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Abbattimento degli alberi in città, in arrivo le Linee guida proposte dagli agronomi: “Ogni decisione dovrà rispettare criteri nazionali”

Il documento stilato dal Conaf presto sarà oggetto di discussione all’interno del Comitato per lo Sviluppo del Verde Pubblico e con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
Abbattimento degli alberi in città, in arrivo le Linee guida proposte dagli agronomi: “Ogni decisione dovrà rispettare criteri nazionali”
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Tracciare una cornice unitaria che renda tutte le decisioni relative al verde urbano tracciabili, comprensibili e scientificamente fondate, anche per far sì che l’abbattimento degli alberi venga considerato l’“extrema ratio”. È l’obiettivo del documento “Linee guida nazionali per la valutazione e la gestione del rischio arboreo in ambito urbano e periurbano” stilato dal Conaf, Consiglio dell’Ordine Nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali, e che presto sarà oggetto di discussione all’interno del Comitato per lo Sviluppo del Verde Pubblico e con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. “Si tratta di un passo importante perché tutte le scelte siano realmente motivate e tracciabili, sia che si tratti di cura che di abbattimenti”, spiega Barbara Negroni, consigliera Conaf, “fermo restando che il nostro obiettivo è avere una città che respira, con il diritto all’ombra per i cittadini, quindi con una copertura arborea di grande importanza”.

L’albero, infatti, è riconosciuto bene immobile ai sensi dell’articolo 812 del Codice Civile e organismo vivente di interesse pubblico strategico per la salute della collettività e per questo l’intero processo valutativo e decisione, spiegano dall’Ordine, deve essere governato da protocolli e procedure adeguate, formalmente definite, trasparenti e condivise tra le parti coinvolte, con protocolli operativi standardizzati che assicurino coerenza metodologica e siano verificabili ex post. In modo da ridurre incomprensioni e conflittualità tra cittadini e chi prende le decisioni sugli alberi.

I criteri da rispettare per ogni valutazione

Se, quando si parla di alberi, il rischio zero non esiste (ed esiste una responsabilità civile e penale legate ai danni delle cadute), questo rischio in generale va gestito – in coerenza con i principio della norma sulla gestione del rischio in tutte le organizzazioni (UNI ISO 31000:2018) e tramite la legge che definisce le competenze degli agronomi e forestali, art. 2 della L. 3 del 1976 – attraverso la pianificazione territoriale, la prevenzione del dissesto idrogeologico, la gestione sostenibile delle risorse naturali e la valutazione di impatto ambientale. Più specificamente le Linee Guida servono appunto a definire criteri tecnici uniformi ai fini dell’assunzione di decisioni motivate sulla cura, la conservazione e l’abbattimento, sia rispetto al patrimonio pubblico che privato.

Le nuove Linee indicano una serie di parametri agronomici, forestali, morfo-fisiologici, fitosanitari, biomeccanici, economici, ecosistemi e di contesto che vanno rispettati nel loro insieme. In dettaglio, i parametri sono i seguenti: analisi dello stato dei tessuti, patologie, capacità di compartimentazione e vitalità residua; valutazione biomeccanica e strutturale: difetti strutturali, morfologia e resistenza meccanica dei tessuti legnosi dell’albero; analisi del contesto e dei bersagli: devono essere esplicitati l’Area di Potenziale Caduta (APC), i bersagli, la frequenza di utilizzo e il livello di rischio risultante; valutazione economica ed ecosistemica: stima del valore dell’esemplare mediante criteri estimativi riconosciuti e parametri agro-ecologici minimi definiti; condizioni del sito di radicazione: stato delle condizioni del suolo nell’area della Zona di Protezione dell’Albero (ZPA). “È fatto divieto di assumere decisioni basate su un singolo parametro o su indicatori isolati”, continua la consigliera Negroni, “il che ovviamente non significa abolire l’autonomia dei singoli professionisti, ma che questi debbano rispondere a criteri condivisi, perché le piante hanno un valore anche identitario importante: anche noi agronomi siamo convinti della centralità del paesaggio e di azioni multidisciplinari, ad esempio con sociologi o esperti di cambiamento climatico”. Inoltre, continua, “si tratta di un documento zero, che ci consentirà poi di andare a definire ancora più in dettaglio ogni singolo criterio. Stiamo anche lavorando anche a una pubblicazione sulla tutela degli alberi rispetto agli scavi”.

Più responsabilità e trasparenza, meno conflitti

Tutte le fasi della valutazione del rischio arboreo dovranno dunque essere documentate in modo chiaro e verificabile e la relazione tecnica deve riportare metodologia, parametri, livello di rischio, interventi proposti e motivazione delle decisioni. L’abbattimento è giustificato solo quando il rischio superi i livelli di tollerabilità, le misure di mitigazione risultino inefficaci o la compromissione non consenta una gestione sostenibile. Non solo: il professionista è tenuto ad operare nel rispetto del Codice Deontologico dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, adottando criteri di diligenza, indipendenza e responsabilità professionale nella valutazione e nella definizione degli interventi gestionali sul patrimonio arboreo.

“Le nuove Linee guida rappresentano un passaggio culturale e istituzionale”, afferma a sua volta Mauro Uniformi, presidente Conaf. “Significa affermare con chiarezza che la gestione del patrimonio arboreo richiede competenze tecniche multidisciplinari e specifiche, che le scelte possono essere motivate con trasparenza, riducendo le conflittualità e ridando valore alla professionalità”. “Dobbiamo cominciare a fare qualcosa che non si è mai fatto, provando a risolvere i problemi che ci troviamo oggi”, conclude Negroni, “ovvero pianificare il patrimonio arboreo delle città in modo che i nostri figli e nipoti possano goderne. Queste Linee Guida ricordano con chiarezza che l’abbattimento è l’ultima scelta, mentre consentono la cura degli alberi, smorzando gli scontri che spesso vedono opposti tecnici e cittadini e, attraverso il rispetto di norme stringenti e condivise, ridando ai primi l’autorevolezza che dovrebbero avere”.

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