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Questo è solo l’inizio: ora un programma democratico all’altezza delle aspettative del popolo italiano

Il punto dirimente non sono le primarie ma la discussione condivisione di un programma di effettiva trasformazione del Paese
Questo è solo l’inizio: ora un programma democratico all’altezza delle aspettative del popolo italiano
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Si sono dati la zappa sui piedi. Ovvero, per dirla in modo più raffinato col compagno Mao Zedong, hanno sollevato una grossa pietra e se la sono fatta cadere sugli stessi. La grande vittoria popolare del NO al referendum non ha solo dimostrato l’attaccamento della maggior parte del popolo italiano, ma soprattutto dei giovani, alla Costituzione della Repubblica fondata sul lavoro e sulla pace. Non ha solo respinto l’attacco all’indipendenza della magistratura, pilastro dello Stato di diritto e dell’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato.
Ha anche posto le premesse, ed anche e soprattutto per questo si caratterizza come una storica vittoria, per la destabilizzazione del campo della reazione, del potere mummificato asservito ai guerrafondai statunitensi e al genocida Netanyahu, che continua imperterrito a imbrogliare e sfruttare il popolo italiano per farsi gli affari propri nel modo più indecente e smaccato.

Le dimissioni dei vari loschi personaggi c che registriamo con soddisfazione a soli quattro giorni dal voto referendario sono solo l’inizio di una vera e propria slavina di inizio primavera e quella che è emersa finora è solo la punta dell’iceberg di un sistema di potere corrotto di cui dobbiamo liberarci al più presto se vogliamo che l’Italia riprenda a volare e ritrovi il posto che le spetta in un contesto internazionale in rapida trasformazione, ma ancora caratterizzato da gravi minacce alla stessa sopravvivenza dell’umanità ed a migliaia di anni di storia della civiltà.

A tal fine occorre procedere rapidamente alla strutturazione politica e inevitabile estensione della base popolare irriducibile e possente che è emersa dagli scioperi generali dell’autunno e si è abbattuta, grazie al referendum, come un fiume piena su di un assetto politico di cui emerge con innegabile evidenza la palese inadeguatezza e insanabile contraddizione con le autentiche esigenze ed aspirazioni del popolo e anzitutto delle classi lavoratrici e subalterne che da sempre portano sulle spalle il peso dell’economia e della società, inclusi ovviamente i fratelli e le sorelle migranti di cui è maturo l’inserimento a pieno titolo nella compagine nazionale rinnovata.

Occorre aggiungere che è in questo senso risulta inevitabile ed urgente l’epurazione dal claudicante campo dell’opposizione delle quinte colonne che hanno tramato e continuano a tramare per la conservazione del sistema, facendola finita una volta per tutte con la menzogna del “campo largo” ed eliminando le frange atlantiste e sioniste tuttora asserragliate nel Pd a difesa delle proprie poltrone.

Come giustamente rilevato fra gli altri da Giorgio Cremaschi e Tomaso Montanari, il punto dirimente non sono le primarie, ovvero la competizione interna al campo dell’alternativa sulla base di prospettive inevitabilmente personalistiche, ma la discussione condivisione di un programma di effettiva trasformazione del Paese. A partire dalla collocazione internazionale, per un rigetto totale del catastrofico avventurismo trumpiano e una presa d’atto della fine dell’alleanza occidentale, che si proiettino sui vergognosi vertici dell’Unione Europea, determinando la riconciliazione, nel segno della cooperazione e della pace, con le forze che auspicano l’affermazione senza compromessi del diritto internazionale, a partire dalla Cina popolare e socialista. Un programma che ponga al centro le questioni della pace, con la fine del genocidio tuttora in atto e la realizzazione dell’autodeterminazione del popolo palestinese e un NO al riarmo europeo che beneficia solo il complesso militare-industriale, fautore di impoverimento e paralisi dello sviluppo tecnologico e latore di disastri.

“Abbassare le armi per alzare i salari” deve essere la parola d’ordine, da tempo lanciata dall’Unione sindacale di base, che deve coinvolgere l’insieme del movimento operaio, verso nuovi grandi scioperi unitari che mettano in campo tutta l’enorme forza dei lavoratori e delle lavoratrici italiane da troppo tempo umiliati e bistrattati da governi asserviti al padronato più retrivo ed alla finanza internazionale. Scelte coraggiose ma inevitabili vanno compiute in settori strategici come l’ambiente e l’energia, i diritti dei migranti, i diritti civili, e l’informazione, mentre la magistratura indipendente, corroborata dal voto referendario, deve proseguire ed estendere l’opera di pulizia contro la corruzione e l’infiltrazione a tutti i livelli delle mafie e nuove voci democratiche devono levarsi dal seno stesso delle Forze dell’ordine e delle Forze armate, interessate a una prospettiva che ne valorizzi la professionalità a beneficio di un’effettiva sicurezza sociale e della pace.

Non si tratta di un programma troppo ambizioso perché è l’unico in grado di raccogliere e tradurre in realtà l’ansia di rinnovamento e giustizia espressa dai giovani e dalla parte migliore, che si è rivelata ampiamente maggioritaria, del popolo italiano, che è profondamente antifascista e non disposto a transigere sui principi della Costituzione repubblicana. Guai ad ignorarla.

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A cura di Paolo Frosina
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