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Cos’è la ricina, sostanza letale per madre e figlia morte a Campobasso e “famosa” grazie alla serie “Breaking Bad”

Si tratta di un veleno potentissimo, che si trova all'interno dei semi della pianta e può essere dannosa o letale se ingerita, inalata o iniettata. Walter White la definì "letale anche in piccole dosi e difficile da rilevare durante l’autopsia"
Cos’è la ricina, sostanza letale per madre e figlia morte a Campobasso e “famosa” grazie alla serie “Breaking Bad”
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Un veleno potentissimo, utilizzato in tentativi di omicidio e come arma per stragi di massa. La ricina è una sostanza altamente tossica che ha causato la morte di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, decedute tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo un malore inizialmente attribuito a una presunta tossinfezione alimentare. Le tracce della sostanza sarebbero emerse nel corso degli accertamenti tossicologici eseguiti su campioni biologici.

La ricina si trova all’interno dei semi della pianta di ricino e può essere dannosa o addirittura letale se ingerita, inalata o iniettata. La tossina agisce inibendo la sintesi proteica all’interno delle cellule, portando alla morte cellulare e all’insufficienza d’organo. Si può incorrere nella ricina tramite ingestione di cibo o acqua contaminati, inalazione di polvere o nebbia di ricina o contatto diretto con la tossina. L’avvelenamento dalla sostanza in questione è considerato una grave emergenza medica in quanto i sintomi si manifestano con grande rapidità e ha effetti potenzialmente letali sul corpo. Chi ne ha già sentito parlare, è possibile lo abbia fatto nella famosa serie tv “Breaking Bad“, grazie a Walter White, protagonista della serie.

Quali sono i sintomi dell’avvelenamento da ricina?

L’avvelenamento da ricina si può manifestare in diversi modi e l’ingestione può causare dolore addominale, disidratazione, vomito e diarrea, mentre se viene inalato può causare difficoltà respiratorie, tosse e febbre. Se invece entra a contatto con la pelle, i sintomi immediatamente percepibili sono arrossamento, gonfiore e vesciche. Nei casi più estremi, i sintomi possono portare anche all’insufficienza d’organo e persino la morte. I sintomi neurologici invece possono manifestarsi con convulsioni, allucinazioni e confusione.

“La ricina è letale già a bassissime dosi. Si estrae dai semi della pianta di ricino e la procedura di estrazione può avvenire pestando i semi con un mortaio. Non è un’operazione semplice da effettuare, ma per le istruzioni basta consultare il web o interrogare l’intelligenza artificiale”, ha spiegato a LaPresse il tossicologo forense dottor Enrico Maria Pagnotta, interpellato sul duplice omicidio di madre e figlia.

Le cause di avvelenamento da ricina

L’esposizione può essere accidentale (ad esempio ingestione di semi di ricino o cibi contaminati), intenzionale, per autolesionismo o intento malevolo, o tramite l’inalazione della sua polvere o nebbia. Sono a rischio maggiore le persone che lavorano con semi di ricino o in ambienti industriali correlati, oltre a chi è esposto in contesti criminali o non sicuri. Meno comune è il contatto cutaneo con la ricina, che può comunque causare avvelenamento se la tossina penetra nell’organismo attraverso tagli o abrasioni.

Breaking Bad

Una sostanza altamente tossica, difficilmente rintracciabile ma “famosa” grazie alla nota serie tv “Breaking Bad“, con il protagonista Walter White che la produce artigianalmente e la usa spesso per minacce o tentati omicidi, come per esempio quelli contro Gus Fring e Lydia Rodarte-Quayle. Walter White durante un episodio la presentava come “un veleno potentissimo, letale anche in piccole dosi, ed è molto difficile da rilevare durante l’autopsia. Alla fine degli anni ’70 la ricina fu utilizzata dal KGB per assassinare un giornalista bulgaro. Modificarono la punta di un ombrello e gli iniettarono una piccolissima dose nella gamba. Stiamo parlando di un volume poco più grande della capocchia di uno spillo”.

La diagnosi

La diagnosi si basa sulla valutazione dei sintomi, sulla storia di possibile esposizione e su esami di laboratorio (sangue e urine) per rilevare la tossina. In alcuni casi si utilizzano anche esami di imaging per valutare eventuali danni agli organi. Nel caso specifico delle due donne molisane, sono state trovate tracce di ricina durante gli esami effettuati sul sangue, sia in Italia che all’estero. Gli esami sono stati effettuati in Italia, ma anche in Svizzera e gli accertamenti sono arrivati fino agli Stati Uniti per la ricerca di casi di avvelenamento simili a quello molisano.

Il trattamento

L’avvelenamento da ricina non ha un antidoto specifico. Il trattamento si concentra sulla terapia di supporto per provare a gestire sintomi e complicazioni e contenere i dolori. In caso di ingestione, può essere somministrato carbone attivo per aiutare a ridurre l’assorbimento nel tratto gastrointestinale. Possono essere somministrati liquidi e farmaci per via endovenosa per mantenere la pressione sanguigna e trattare la disidratazione. Nei casi più gravi, si potrebbe addirittura ricorrere all’utilizzo di un supporto respiratorio con un ventilatore.

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