce sulla teoria della percezione e sulle origini della filosofia della natura. Il documento è stato identificato dal papirologo Nathan Carlig
Scoperti nuovi versi del filosofo Empedocle a Il Cairo: riemerso un tassello perduto del pensiero antico
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Un frammento di papiro rimasto a lungo dimenticato nei depositi dell’Istituto francese di archeologia orientale al Cairo riporta alla luce trenta versi finora sconosciuti di Empedocle, figura centrale della filosofia del V secolo a.C. La scoperta, di grande rilievo per gli studi sul pensiero antico, consente per la prima volta di accedere direttamente a una porzione dell’opera del filosofo, finora nota quasi esclusivamente attraverso citazioni indirette. Il documento, catalogato come P.Fouad inv. 218, è stato identificato dal papirologo Nathan Carlig, che ne ha curato l’edizione critica insieme ad Alain Martin e Oliver Primavesi. Il lavoro è confluito nel volume L’Empédocle du Caire, pubblicato per conto dell’Association Égyptologique Reine Élisabeth, offrendo traduzione e commento del testo.

L’importanza del ritrovamento è duplice. Da un lato, arricchisce in modo significativo il corpus empedocleo: i trenta nuovi versi rappresentano un incremento stimato tra il 6 e il 7% rispetto ai circa 450 già noti. Dall’altro, e soprattutto, permettono di leggere direttamente un passaggio dell’opera senza la mediazione di autori successivi come Platone, Aristotele o Plutarco, che per secoli hanno rappresentato le principali fonti per la ricostruzione del suo pensiero. Dal punto di vista materiale, il papiro del Cairo si collega al cosiddetto “Empedocle di Strasburgo”, un frammento già noto e datato alla fine del I secolo d.C. Gli studiosi ritengono che i due reperti appartengano allo stesso rotolo, ipotesi che, se confermata, trasformerebbe il documento egiziano in un ampliamento diretto dell’unico testimone antico dell’opera empedoclea.

Sul piano contenutistico, i versi affrontano uno dei nuclei teorici più affascinanti della filosofia presocratica: la teoria degli effluvi e della percezione sensoriale. Empedocle ipotizza che tutti gli oggetti emettano particelle invisibili che interagiscono con gli organi di senso, in particolare con la vista. Una concezione già nota in forma frammentaria, ma che nel nuovo testo appare più coerente e sistematica. Questa formulazione contribuisce anche a chiarire passaggi di autori successivi come Teofrasto e suggerisce possibili risonanze in opere di Aristofane e Lucrezio. Inoltre, emergono affinità con le teorie degli atomisti, in particolare con Democrito, indicando una linea di continuità nella riflessione antica sulla struttura della materia e sui meccanismi della conoscenza.

Credit: Université de Liège / N. Carlig

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