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Per Trump questa guerra è l’affare del secolo: soldi alle lobby e ai falchi Usa, non all’Occidente

Il buon tycoon e la nuova classe di funzionari elitari hanno deciso che attraverso i missili riporteranno l’America First
Per Trump questa guerra è l’affare del secolo: soldi alle lobby e ai falchi Usa, non all’Occidente
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di Stefania Rotondo

Non ci resta che sperare che il colpaccio della seconda rivoluzione americana, missione celeste portata avanti da alcune lobby tramite Trump per smantellare dall’interno l’America woke e liberal, non trascini nell’apocalisse anche l’America di fuori.

Perché la guerra in Iran nasce da un paradosso tutto americano. Ventilata da molti presidenti Usa ma evitata come la peste, è scoppiata anche perché Trump, eletto re per coagulare un’America erosa dal debito pubblico e da un’economia elitaria, non ha più come priorità i suoi elettori ai quali ha promesso no war, ma coloro che lo finanziano. Gli oligarchi ordinano e lui esegue. Si sono infiltrati nelle ‘crepe’ americane costruendo una destra a misura che sta provando a fare qualcosa di unico ma pericolosamente ingestibile: America First dentro e fuori. Quindi istituzioni e deep state al guinzaglio, e pressione globale per difendere gli interessi nazionali.

Fuori, i Paesi partner americani sono ridotti a mere garanzie di sicurezza, o a fonte di materie prime, o a semplici acquirenti di merci e di debito pubblico che galoppa. Ma dentro, è proprio il costo del debito il problema dirimente. Conseguenza dell’egemonia del dollaro, è diventato troppo alto e la soluzione keynesiana classica non funziona più. Il processo di dedollarizzazione, avviato da una serie di fattori tra cui l’uso delle sanzioni che hanno spinto Russia e Cina a fare accordi commerciali alternativi anche sul petrolio (compreso quello iraniano), sta indebolendo il ruolo globale degli Usa che ora devono negoziare prima che sia troppo tardi. Le sanzioni e i dazi trumpiani che dovevano forzare un riequilibrio del sistema dollaro hanno dunque fallito.

E allora il buon Trump e la nuova classe di funzionari elitari hanno deciso che attraverso i missili riporteranno l’America First. Sull’onda dell’entusiasmo venezuelano, alcune lobby, tra cui quelle pro-Israele, hanno spinto the king, che non si è fatto pregare vista l’ombra lunga del caso Epstein, tra le braccia di Bibi. Il momento sembrava perfetto. Una guerra lampo, Venezuela bis, che secondo i calcoli rafforzerà con il tempo il sistema.

Tutto ruota intorno alla imprevedibilità del re che dopo i suoi briefing fatti con i suoi ‘yes men’, corre di corsa a scrivere Truth generando onde d’urto che paiono calcolate ma che vanno al di là di ogni previsione sia sui mercati finanziari che sul campo di battaglia. Dichiarazioni di ottimi negoziati che vengono subito smentite dall’Iran e che suonano come accordi di pace fatti con se stesso, mentre la 82nd Airborne Division proprio in queste ore è diretta verso l’Iran, non si sa bene a fare cosa se non un boots on the ground che anche la portavoce della Casa Bianca Levit fatica a non definire tale viste le promesse elettorali.

I Truth di Trump sono sua emanazione, psicopatologici ma creati ad arte. Sono un esercizio di negoziazione che il presidente abituato all’ “Arte di fare affari” mette da sempre in atto da quando faceva il palazzinaro di NY. Per lui questa guerra è l’affare del secolo, che arricchisce le lobby e i falchi americani, non gli occidentali né tantomeno il popolo iraniano.

L’economista P. Krugman segnala che mentre gli iraniani manipolano con la strozzatura di Hormuz i prezzi del petrolio, Trump ci specula sopra. Pochi minuti prima dei suoi annunci si registrano operazioni di vendita di futures petroliferi che fanno un pozzo di soldi. Secondo lo studio EnergyFlux gli Usa hanno raddoppiato i prezzi del Gnl esportato in Europa dall’inizio del conflitto, e il dollaro si sta rafforzando perché bene rifugio.

Ma Trump e le sue élite pare non abbiano calcolato la resilienza iraniana. Il Truth che fugge di mano è dietro l’angolo. La recessione mondiale è alle porte, come le elezioni di Midterm. La fiducia nel biglietto verde non sarà per sempre. L’apocalisse nell’America di dentro e di fuori è sempre più vicina. Crisi strutturale del capitale e crisi dell’egemone stanno marciando verso l’Iran.

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