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Ancora ricorsi contro il nuovo inceneritore di Roma. Perché Gualtieri è ancora commissario?

In epoca di economia circolare in cui risulta strategico il recupero di materia, il "commissario" vorrebbe consegnare nelle mani di Acea per ben 33 anni un profitto miliardario
Ancora ricorsi contro il nuovo inceneritore di Roma. Perché Gualtieri è ancora commissario?
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Quando incontrai l’assessora di Roma Capitale quattro anni fa la realizzazione dell‘inceneritore a Santa Palomba sembrava una passeggiata. La sua enfatica narrazione sulle virtù dell’inceneritore si basava sulla “storiella tarocca” dell’inceneritore di Copenaghen che il tempo ha già dimostrato essere fallimentare (l’inceneritore è finito, infatti, in default) e nonostante gli “effetti speciali” della pista da sci che è servita ad attrarre, oltre ai “citrulli”, addirittura un’intera trasmissione RAI (a proposito, la RAI non ha ancora risposto alla circostanziata lettera di protesta da noi inviata che documentava le grossolane distorsioni informative), il “Re è nudo”!

Per tentare la realizzazione di questo progetto si è fatto strame della democrazia concentrando nella mani del sindaco-commissario pieni poteri su questioni che ineriscono salute, rigenerazione di cruciali risorse naturali come l’acqua, ambiente e trasparenza amministrativa. Incredibilmente, in epoca di economia circolare in cui risulta strategico il recupero di materia, il “commissario” vorrebbe consegnare nelle mani di Acea per ben 33 anni un profitto miliardario derivante dal “bruciare risorse”. Il tutto penalizzando in modo irreversibile risorse territoriali (agricoltura in primis) in aperto disprezzo di comuni e comunità evidentemente ritenute di serie B.

Per di più facendo affermazioni oggettivamente false come quelle che l’inceneritore chiuderebbe il ciclo. È infatti notorio che comunque l’inceneritore produrrebbe significative quantità di ceneri e polveri tossiche (tra 100.000 a 150.000 ton/anno) da porre in almeno due diverse discariche di cui, una, per rifiuti pericolosi.

Così come con una superficialità sconcertante nello stesso piano finanziario non si è tenuto conto che gli inceneritori ricadono nell’Emission Trade System (ETS) e che quindi dovranno pagare una onerosa “carbon tax” che si andrebbe ad aggiungere anche economicamente alla bolletta rifiuti di tutti i romani. Senza considerare, poi, che tale enorme inceneritore avrebbe come effetto diretto quello di bloccare le raccolte differenziate (il riconosciuto “effetto lock in”) che non a caso nella capitale ristagnano ad un indecente 45% senza considerare che questa già modesta percentuale di RD corrisponde sì e no al netto delle impurità contenute a non più del 30% di riciclo (l’obiettivo UE è del 65!).

Adesso che il Giubileo è finito da mesi non si capisce perché il sindaco Gualtieri continui a disporre di “pieni poteri”! Di fronte ad un impianto costosissimo che ipotecherà per almeno 33 anni il futuro di Roma non è accettabile una decisione così unilaterale.

Ma adesso anche alla luce di dettagliate proposte alternative già a suo tempo consegnate alla citata assessora basate su riduzione, riuso, riciclo e trattamenti a freddo del Rifiuto Urbano Residuo (RUR) con flussi da porre a discarica del tutto comparabili con quelli comunque necessari, anche con l’inceneritore la “passeggiata” di cui sopra si è trasformata in una palude. Ne danno contezza la raffica di ricorsi ed esposti che stanno giustamente bersagliando un progetto indecente.

E per favore non si ricorra ancora una volta alla “manipolazione comunicativa” tacciando Comuni, comunità e associazioni (e molte forze politiche) espropriate del diritto- dovere ad essere coinvolti in procedure previste in sede Ue di “sottrarsi alle proprie responsabilità”. Zero Waste Italy, invece, plaude a questa resistenza propositiva e lo fa tanto più dopo il risultato referendario che ha affermato in modo cristallino che “senza la gente non si decide niente”. E’ la democrazia, “bellezza”.

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