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Una foto e un video con il cuore di Domenico che batte ancora alle 14.34, la difesa del cardiochirurgo Oppido davanti al gip

Napoli - Il chirurgo si difende e prospetta una dinamica completamente diversa di quanto accaduto in sala operatoria il 23 dicembre. L'indagato sostiene che non fu informato delle criticità dell'organo espiantato a Bolzano e che l'intervento non partì prima di estrarre il cuore dal contenitore
Una foto e un video con il cuore di Domenico che batte ancora alle 14.34, la difesa del cardiochirurgo Oppido davanti al gip
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Un video e una fotografia entrano nell’inchiesta sul caso del piccolo Domenico Caliendo, il bambino sottoposto a trapianto di cuore il 23 dicembre 2025 e morto il 21 febbraio dopo quasi due mesi di coma. Nuovi elementi che, secondo la difesa del cardiochirurgo Guido Oppido, indagato per omicidio colposo e per falso, ridisegnerebbero la cronologia delle operazioni in sala operatoria, mettendo in discussione la ricostruzione finora emersa dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti. Il medico, assistito dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, è stato interrogato per oltre tre ore dal giudice per le indagini preliminari di Napoli Mariano Sorrentino nell’ambito del procedimento che valuta una misura interdittiva nei suoi confronti e della vice. L’inchiesta è coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, e avrà uno snodo cruciale il 28 aprile quando sarà completata l’autopsia.

Il nodo della sequenza temporale

Al centro del confronto tra accusa e difesa c’è la tempistica dell’intervento e, in particolare, il momento in cui sarebbero iniziate le operazioni propedeutiche al trapianto. Secondo gli inquirenti, Oppido avrebbe avviato la procedura senza sapere che l’organo proveniente da Bolzano era stato danneggiato dal ghiaccio secco. Avrebbe anticipato la procedura di espianto dell’organo malato del bimbo prima di avere il via libera da parte dell’equipe della sala operatoria circa 14 minuti prima di accorgersi che nel box arrivato da Bolzano c’era un organo inutilizzabile.

Una tecnica perfusionista, a verbale, ha dichiarato che l’organo era arrivato poco prima delle 14.30 in sala operatoria: “Dopo circa 5-6 minuti la dottoressa Farina (Gabriella, indagata e prima operatrice a Bolzano per il prelievo, ndr) entrò in sala, il coperchio del contenitore venne aperto e si accorsero che qualcosa non andava e che il cuore vecchio di Domenico era già sul tavolo”. La teste ha dichiarato ai pm che era la prima volta che vedeva “un torace vuoto”. Quindi il coperchio del contenitore fu aperto e si scoprì che quel cuore, donato dalla famiglia di un un bino di 4 anni della Val Venosta, non avrebbe mai ripreso a battere. Ma Oppido, a questo punto, non potette fare altro che procedere.

La foto e il video

La difesa ribalta questa versione. Tra i documenti prodotti figurano: una fotografia scattata alle 14.26 che mostra il box frigo contenente il cuore del donatore già presente in sala operatoria;
un video, registrato alle 14.34, in cui si vede il cuore malato del piccolo Domenico ancora pulsante sul tavolo operatorio. Otto minuti separano i due momenti. Un intervallo che, secondo i consulenti di parte, dimostrerebbe che l’espianto del cuore del bambino non sarebbe iniziato prima dell’arrivo dell’organo da trapiantare. Considerando che sarebbero necessari circa 3-4 minuti per avviare la procedura, la sequenza – sostengono i legali – sarebbe compatibile con un comportamento prudente e corretto del chirurgo. Sulla cartella clinica, firmata dalla perfusionista e dall’anestesista in tempo reale, l’orario riportato è 14.18.

Per stabilire con certezza gli orari dell’inizio del clampaggio dell’aorta, i pm hanno acquisito anche la relazione di servizio redatta dagli agenti della Polstrada di Napoli che fecero da staffetta all’equipe guidata da Farina di ritorno da Bolzano, nel percorso dall’aeroporto di Capodichino al Monaldi. La Procura ha eseguito anche una copia forense del telefonino di una seconda infermiera perfusionista presente in sala operatoria il 23 dicembre, che avrebbe registrato video e scattato foto, con data e ora certe, di quelle fasi concitate, tra l’espianto del cuore malato di Domenico e l’arrivo del contenitore.

Le contestazioni sulla cartella clinica

L’accusa di falso riguarda presunte modifiche alla documentazione sanitaria, appunto con gli orari di tutta la procedura. Nel mirino, oltre a Oppido, anche la sua vice, la cardiochirurga Emma Bergonzoni, ascoltata anch’essa dal gip in un interrogatorio preventivo durato quasi tre ore. Secondo quanto riferito dal suo legale, l’avvocato Vincenzo Maiello, la dottoressa avrebbe risposto “con sofferenza emotiva” ma con lucidità, fornendo una ricostruzione dettagliata dei fatti che non coinciderebbe con quanto dichiarato da altri testimoni. La difesa di Oppido, inoltre, mette in dubbio l’attendibilità di alcuni dati presenti nella cartella relativa alla circolazione extracorporea del piccolo paziente, definendoli “ingiustificabili e incomprensibili”.

Le prossime decisioni

Gli elementi presentati ora sono al vaglio del tribunale, chiamato a decidere sulla richiesta di misura interdittiva avanzata dalla Procura. Il caso resta estremamente delicato, sia per la gravità delle accuse sia per il contesto: un intervento salvavita su un bambino, conclusosi tragicamente. Il video e la foto rappresentano, secondo la difesa, una prova chiave per dimostrare la correttezza dell’operato medico. Ma sarà l’analisi complessiva degli atti e delle testimonianze a stabilire se quella sequenza alternativa reggerà al vaglio giudiziario. La procura comunque proseguirà nelle audizioni di testimonianze e potrebbe risentire anche chi è stato già ascoltato. L’indagine comunque dovrà attendere il deposito della relazione dei periti nominati dal gip con le conclusioni raggiunte all’esito dell’autopsia.

Intanto la famiglia del bimbo non ha aderito all’invito alla cerimonia di commemorazione prevista per oggi, 1° aprile, al Monaldi. “Pur apprezzando l’iniziativa – comunica la famiglia Caliendo – ci si riserva l’opportunità di ulteriori incontri con lo staff dell’Azienda ospedaliera dei Colli solo dopo l’8 aprile, quando l’avvocato Francesco Petruzzi su delega della famiglia Caliendo incontrerà i vertici del Monaldi”. Sul tavolo una richiesta di risarcimento di 3 milioni di euro.

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