Referendum, l’invettiva del deputato Fi: “Nella campagna uno dei nostri si è nascosto, lo prenderei a calci nel sedere”
La resa dei conti post-referendaria dentro Forza Italia non accenna a fermarsi. Mentre metà partito si ribella al segretario Antonio Tajani – sfiduciato da Marina Berlusconi, che ha imposto la sostituzione del capogruppo al Senato Maurizio Gasparri – dai dirigenti azzurri parte il processo pubblico a chi è accusato di non essersi impegnato abbasatanza nella campagna per la riforma Nordio. Piuttosto esplicite in questo senso le parole del viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto: “Mi aspettavo di più dalla politica di territorio. Non aver guadagnato il favore del Sì in ben nove regioni a guida centrodestra significa che si poteva fare meglio, che non si è compreso fino in fondo il valore della campagna referendaria. Sarebbe bastato, numeri alla mano, anche “pareggiare” in quelle regioni per portare a casa il risultato”, ha detto in un’intervista a Repubblica.
Se Sisto non fa nomi e mantiene toni diplomatici, ben più mirata è l’invettiva di Tommaso Calderone, deputato siciliano e capogruppo azzurro in Commissione Giustizia alla Camera: “Nel nostro partito c’è un deputato che nella campagna referendaria si è nascosto/a. Non ha mai partecipato a nessun convegno, silente e non pervenuto/a”, scrive in un sibillino post su Facebook. Questa persona, accusa, “si vanta di una storia personale di cui non ha alcun merito e si narra che sia stato/a un sostenitore/sostenitrice del No. È stato beneficiato/a dal partito e non era stato neanche eletto/a. È stato/a candidato/a in partiti e coalizioni opposti alle nostre/i, e grazie a Forza Italia percepisce ventimila euro al mese. Però si nasconde. Est modus in rebus”, incalza. E chiosa: “Io personalmente lo/la prenderei a calci nel sedere”.

L’identikit corrisponde a un profilo ben preciso: quello di Caterina Chinnici, magistrata ed europarlamentare di Forza Italia, figlia di Rocco, giudice ucciso dalla mafia nel 1983. Chinnici, infatti, è stata eletta la prima volta a Bruxelles nel 2014 col Partito democratico, per cui è stata anche candidata (nel 2022) alla presidenza della Sicilia. Nel 2023 passa tra le file dei berlusconiani e ottiene la ricandidatura all’Eurocamera come capolista, ma arriva terza per numero di preferenze, non risultando eletta: per farle ottenere il seggio Tajani dovette chiedere di rinunciare al secondo classificato, l’assessore regionale Edy Tamajo. L’eurodeputata non risulta aver mai preso posizioni pubbliche per il Sì: insomma, la descrizione corrisponde in pieno. Ma Calderone, raggiunto dal Fatto, nega riferimenti specifici e sostiene di avercela in generale “con chi non si è impegnato per il referendum: era una riforma giusta ed epocale, voluta dal nostro presidente Berlusconi, e nessuno si poteva permettere di tirare indietro la gamba”, afferma. A buon intenditor…