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Friuli, sindaco condannato per la morte di un volontario. Proteste bipartisan: “Servono nuove regole per la Protezione civile”

Andrea Martinis (Preone, Udine), è stato ritenuto responsabile di concorso in omicidio colposo assieme al coordinatore comunale Renato ValentIn. Ma i primi cittadini della zona, il centrodestra ed esponenti di Avs chiedono norme che non penalizzino i responsabili degli enti locali
Friuli, sindaco condannato per la morte di un volontario. Proteste bipartisan: “Servono nuove regole per la Protezione civile”
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La condanna per la morte di un volontario della Protezione Civile avvenuta in Friuli nel 2023, sta creando una bufera politica nella regione che cinquant’anni fa, dopo il terremoto nel 1976, vide nascere le prime strutture di volontari per il pronto intervento in caso di calamità. Andrea Martinis, sindaco di Preone, un paesino di montagna in provincia di Udine, è stato ritenuto responsabile di concorso in omicidio colposo e condannato assieme al coordinatore della Protezione civile comunale Renato Valent. Il giudice Daniele Faleschini Barnaba del Tribunale di Udine ha inflitto ad entrambi una condanna a un anno di reclusione, con sospensione della pena, oltre a una provvisionale di 50 mila euro per il risarcimento dei danni alle parti civili. Alla luce delle modifiche alla normativa sulla sicurezza del lavoro, i due imputati sono stati assolti da altre accuse, nel frattempo diventate illeciti di natura amministrativa.

La sentenza riguarda il decesso di Giuseppe De Paoli, un volontario di 74 anni, ex vigile del fuoco, che il 29 luglio 2023 venne travolto da un ramo mentre stava partecipando alle operazioni di ripristino della viabilità dopo un’ondata di maltempo che aveva colpito la Carnia. Gli uomini della Protezione Civile erano intervenuti per liberare una strada dagli alberi quando si era verificato l’incidente. La Procura aveva aperto un’inchiesta che aveva portato alla contestazione a carico di Martinis e Valent di aver omesso di fornire ai volontari le informazioni necessarie e di non aver provveduto a una adeguata formazione per affrontare l’intervento. Era stato il gup a disporre il duplice rinvio a giudizio, mentre il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione.

Il processo è diventato un caso, visto che numerosi sindaci della Carnia si erano presentati in aula, con la fascia tricolore, un modo per manifestare solidarietà al loro collega. La condanna ha acceso le polemiche, al punto che molti sindaci della zona hanno annunciato l’intenzione di non partecipare alle manifestazioni per i 50 anni del terremoto del Friuli in segno di protesta. Il sindaco di Ampezzo, Michele Benedetti, dopo un’assemblea dei primi cittadini, ha dichiarato: “Alle celebrazioni non ci saremo, né come squadre comunali di Protezione Civile. In forma privata parteciperemo solo alle messe in ricordo delle vittime. La Carnia chiede rispetto”.

Le discussioni per il momento prescindono dalle motivazioni della sentenza, che saranno rese note solo tra un paio di mesi e che illustreranno le ragioni secondo cui sarebbero provate le responsabilità del primo cittadino e del responsabile della protezione civile. Il dibattito si è trasferito sulle norme, al punto che qualcuno ha invocato una specie di “scudo” legislativo per le conseguenze penali nei casi di interventi di emergenza. Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha dichiarato: “Non consentiremo mai che la nostra Protezione civile rischi di fermarsi”. Sulla stessa linea il governatore leghista Massimiliano Fedriga: “Una situazione di questo tipo rischia di ridimensionare, se non addirittura mettere in difficoltà, la Protezione civile”. L’assessore regionale alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, ha incontrato i sindaci del territorio a Tolmezzo, nella sede della Comunità di montagna della Carnia. Ha posto il problema dei correttivi da apportare alle norme per garantire continuità operativa al sistema, mettendo sindaci, operatori e volontari al riparo da conseguenze anche penali di possibili incidenti nel corso degli interventi.

Anche esponenti del centrosinistra si sono espressi a favore di una nuova regolamentazione. “Non sta alla politica commentare le sentenze dei Tribunali, ma è necessario che ora il Parlamento acquisisca più elementi possibili per cambiare una norma che rischia di mettere in ginocchio ogni spazio di volontariato” ha detto Serena Pellegrino, consigliera regionale di Alleanza Verdi Sinistra. “In maniera bipartisan, sia in Regione, sia a Roma, dobbiamo trovare gli strumenti legislativi per tutelare sindaci e volontari, evitando di far ricadere su di loro responsabilità eccessive in materia di sicurezza sul lavoro. D’altra parte siamo purtroppo abituati nel vedere nel volontariato una comoda soluzione a mancanze di personale o di fondi per interventi che non dovrebbero competere a volontari, bensì a veri e propri professionisti”.

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