Angine de Poitrine: vent’anni di gavetta e sette milioni di clic. Ne parlano tutti, ecco chi sono
Venerdì 3 aprile 2026, esce Vol. II, il secondo disco degli Angine de Poitrine. Il 31 maggio suoneranno in Italia, nell’ambito del Poplar Utopia che si terrà negli spazi del MART di Rovereto. Ma chi sono gli Angine de Poitrine? Nel giro di un mese sono diventati il fenomeno musicale più discusso di questo inizio 2026. Sette milioni e mezzo di visualizzazioni su YouTube, sold out in tre continenti, articoli su tutti i giornali che contano. Prima di febbraio non li conosceva quasi nessuno. Se ancora non sai chi sono, stai leggendo la cosa giusta al momento giusto.
Cominciamo!
Sono un duo del Quebec. Si chiamano Khn e Klek, nomi di battesimo sconosciuti per scelta. Sul palco indossano costumi a pois con maschere di cartapesta che coprono l’intera testa. Khn suona una chitarra-basso microtonale a doppio manico che si è costruito da solo modificando uno strumento normale per ricavarne suoni che non esistono sulla scala tradizionale occidentale. Klek suona la batteria. Si parlano in una lingua inventata. Il costume è nato nel 2019 quasi per caso, uno scherzo pratico diventato identità nel giro di qualche anno. Hanno suonato insieme per vent’anni prima che qualcuno li notasse davvero. A febbraio KEXP, la storica stazione radio indipendente di Seattle nota per i suoi live su YouTube, ha pubblicato il video della loro esibizione al Trans Musicales di Rennes. In un mese ha superato i sette milioni di visualizzazioni. Prima di quel video avevano seimila iscritti sul canale YouTube. Adesso hanno date sold out fino a novembre in tre continenti.
Recuperiamo la loro storia.
1. Vent’anni insieme prima che il mondo li scoprisse
2. Un suono che non esiste nella scala tradizionale
3. Sul palco si parlano in una lingua inventata
4. Il costume nasce per aggirare il regolamento di un locale
5. Seimila iscritti il 4 febbraio. Sette milioni un mese dopo
6. L’attrezzatura viaggia ancora in sacchi della spazzatura
7. Zero major. Zero campagne promozionali
8. L’anonimato come esperimento sociale
9. Sanno che una bolla può scoppiare molto velocemente
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Quando nacquero i Gorillaz, Damon Albarn e Jamie Hewlett partivano dall’idea che in un mercato povero di qualità anche una band immaginaria avrebbe potuto avere successo. Avevano ragione. Oggi il mercato è cambiato nella forma ma non nella sostanza: la qualità continua a scarseggiare, e gli artisti sono sempre più poveri. Spotify nel 2025 ha distribuito undici miliardi di dollari all’industria musicale. Ma gli introiti si sono spostati tutti sui concerti, sul merchandise, sulle collaborazioni commerciali. Per arrivare ai concerti bisogna prima passare dall’algoritmo. E l’algoritmo non premia chi suona bene. Premia chi viene visto.
Qualche numero, per capire dove siamo
1. Spotify paga undici miliardi. L’1,4% degli artisti guadagna più di mille dollari all’anno
2. Trecentocinquanta stream per guadagnare un euro
3. Il 75% dei giovani scopre musica nuova attraverso gli algoritmi
4. Il 34% dei contenuti caricati ogni giorno su Deezer è generato dall’IA
5. Il mercato musicale non è mai stato così ricco
6. Gli artisti non sono mai stati così poveri
7. Gli Angine de Poitrine hanno usato l’estetica per esistere, non per piacere
8. La bolla può scoppiare molto velocemente
9. L’algoritmo di oggi non è quello di domani
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Il mercato premia quando vuole, come vuole e spesso in ritardo. Khn e Klek suonano insieme da quando avevano tredici anni. Il mondo – come detto – li ha scoperti a trenta. Questo dovrebbe farci riflettere su quanti altri stanno ancora aspettando.
Ti aspetto qui sotto nei commenti oppure nella mia pagina Facebook. Qui sotto, come sempre, la playlist Spotify connessa all’articolo.
Ps. Questo articolo nasce da un carosello pubblicato da VD su Instagram. Meritava di diventare qualcosa di più lungo.
9 canzoni 9 … fuori dall’algoritmo