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Robotaxi, debutto europeo nel 2026. Un mercato miliardario tra rischi e incognite

Entro fine anno partiranno i primi servizi su larga scala, ma restano dubbi su regole, sostenibilità economica e reale disponibilità dei consumatori ad adottare la guida autonoma
Robotaxi, debutto europeo nel 2026. Un mercato miliardario tra rischi e incognite
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Nel 2026 l’Europa si prepara a diventare il nuovo banco di prova globale per i robotaxi (nella foto un esempio, il Tesla Cybercab), segnando il passaggio dalla sperimentazione ai servizi commerciali su larga scala. Come riportato dalla testata specializzata Automotive News, diversi operatori stanno accelerando i lanci in città chiave come Londra, Monaco e Zagabria, con flotte senza conducente attese già entro la fine dell’anno.

A guidare questa trasformazione non è più soltanto la tecnologia, perché i sistemi di guida autonoma hanno raggiunto una maturità tale da non rappresentare più il principale ostacolo. La vera sfida è piuttosto rendere sostenibile il modello economico in un contesto europeo complesso, caratterizzato da regolamentazioni frammentate e costi elevati. Oggi, infatti, i robotaxi superano gli 8 dollari per chilometro, mentre la soglia di competitività è stimata intorno a 0,80 dollari.

Entro il 2030 si prevedono circa 120.000 robotaxi nelle città europee, mentre a livello globale la flotta potrebbe raggiungere tra 700.000 e 3 milioni di veicoli entro il 2035, secondo le stime del Boston Consulting Group. Il percorso verso la redditività resta però lungo: per raggiungere il pareggio economico, gli operatori dovranno distribuire tra 15.000 e 20.000 veicoli in almeno 10-15 città e attendere fino a sette anni, con investimenti iniziali che possono arrivare a 30 milioni di dollari per singolo mercato.

Oltre ai costi, resta centrale il tema della fiducia. In Europa e negli Stati Uniti solo il 30-35% degli utenti si dichiara disposto a utilizzare robotaxi, contro circa il 60% in Cina. Un divario che evidenzia come la percezione della sicurezza e l’accettazione sociale siano determinanti quanto l’innovazione tecnologica.

Un ulteriore limite riguarda la dipendenza europea da tecnologie sviluppate negli Stati Uniti e in Cina. Il vero valore dei robotaxi risiede infatti nel software e nei sistemi di intelligenza artificiale: il cosiddetto “tech stack”, ambito in cui l’Europa è ancora indietro. Questo squilibrio potrebbe tradursi in una perdita di competitività strategica nel lungo periodo.

Nel breve termine, il mercato europeo appare destinato a una fase di forte instabilità, con nuovi operatori pronti a entrare e altri a uscire rapidamente. Nel lungo periodo, però, i robotaxi potrebbero trasformare radicalmente la mobilità urbana, riducendo la proprietà privata dell’auto e ridefinendo l’intero ecosistema dei trasporti.

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