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Oxfam: “I super ricchi hanno 3.550 miliardi in paradisi fiscali e conti offshore. Più di quanto possiede la metà più povera del mondo”

Pochi progressi a dieci anni dai Panama Papers. Per Misha Maslennikov, policy advisor sulla giustizia fiscale di Oxfam Italia, "tergiversare sui rimedi significa mettere a repentaglio il buon funzionamento delle nostre democrazie". L'organizzazione rilancia sulla necessità di una tassa minima sulle grandi ricchezze
Oxfam: “I super ricchi hanno 3.550 miliardi in paradisi fiscali e conti offshore. Più di quanto possiede la metà più povera del mondo”
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Nel 2024, ben 3.550 miliardi di dollari erano detenuti dai super ricchi in paradisi fiscali o in conti bancari offshore non dichiarati, evitando qualunque forma di prelievo fiscale. Una somma pari a una volta e mezzo il Pil dell’Italia, il doppio del Pil aggregato dei 44 paesi più poveri al mondo. Significa che la ricchezza offshore dello 0,1% più ricco a livello globale ha superato quella posseduta dalla metà più povera dell’umanità. Le stime arrivano da Oxfam a 10 anni dallo scandalo dei Panama Papers, l’inchiesta giornalistica basata su oltre 11,5 milioni di documenti riservati di uno studio legale panamense che aveva svelato una rete globale di oltre 214mila società offshore usate da politici, Vip e criminali per nascondere patrimoni, riciclare denaro ed evadere le tasse. Dal 2016 a oggi, nulla sembra cambiato. I super-ricchi infatti continuano a sfruttare i paradisi fiscali per nascondere le proprie fortune evitando gli obblighi fiscali.

Come mostra l’analisi della confederazione internazionale non profit contro la povertà, per arginare gli abusi fiscali sarebbero necessari maggiori sforzi di cooperazione fiscale a livello globale. Ad oggi, spiega Oxfam, gli interventi sono ancora troppo disomogenei, soprattutto nei Paesi del Sud globale. Questa area del mondo è esclusa dal sistema di scambio automatico di informazioni in ambito fiscale (Aeoi), nonostante un urgente bisogno di maggiori risorse pubbliche. “Minimizzando il proprio contributo a favore della collettività, i più ricchi lasciano gli ospedali e le scuole pubbliche a corto di fondi, contribuiscono all’ampliamento delle disuguaglianze e all’indebolimento della coesione sociale”, spiega Misha Maslennikov, policy advisor sulla giustizia fiscale di Oxfam Italia.

I numeri di Oxfam mostrano che, nonostante negli ultimi anni ci siano stati dei progressi nella riduzione della ricchezza offshore non tassata, questa equivale ancora a circa il 3,2% del Pil globale. “Tergiversare oggi sui rimedi significa mettere a repentaglio il buon funzionamento delle nostre democrazie e la possibilità di vivere in società meglio regolate, più armoniche e inclusive”, continua Maslennikov. Nell’analisi si sottolinea l’urgenza di rafforzare soprattutto la trasparenza fiscale, introducendo registri nazionali di beni mobili e immobili da condividere poi tra le autorità fiscali di tutto il mondo. Una cosa che già oggi avviene per i conti correnti.

Sarebbe fondamentale anche definire regole fiscali eque e inclusive sulla tassazione della ricchezza estrema, attraverso il processo negoziale della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sulla Cooperazione Fiscale Internazionale. Questo aiuterebbe anche a trovare un accordo su uno standard globale di tassazione minima dei super ricchi, per una tassazione più giusta e progressiva. Nel caso dell’Italia, secondo Oxfam, si dovrebbe considerare di introdurre un’imposta nazionale progressiva sui grandi patrimoni a carico dello 0,1% più ricco dei contribuenti. Si tratta di circa 50mila persone con patrimoni netti che superano i 5,4 milioni di euro. Dovrebbero essere rimossi i regimi fiscali preferenziali, come quello opzionale per i neo residenti, introdotto proprio per attrarre i ricchi dall’estero.

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