Anche i consulenti di Glass Lewis bocciano la ricandidatura di Luigi Lovaglio per la guida del Monte dei Paschi
Si serrano le fila in vista dell’assemblea per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Mps, che vede schierati il board uscente con una lista gradita al socio Francesco Gaetano Caltagirone e il piccolo azionista Plt, che ha ricandidato a sorpresa l’ad uscente Luigi Lovaglio, già escluso dalla rosa del cda. Dopo i consulenti di Iss, anche i colleghi di Glass Lewis suggeriscono agli azionisti della banca di scegliere la lista proposta dal cda uscente. “Nonostante le sfide identificate, la lista proposta dal cda uscente appare meglio posizionata per offrire una cornice di governance bilanciata e stabile durante un periodo di transizione strategica”, si legge nel report del proxy.
Tuttavia Glass Lewis parla di una situazione “non priva di criticità” e sottolinea, come già fatto da Iss, che “la gestione del processo da parte della società, inclusa l’iniziale mancanza di chiarezza in merito alla transizione della leadership, potrebbe aver contribuito a creare un certo grado di incertezza per gli azionisti. Più in generale, l’attuale contesa evidenzia un periodo di maggiore complessità per Mps, durante il quale un quadro di governance stabile ed efficace sarà particolarmente importante”. In questo contesto, secondo il consulente, sia il candidato del cda uscente, Fabrizio Palermo, sia che Lovaglio “sembrano presentare profili credibili per il ruolo di ceo, pur con posizionamenti diversi in termini di continuità, leadership orientata al futuro e profili di rischio associati. Nonostante queste considerazioni, la decisione di perseguire un cambio di leadership rientra nelle legittime competenze del cda e sembra essere stata basata su considerazioni che vanno oltre la sola performance operativa”.
A detta del proxy “il processo seguito” nella predisposizione della lista, “che include la valutazione di più candidati e il coinvolgimento di consulenti esterni, suggerisce un approccio strutturato alla pianificazione della successione. Inoltre, gli azionisti manterranno la possibilità di esprimere una preferenza specifica attraverso la selezione dei singoli candidati all’interno della lista sostenuta dal board”. E sebbene il tema della “continuità della leadership possa trovare riscontro in alcuni azionisti, la validità di tale esito non appare al momento sufficientemente fondata”. La proposta di Plt di reintegrare l’ad uscente, la cui esclusione dalla lista del cda “è stata sostenuta da una larga maggioranza” del consiglio, secondo Glass Lewis “potrebbe introdurre ulteriore incertezza in termini di continuità e attuazione della governance in una fase delicata per la società”.
Tuttavia quando si scende nel dettaglio dei candidati, il consiglio è di bocciarne tre, tutti provenienti dal board uscente, incluso il presidente del comitato nomine Domenico Lombardi e il figlio di Caltagirone, Alessandro. Promossi invece il presidente Nicola Maione, che i colleghi di Iss suggeriscono di non confermare, e il candidato amministratore delegato, Fabrizio Palermo. Secondo il proxy advisor l’amministratore delegato di Acea dispone di un’esperienza “rilevante nel contesto dell’attuale fase strategica” di Mps con un curriculum che include il coinvolgimento “in operazioni complesse e contesti istituzionali, che possono supportare l’esecuzione” dell’integrazione con Mediobanca. La sua estraneità all’operazione con Piazzetta Cuccia che gli sfidanti di Plt Holding identificano come “un rischio di esecuzione”, per Glass Lewis potrebbe costituire anche “un elemento che offre un certo grado di distacco” da tali questioni, anche alla luce del suo mancato coinvolgimento nell’inchiesta della Procura di Milano, e quindi “rappresentare un vantaggio piuttosto che una carenza”. Inoltre, qualora la Bce dovesse sollevare obiezioni sulla sua mancanza di esperienza bancaria, la presenza in lista di Corrado Passera e Carlo Vivaldi garantisce “alternative immediate” con “credenziali specifiche per il settore”.
Per quanto riguarda Maione, Glass Lewis ritiene prevalenti “i benefici derivanti dal mantenimento dell’esperienza nel ruolo” rispetto alle “preoccupazioni” relative alla perdita dei requisiti di indipendenza nel corso del 2026 e alla sua “performance come presidente“, in particolare per quanto riguarda i rilievi sollevati al processo di predisposizione della lista del cda. L’invito a non votare Alessandro Caltagirone ed Elena de Simone viene motivato con il fatto che si tratta di candidati collegati al gruppo Caltagirone, grande azionista di Mps, e “alla disponibilità di candidati indipendenti alternativi che dimostrano una maggiore idoneità”, mentre Domenico Lombardi, in quanto presidente del comitato nomine, paga “le carenze in termini di chiarezza e trasparenza riscontrate durante l’intero processo” della lista, connotato da aree di “ambiguità sui razionali“, come la decisione di escludere Lovaglio dalla lista e l’iniziale indicazione di tre candidati ceo.