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Furto nell’ex convento, ma senza querela cade tutto per la legge Cartabia: tre imputati prosciolti

La norma blocca il processo a Treviso: decisiva l’assenza della madre superiora. Arresti e indagini sono stati così vanificati
Furto nell’ex convento, ma senza querela cade tutto per la legge Cartabia: tre imputati prosciolti
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La legge Cartabia, che ha reso obbligatoria la querela delle persone offese nei casi di furto, continua a mietere vittime. Non i responsabili dei reati, ma le vere vittime, che, se non formalizzano il danno subito, rendono vano l’iter giudiziario, con la conseguenza del non luogo a procedere nei confronti degli indagati.

L’ultimo caso si è verificato in provincia di Treviso, dove tre malviventi si erano introdotti, lo scorso novembre, nell’ex convento “Casa Mater Ecclesiae” a Pieve del Grappa. Erano riusciti a trafugare la rubinetteria che si trovava nel vecchio stabile, del peso di circa 4 quintali e di un valore commerciale di 2mila euro. Quando erano usciti, convinti di averla ormai fatta franca, avevano trovato ad attenderli i carabinieri delle stazioni di Asolo e Riese Pio X. Arresto in flagranza di reato e custodia in carcere per un paio di giorni, fino alla celebrazione dell’udienza per direttissima, quando erano stati rimessi in libertà.

Il motivo che aveva indotto il giudice a negare la misura cautelare era proprio l’applicazione della legge. L’ex convento, chiuso da tempo, è infatti di proprietà dell’Istituto delle Suore Francescane Elisabettine di Padova. In quei giorni la madre superiora, l’unica ad essere titolata alla presentazione della querela, non si trovava in Italia, ma in Egitto. L’atto era stato di conseguenza firmato da una suora dell’ex convento che aveva la delega per l’ordinaria amministrazione. Non era bastato per tenere in cella i malandrini, perché la firma avrebbe dovuto essere della madre superiora. La carenza si è ripresentata all’udienza del processo che si è celebrato dopo cinque mesi. La querela non è stata formalizzata dalla superiora e il giudice ha disposto il non luogo a procedere per i tre imputati accusati di furto, mentre ha inflitto una condanna solo a uno di loro per porto abusivo di oggetti atti a offendere.

I malviventi avevano forzato una porta dell’edificio e avevano smontato tutti i rubinetti dei bagni e della cucina. Un bottino in ottone molto pesante, anche se non di grande valore. La loro presenza era stata notata ed era stato dato l’allarme ai carabinieri, che erano intervenuti con due pattuglie, operando gli arresti. Tanto lavoro per nulla.

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