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Ecco chi portare in Nazionale da qui in avanti: nella mediocrità attuale, devono giocare solo i giovani

L'asse Donnarumma-Calafiori-Tonali è la base da salvare, ma attorno a loro è il momento di dare fiducia ai vari Pisilli, Leoni, Vergara e ai già esordienti Palestra ed Esposito. Se dobbiamo essere mediocri, meglio allora provare a costruire un futuro
Ecco chi portare in Nazionale da qui in avanti: nella mediocrità attuale, devono giocare solo i giovani
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La notte più buia, a volte, è quella che precede una rifondazione. Non una semplice ripartenza, ma qualcosa di più profondo, quasi radicale. Dopo l’ennesima mancata qualificazione al Mondiale, l’Italia del calcio si ritrova davanti a uno specchio impietoso: tre fallimenti che pesano come macigni e una sensazione diffusa, dolorosa, che nulla sia stato davvero appreso. La sconfitta contro la Bosnia è solo l’ultimo capitolo di una storia che chiede di essere riscritta da capo. E allora sì, questa volta dovrà essere davvero una rivoluzione. Giovane, inevitabile, forse persino brutale nelle sue scelte. Perché questa volta non si potrà più rimandare. L’Italia che affronterà la Nations League tra settembre e novembre di quest’anno dovrà avere un volto completamente diverso: via le certezze logore, dentro l’energia contagiosa dei ventenni. Non è solo una questione anagrafica, ma mentale. I trentenni di oggi rappresentano non solo un ciclo che si è esaurito, ma che si è definitivamente logorato: è il peso invisibile dei fallimenti accumulati.

La nuova Nazionale italiana, invece, dovrà nascere leggera, quasi inconsapevole, con negli occhi la voglia di imporsi, non certo paura e vergogna. Uno dei simboli di questa rivoluzione nel segno della “Gen Z” è Pio Esposito. Classe 2005, che quando Fabio Cannavaro alzava la Coppa del Mondo a Berlino lui muoveva appena i primi passi. Oggi è già un punto fermo dell’Inter, ha conosciuto la delusione di un rigore sbagliato e di una qualificazione mancata, ma avrà di sicuro tempo per rifarsi: se l’Italia non parteciperà al prossimo Mondiale non è certo colpa sua. Accanto a lui, crescerà un gruppo che non porta cicatrici: solo ambizione.

C’è Marco Palestra, rivelazione col Cagliari, già nel mirino di diverse big italiane ed europee. C’è Giovanni Leoni del Liverpool, fermato da un infortunio grave ma considerato unanimemente un talento destinato a esplodere. E poi ancora Niccolò Pisilli, che a soli 21 anni ha già accumulato esperienza da veterano con la Roma. La nuova Italia dovrà poi correre sulle fasce, ed è qui che entrano in scena giocatori come Michael Kayode, ormai affermato in Premier League con il Brentford, e Davide Bartesaghi del Milan, esterno moderno, fisico e tecnico, pronto a prendersi una maglia da titolare. In mezzo al campo, dinamismo e qualità passeranno anche dai piedi di Antonio Vergara, trequartista del Napoli che sia in Serie A che in Champions League ha mostrato di essere capace di accendere improvvisamente il gioco: un numero 10 che a questa Italia è mancato come l’aria.

Dell’attuale gruppo squadra, in pochissimi dovrebbero far parte di questa rivoluzione: Gianluigi Donnarumma, il capitano, Riccardo Calafiori in difesa e Sandro Tonali a centrocampo. Attorno a questo asse, si spera ruotino altri nomi: da Giorgio Scalvini e Honest Ahanor (2008 che con l’Atalanta ha acquisito già diversa esperienza) a giovani emergenti come Cher Ndour, Luca Lipani (capitano dell’Under 21), Nicolò Tresoldi (sperando che sposi la causa azzurra), fino a talenti come Luca Koleosho, Jeff Ekhator e Francesco Camarda. L’idea è chiara, quasi provocatoria: puntare tutto su chi nel 2030 avrà meno di trent’anni. Costruire oggi per raccogliere domani, anche a costo di perdere qualcosa nell’immediato. Perché, nella mediocrità attuale, la scelta più coraggiosa è proprio quella di rischiare. Non sarà un percorso semplice. Ci saranno altre sconfitte e momenti di smarrimento. Ma, per la prima volta dopo anni, potrebbero essere errori “utili”, step necessari dentro quello che tutta Italia si augura sia una volta per tutte un progetto vero e proprio. Meglio inciampare, a volte, con chi può crescere che sopravvivere a stento con chi ha già dato tutto. La Nazionale che verrà non promette miracoli. Promette però qualcosa che oggi sembra impossibile: un futuro, non grigio come il presente, ma finalmente Azzurro.

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