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Dopo l’incidente e il coma, torno per riflettere sulle strutture sanitarie dove mi hanno salvata

Da questa nuova condizione di paziente, ho potuto riflettere sulle strutture sanitarie, per esempio sull'ottima qualità del San Martino di Genova dove mi hanno letteralmente salvato
Dopo l’incidente e il coma, torno per riflettere sulle strutture sanitarie dove mi hanno salvata
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Ormai mi separano più di 7 mesi da quando ho scritto per l’ultima volta in questo spazio e il motivo non è la disaffezione dalla testata ma un tragico incidente. Incidente occorsomi a Recco: mentre attraversando sulle strisce sono stata investita da un furgone provocandomi lesioni gravissime. Un politrauma che ha portato a 2 mesi di coma, terapia intensiva e 5 interventi.

Per una come me, di sana costituzione fisica e che gli ospedali li aveva frequentati solo come progettista, è stato un trauma non indifferente.

Da questa nuova condizione di paziente, ho potuto riflettere sulle strutture sanitarie, per esempio sulla ottima qualità del San Martino di Genova dove mi hanno letteralmente salvato la vita. Successivamente i Centri di Riabilitazione, come il Don Gnocchi di La Spezia e di Torino. Questi ultimi ideati da un intraprendente prete, già cappellano militare con gli Alpini, che costruì una prima piccola struttura in legno che lui chiamava “la baracca” per ricoverare i bambini che avevano subito gravi menomazione a causa della guerra, i “suoi mutilatini”.

Dai primi anni ’50, la rete delle strutture intitolate a Don Gnocchi si è sviluppata tanto da contarne circa cinquanta in tutt’Italia. Particolare quella di Torino nel complesso di Villa Gualino nella collina torinese, dove il noto imprenditore e mecenate biellese Riccardo Gualino fece progettare e costruire nel 1928 dagli architetti romani Busiri Vici una bella struttura immersa in un parco di 100mila mq. La crisi economica mondiale, il fallimento della sue società e i suoi rapporti tesi col fascismo lo costrinsero ad emigrare in Svizzera. Il complesso fu poi acquisito dalla Federazione dei Fasci di Combattimento che lo riconvertirono a Colonia Elioterapica, chiamandola “3 Gennaio” secondo le tendenze dell’epoca, che valutava la cura del sole come uno dei mezzi più efficaci per debellare la Tbc.

Così l’architettura fu plasmata alla funzione con grandi vetrate, verande, terrazze e Villa Gualino che già era stata progettata con questi stilemi ben si adattava a questo scopo. Vari cambi di destinazione d’uso tra cui centro congressi, albergo, scuola di management, mentre una parte è stata destinata, con varie ristrutturazioni per adeguamento agli standard ospedalieri attuali, a Centro di riabilitazione con circa 60 posti letto ed ambulatori, oltre una deliziosa cappella e vari spazi comuni.

Un esempio virtuoso di utilizzo di un bene architettonico di grande valore il cui valore artistico ed ambientale, in sintesi la Bellezza, sono di aiuto e conforto per i ricoverati.

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