Il mondo FQ

Decreto Caivano, più minori in carcere ma tasso di criminalità in discesa: non si parli di ‘baby gang’

Quando ogni gruppo di adolescenti protagonista di atti di violenza viene chiamato "gang organizzata", la risposta istituzionale tende ad adeguarsi: più carcere, meno prevenzione
Decreto Caivano, più minori in carcere ma tasso di criminalità in discesa: non si parli di ‘baby gang’
Icona dei commenti Commenti

di Valentina Punzo

Quasi due anni fa il decreto Caivano veniva presentato come la risposta dello Stato all’emergenza criminalità giovanile. Oggi gli istituti penali minorili registrano il numero più alto di detenuti dell’ultimo decennio. Eppure i dati raccontano una storia diversa.

Sul lungo periodo, le segnalazioni di minori denunciati o arrestati sono diminuite di oltre un terzo in vent’anni e l’Italia resta uno dei paesi europei con il tasso di criminalità minorile più basso. È anche vero che alcuni reati violenti come rapine, risse e lesioni mostrano negli ultimi anni una ripresa preoccupante, ma trasformare questa tendenza parziale in un’emergenza generalizzata significa ignorare deliberatamente il quadro d’insieme. Qualcosa non torna.

Il primo nodo da sciogliere è linguistico. “Baby gang” non esiste nella letteratura criminologica internazionale. È un neologismo italiano privo di fondamento scientifico che compie due operazioni retoriche insieme: infantilizza i protagonisti amplificando lo scandalo morale e al tempo stesso evoca organizzazioni criminali strutturate che nella maggioranza dei casi italiani semplicemente non esistono. La ricerca di Transcrime dell’Università Cattolica, basata su fonti istituzionali e giudiziarie nazionali, mostra che le aggregazioni giovanili italiane contano in media meno di 10 membri, per lo più maschi tra 15 e 17 anni, con una prevalenza di reati come risse e percosse. Devianza espressiva, non crimine organizzato.

Non si tratta di un problema di sfumature, perché quando ogni gruppo di adolescenti protagonista di atti di violenza in periferia viene chiamato “gang organizzata”, la risposta istituzionale tende ad adeguarsi – più carcere, meno prevenzione – indipendentemente da cosa dicano i dati. E i dati, appunto, vengono ignorati.

C’è poi un secondo equivoco, più profondo. Non esiste un unico fenomeno “baby gang”. La sociologia distingue almeno quattro configurazioni molto diverse tra loro. Le aggregazioni fluide e informali, le più diffuse, si sciolgono con la stessa velocità con cui si formano. I gruppi imitativi del Mezzogiorno assorbono simboli e codici della criminalità organizzata senza operare per suo conto. Le bande autonome emergenti al Nord sono più strutturate, ma prive di legami con la mafia. E infine – queste sì pericolose in senso pieno – le gang di derivazione mafiosa, concentrate quasi esclusivamente nel Sud e numericamente residuali. Trattarle allo stesso modo equivale a rispondere a quattro problemi diversi con un’unica soluzione sbagliata, ed è esattamente quello che ha fatto il decreto Caivano.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. A gennaio 2024 i ragazzi detenuti negli istituti penali minorili erano 496, il picco degli ultimi dieci anni, senza che dietro ci sia un corrispondente aumento della criminalità nel suo complesso. Norme pensate per combattere la camorra sono state importate in un sistema – quello minorile – che aveva una sua logica costituzionale precisa, ribadita peraltro da una sentenza della Corte Costituzionale del 2000.

La ricerca criminologica sa da decenni che questa strada non funziona. La detenzione rafforza la coesione interna delle gang, cristallizza identità devianti, espone i ragazzi alla socializzazione criminale del carcere. Si producono i risultati che si dichiara di voler evitare. I problemi reali legati a povertà educativa, segregazione urbana, assenza di prospettive non si risolvono con un decreto d’urgenza, ma con servizi territoriali, comunità educanti, educatori di strada – investimenti pazienti e poco fotogenici che non producono risultati immediati e quindi, sistematicamente, non si fanno.

Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile ha destinato nel 2021 circa 14,5 milioni di euro a progetti in tutta Italia, una cifra ridicola a confronto del costo, economico e umano, del sovraffollamento carcerario minorile. Finché lo spettro della “baby gang” sarà più utile politicamente della noia della prevenzione, il circolo vizioso non si spezza.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione