Davide Taurozzi, volontario Lipu, e la salvaguardia del fratino: “Nidificano sulle nostre spiagge, attenti a liberare i cani”
“Purtroppo sul rispetto degli ecosistemi prevale spesso l’individualismo delle persone. Ad esempio, capisco che trovare una spiaggia con piccole zone chiuse da reti per proteggere gli uccelli fratini e non poter lasciare libero il cane in spiaggia possa essere un disagio, ma qui siamo di fronte al rischio di estinzione di una specie importantissima”. Davide Taurozzi, 28 anni, una laurea magistrale in Biodiversità e gestioni degli ecosistemi e a breve un dottorato in Biologia Ambientale, si occupa per lavoro di studiare i laghi di alta montagna e, parallelamente, l’inquinamento da plastica. Per Lipu-BirdLife Italia, con cui collabora dal 2019, svolge attività di inanellamento – una tecnica di monitoraggio dell’avifauna che consente di prendere gli uccelli con una rete, analizzarne le condizioni, inserirgli un anellino metallico che consentirà poi di ricostruirne la rotta migratoria – ma anche di divulgazione. “Come delegazione, portiamo numerosi cittadini in primavera e in un autunno nella tenuta di Castel Porziano a Roma, facciamo un focus sull’avifauna e gli mostriamo la stazione di inanellamento che c’è nella struttura”.
Ma il progetto a cui Davide dedica la maggior parte del suo tempo è il progetto Life Alexandro, cofinanziato dall’Unione Europea e dedicato, appunto, alla salvaguardia del fratino, il piccolo trampoliere delle spiagge naturali. L’obiettivo è quello di frenare, e dove possibile, invertire il declino della specie, raccontato dai numeri: dalle 1.300-2000 coppie nel 2004 si è scesi ad appena 570-691 coppie nel 2018 fino ad arrivare a 500 nel 2023. In Italia (l’altro Paese coinvolto è la Croazia) il progetto interessa circa 400 chilometri di costa, e gli interventi sono tesi alla protezione e messa in sicurezza degli ambienti di nidificazione, la sorveglianza e il monitoraggio dei nidi, il restauro e il miglioramento degli habitat dunali.
“Il fratino, specie in via d’estinzione”, spiega Davide, che è coordinatore regionale del progetto, “si riproduce in maniera particolare sulle spiagge, che però vengono utilizzate anche da chi va al mare. In più, questo uccello fa il nido in mezzo alla sabbia, perché le uova sono estremamente mimetiche, quindi non avrebbero bisogno di protezione. Invece, com’è intuibile, basta un calpestio, oppure una pulizia non manuale delle spiagge fatto con trattori o altro, per distruggerlo”.
Quello che fanno i volontari è moltissimo. “Anzitutto”, continua il biologo, “monitoriamo le popolazioni tra gennaio e marzo per vedere quante coppie nidificanti ci sono. Poi da metà marzo fino ad agosto andiamo a proteggere fisicamente le nidiate”. I monitoraggi si fanno ogni 3-7 giorni per circa 1-2 volte a settimana. In una prima fase, quando le uova vengono deposte, è sufficiente mettergli una sorta di gabbietta intorno, usando una semplice rete. Il problema, spiega, è quando i piccoli nascono e vanno in giro. “Un grande pericolo è rappresentato dai cani sciolti che magari inavvertitamente uccidono questi piccoli; o da altri predatori come gabbiani, cornacchi e volpi e per questo diciamo a chi magari crea un riparo con un pezzo di tronco e un telo di non lasciare mai il tronco in posizione eretta, perché vengono utilizzati da gabbiani e cornacchie che da lì hanno una visione migliore su eventuali pulli o uova. Per non parlare degli eventi, ad esempio qui a Ladispoli a breve ci sarà una gara di motocross in spiaggia, che sarà deleteria, abbiamo anche fatto come Lipu-BirdLife Italia un esposto, ma non ci sono spiragli”. In caso di distruzione, essendo una specie protetta, si fa una segnalazione alla guardia costiera o ai guardiaparco, “ma non possono stare a controllare ventiquattro ore al giorno”.
Il problema di fondo è la scarsa cultura della biodiversità nel nostro Paese. “Non si conosce”, spiega Davide, “l’importanza dell’ambiente dunale, dove ci sono piante pioniere fondamentali per trattenere l’erosione che sta flagellando le spiagge del Lazio”. Ecco perché molte persone purtroppo non capiscono e mettono in atto comportamenti sbagliati. “Ricordo il caso di una signora che si era lamentata tantissimo per dover tenere il cane al guinzaglio. E infatti, invece di rispettare il luogo, si è spostata di venti metri e ha liberato il cane. Il giorno dopo abbiamo trovato tutte le uova rotte”. Per questo, afferma il biologo, è indispensabile fare sensibilizzazione, spiegare cos’è il fratino che in pochissimi conoscono, perché è importante l’ambiente dunale e i servizi ecosistemici che fornisce. La sensibilizzazione passa anche dai gadget: magliette con i fratini e cappellini in modo da essere riconoscibili in spiaggia. “In definitiva”, conclude Davide, “fare il volontario a questo progetto è molto gratificante e anche quando una cova non va a buon fine invito tutti a non scoraggiarsi. Far vedere il mondo alle persone da un’altra prospettiva è stimolante. E poi stare in spiaggia è anche divertente, si conoscono tante persone. Alcuni, che del fratino prima non sapevano nulla, diventano anch’essi volontari”.