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L’indagine su San Siro è un macigno nella corsa al dopo-Sala

Cade in un momento particolarissimo la nuova tegola giudiziaria milanese. Per le prossime Comunali già si preparava il complesso oligarchico-finanziario attorno alla figura del sindaco
L’indagine su San Siro è un macigno nella corsa al dopo-Sala
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Cade in un momento particolarissimo la nuova tegola giudiziaria sulla vendita di San Siro alle società di calcio da parte del Comune di Milano. Infatti non suona soltanto inevitabilmente come sano contrappunto ‘verso sinistra’ dell’indagine che a Roma sta mettendo in grave imbarazzo la destra al potere di Fratelli d’Italia, a pochi giorni dalla clamorosa vittoria del NO al referendum. Ma ha anche – certo non per volontà dei giudici ma per un dato di fatto – il peso di un macigno nella corsa al dopo-Sala che si è già aperta a Milano.

Certo, forse la nuova indagine potrebbe essere depotenziata o tolta di mezzo con un accordo di potere generale e nazionale che in qualche modo erediti l’impostazione dei decreti salva-Milano, imbastiti e poi messi da parte mesi fa. Difficile, ma non impossibile. E’ che in generale la posizione della città, sradicata da un decennio di sviluppo a senso unico, appare sempre più debole, carente persino di figure di peso. E’ disarmante anche solo un rapido confronto con la storia recente, se si pensa agli imprenditori, ai leader politici e agli uomini di cultura che sono stati espressioni riconosciute di Milano, nel bene e nel male, ovvero al di là del giudizio di merito su questo o su quello.

Il nodo chiave che tanto fa infuriare il Sindaco, la ‘discontinuità’ con la gestione di questi anni, emerge anche adesso con evidenza persino parossistica, se si pensa che al centro dell’indagine ci sono le decisioni di una figura pubblica che era responsabile di quella Rigenerazione Urbana tanto vantata da Sala per difendere il suo modello di città Premium, come contrappeso sociale del saccheggio edilizio generalizzato e delle cosiddette ‘gentrificazioni’. Se non bastassero le carte dei giudici nelle varie inchieste dalla corruzione al nuovo schiavismo, si trovano ormai studi approfonditi relativi all’ultimo decennio di Milano, che fotografano con precisione la doppia velocità di uno sviluppo disequilibrato in favore dei soliti noti e ricchi. Di recente due antropologi che si sono esercitati a lungo nelle indagini sul campo (Paolo Grassi e Giacomo Pozzi) con una sociologa (Valeria Verdolini), hanno addirittura tracciato un’accurata mappa di ‘etnografie di una città e delle sue infestazioni’, intitolando il lavoro Milano Fantasma (ed. ombre corte, 2025). Basta un’occhiata a pamphlet del genere per comprendere quanto sia urgente e necessaria una svolta.

Ma che cosa si muove invece nel mondo politico? Per quel che si può intuire, in assenza ancora di un candidato forte del centrodestra (con La Russa che si esercita nel lancio fumogeno di nomi, da Maurizio Lupi ad Andrée Ruth Shammah), è già pronto al via il complesso oligarchico-finanziario che si è raccolto dietro alla figura di Sala, con l’enorme tela di IntesaSanPaolo che lega i costruttori, gli industriali della moda, il colosso dell’energia fondato da Mattei, i giornaloni che furono grandi, le televisioni e persino i nuovi media. Par di capire che tra i candidati possibili si stia affermando la figura di Mario Calabresi, che per storia personale, immagine e preparazione appare un perfetto dopo Sala senza esserne tout court il clone o l’appendice. Sul fronte di una parziale continuità, venata giusto da un residuo critico retorico nei confronti della gestione di questi anni, è già partita la corsa di Majorino e/o di un suo assessore, con le iniziative Gente di Milano immaginate come cantiere di un programma e di una candidatura ancora indefiniti.

Con tutto ciò non una parola sul dietrofront che andava fatto per San Siro, ma nemmeno un cenno contro la diffusa volgarizzazione delle istituzioni culturali dopo l’avvento dei nuovi manager ministeriali: nella storica Braidense s’è appena tenuto persino un evento di fitness sponsorizzato! Piccolo corollario dei movimenti a breve di cui tener conto, al di là delle battaglie di controllo aperte nel mondo bancario, ci sarà l’uscita di Stefano Boeri da Triennale, la dura trattativa con il ministero per la successione alla guida di cotanta vetrina mondiale, e pure la ricollocazione dello stesso Boeri dopo questi anni da Sindaco-ombra. C’è chi ipotizza che sia nell’aria un cambio anche al vertice della Chiesa cattolica, Delfini potrebbe lasciare presto il posto a un personaggio di peso come il nunzio apostolico a Gerusalemme Pizzaballa: sarebbe un osso duro con cui misurarsi per il Sindaco e i suoi…

Grande è il disordine sotto il cielo di Milano, ma la situazione è tutt’altro che eccellente.

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