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Giornata della visibilità trasgender, dalle Olimpiadi alle scuole: gli ostacoli ai diritti

L'amministrazione Trump guida la linea restrittiva nel mondo, ma una sentenza recente della Corte di giustizia Ue ha chiesto a tutti gli Stati di garantire procedure legali di riconoscimento di genere
Giornata della visibilità trasgender, dalle Olimpiadi alle scuole: gli ostacoli ai diritti
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Dalla Casa Bianca alle Nazioni Unite, fino alle aule scolastiche italiane. Negli ultimi mesi, le politiche e le decisioni istituzionali sui diritti delle persone transgender si sono mosse lungo una direttrice comune: restringere, ridefinire e rallentare. Ed è proprio questo il contesto in cui cade il 31 marzo, Giornata internazionale della visibilità transgender, nata per accendere i riflettori su discriminazioni e diritti ancora negati. Negli Stati Uniti, l’amministrazione di Donald Trump ha rilanciato una linea apertamente restrittiva: dal tentativo di limitare la partecipazione delle persone transgender alla vita pubblica e politica fino al sostegno al divieto di accesso alle competizioni olimpiche. Ma il passaggio più significativo si è consumato alle Nazioni Unite il 19 marzo, dove Washington ha presentato una risoluzione per invitare gli Stati membri a definire il “genere” esclusivamente in termini binari, maschio o femmina alla nascita.

Una proposta respinta, ma non isolata. L’Italia ha votato contro, insieme ad altri Paesi, contestando il metodo — la mancata consultazione e la presentazione all’ultimo momento — più che il merito. Il rappresentante permanente italiano all’Onu, Giorgio Marrapodi, ha infatti dichiarato che Roma condivide l’interpretazione del genere come riferito “esclusivamente a maschio e femmina in base al sesso alla nascita”, segnando una convergenza politica con l’impostazione statunitense. Una linea condivisa a livello europeo. Il 18 marzo il Parlamento Ue ha bocciato la relazione presentata dall’eurodeputato dem Alessandro Zan, che puntava a rafforzare le tutele contro discriminazioni e crimini d’odio e a rendere effettiva la Carta dei diritti fondamentali, anche attraverso meccanismi sanzionatori per gli Stati membri. Uno stop che lascia ampio spazio alle legislazioni nazionali e alle loro divergenze.

Un segnale in controtendenza arriva dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha stabilito che tutti gli Stati membri devono garantire procedure legali di riconoscimento di genere. La sentenza nasce dal caso di una donna transgender bulgara residente in Italia, a cui per quasi dieci anni era stato negato il riconoscimento del proprio nome e genere nei documenti, impedendole di fatto di esercitare pienamente il diritto alla libera circolazione nell’Unione. È su questo sfondo che si inserisce il caso italiano. Qui il dibattito si concentra sull’accesso ai percorsi di affermazione di genere e sugli strumenti di inclusione sociale. Il disegno di legge 2575/2025, già approvato in prima battuta dal Consiglio dei ministri e in discussione alla Camera dei deputati, introduce nuove regole sulla prescrizione dei farmaci per la disforia di genere, con particolare attenzione ai minori: controlli più stringenti e un registro nazionale aggiornato ogni sei mesi. Per il governo si tratta di garantire sicurezza e monitoraggio. Ma associazioni e operatori sanitari parlano di un possibile rallentamento nell’accesso alle cure, in un sistema già fragile. Dal 2020 le linee guida Aifa prevedono équipe multidisciplinari, ma in regioni come Abruzzo, Molise e Calabria queste strutture non esistono, mentre dove sono presenti i tempi di attesa possono durare mesi.

“Stanno mettendo ostacoli ovunque: alla carriera alias, alle diagnosi, alla possibilità di iniziare un percorso da minorenni”, denunciavano questa estate le associazioni a ilfattoquotidiano.it. Le difficoltà si riflettono anche nella scuola. La carriera alias — che consente agli studenti transgender di usare il nome di elezione nei documenti interni — non ha linee guida nazionali ed è lasciata all’autonomia degli istituti e ostacolato da alcune regioni. Secondo Agedo, sono 519 le scuole che la prevedono, ma meno della metà l’ha attivata concretamente. Dove esiste, però, incide: l’abbandono scolastico tra gli studenti transgender sfiora il 45%, ma si riduce di circa il 20%. Intanto, il primo report italiano, fatto da Meglio a Colori, sulle pratiche di conversione segnala che una persona LGBTQIA+ su cinque ha subito tentativi di cambiare orientamento o identità di genere, e il 30% ha intrapreso questi percorsi sotto pressione o inconsapevolmente. Le Nazioni Unite li definiscono una “tortura”. A completare il quadro, i dati sulla violenza: secondo il Trans Murder Monitoring di TGEU, l’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di transicidi negli ultimi sedici anni, con 59 casi documentati, e come spiega l’associazione probabilmente sottostimati da pregiudizi e transizioni incomplete.

Dalla crociata ideologica sulla definizione di “genere” nei consessi internazionali, fino alle barricate erette contro le carriere alias e l’accesso alle terapie: il perimetro dei diritti, nel mondo e in Italia, si sta restringendo. Come denunciano le associazioni, basta una sequenza di ostacoli amministrativi e burocratici a soffocare lo spazio di riconoscimento delle persone transgender. Oggi, nella Giornata internazionale della visibilità trans, Anna Maria Fisichella, vicepresidente nazionale di Agedo, denuncia a ilfattoquotidiano.it: “Avrei voluto che oggi si potesse soltanto celebrare le vite delle persone transgender, la bellezza delle loro esistenze, lo splendore e la resilienza che raccontano i loro corpi non previsti. Invece dobbiamo ancora denunciare una condizione oppressa da diritti negati, una narrazione basata su stereotipi e pregiudizi, storie di abusi, di vite interrotte, di decreti legislativi pensati per limitare e intralciare percorsi di vita. Oggi a rischio, in Italia e nel mondo, sono soprattutto le giovani persone transgender e il pensiero e la cura di Agedo va soprattutto a loro. Lotteremo sempre al loro fianco perché le vite delle persone transgender contano al pari di tutte le altre e oggi è un buon giorno per ricordarlo”.

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