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Da anni denuncio l’opacità della vendita di San Siro. Qual era l’interesse pubblico? Aspetto risposte

Un’operazione che ha impatti enormi ambientali, urbanistici ed economici ancora non calcolati. Perché tanta fretta in seduta consiliare per deliberarne quella vendita?
Da anni denuncio l’opacità della vendita di San Siro. Qual era l’interesse pubblico? Aspetto risposte
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Da anni ripeto che l’operazione Meazza è connotata da grande opacità e scarsa trasparenza. Non ho mai avuto una posizione pregiudiziale sul tema: sin dall’inizio ho voluto approfondire i pro e i contro attraverso le carte, gli studi, le analisi. E nel lavoro di approfondimento è risultato sempre più evidente e chiaro l’interesse dei club ad acquistare lo stadio e realizzare una grande operazione di finanza immobiliare; meno chiaro, anzi totalmente assente, risulta l’interesse pubblico, da parte dell’amministrazione comunale, a concludere tale operazione dei tempi e nei modi in cui è avvenuta, quasi come se la vendita e la trasformazione della più grande area di proprietà del Comune di Milano, cioè dei cittadini milanesi, fosse una trattativa privata.

Un’operazione che ha impatti enormi ambientali, urbanistici ed economici ancora non calcolati. Da me convocato due anni fa in Commissione consiliare, il professor Pileri – urbanista del Politecnico – ha spiegato che la sola demolizione del Meazza avrebbe generato la dispersione in atmosfera di 280.000 tonnellate di CO2, riportando Milano indietro di 15 anni negli standard ambientali della qualità dell’aria! Prima della delibera di vendita avevo convocato una Commissione consiliare per un’audizione del dott. Gian Gaetano Bellavia, esperto e consulente di Diritto Penale dell’Economia, per un’analisi economica dell’operazione in corso: la convocazione venne bloccata e impedita senza motivo né verbale né scritto, e ancora oggi sono in attesa di conoscerne le ragioni.

Così come sono in attesa che qualcuno mi spieghi i motivi di interesse pubblico che dovrebbero sostenere la vendita di un bene che da decenni genera risorse fondamentali per lo sport di base milanese; o per demolire e rifare il Tunnel Patroclo in funzione del progetto dei club ma facendolo risultare come opera a scomputo oneri di urbanizzazione; o per deliberare la vendita del Meazza prima che scattasse il vincolo di salvaguardia che ne avrebbe garantito non solo la tutela, ma anche ingenti finanziamenti statali (la ristrutturazione dello stadio Artemio Franchi di Firenze, sottoposto a tutela, avrà un finanziamento di 90.7 milioni di euro con fondi Pnrr).

Sono anche in attesa anche che qualcuno mi spieghi la necessità di chiudere in fretta la seduta consiliare convocata lo scorso settembre per deliberare la vendita dal Meazza, utilizzando in piena notte un espediente (un subemendamento che ha riformulato il testo della delibera) per cancellare di botto gli emendamenti che avrebbero consentito all’aula di discutere pubblicamente i contenuti della proposta di vendita. Contenuti di interesse pubblico, da discutere nella sede istituzionale dei rappresentanti eletti dai cittadini milanesi, non da consigli di amministrazione di società finanziarie.

Tutto questo è avvenuto pubblicamente sotto gli occhi di molte persone. Non ho mai ricevuto risposta da parte dei responsabili in merito a queste decisioni. Risposte che ora dovranno arrivare, nell’interesse della città. Soprattutto per questi cittadini e comitati (AGVSS, Le Giardiniere, Coordinamento Parco Ovest) che in questi anni non hanno mai spesso di pretendere dall’amministrazione comunale la tutela dell’interesse pubblico per una Milano accessibile e vivibile per gli abitanti, più che per i fondi immobiliari.

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