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Difesa civile non armata e nonviolenta: ecco la proposta di legge popolare, ora serve l’impegno di tutti

Tre reti hanno depositato la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta, ossia il “programma costruttivo” del movimento pacifista e nonviolento italiano
Difesa civile non armata e nonviolenta: ecco la proposta di legge popolare, ora serve l’impegno di tutti
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L’ho scritto più volte: nel tempo della guerra globale permanente, i movimenti per la pace e il disarmo non possono più essere solo re-attivi nella forma della contestazione dei conflitti armati e dei genocidi, ma devono diventare pro-attivi nella costruzione di strutturali politiche di pace, coerenti con la Costituzione, anche sul piano legislativo. Lo aveva già chiaro Aldo Capitini che, concludendo nel 1961 dalla Rocca di Assisi la Marcia della pace per la fratellanza dei popoli, enunciò la Mozione del popolo della pace. Lo ha ribadito – e provato a realizzare – Alex Langer all’International Citizens’ assembly, in occasione della prima guerra del Golfo (e siamo ormai alla terza): “I movimenti per la pace devono sforzarsi di essere sempre meno costretti ad improvvisare per reagire a singole emergenze, ed attrezzarsi invece a sviluppare idee e proposte forti, capaci di aiutare anche la prevenzione, non solo la cura di crisi e conflitti. Dobbiamo, dunque, preoccuparci di alternative credibili, se non vogliamo finire per arrenderci alle “guerre giuste”.”

Forti di questa consapevolezza e raccogliendo quelle eredità, tre reti – Rete italiana pace e disarmo, Sbilanciamoci! e Conferenza nazionale enti di servizio civile – lo scorso 16 marzo hanno depositato presso la Corte di Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta, ossia il “programma costruttivo”, per usare il lessico gandhiano, del movimento pacifista e nonviolento italiano. E’ il salto di qualità di un movimento plurale che non solo contrasta guerre, bellicismo e militarismo, ma si propone come legislatore di alternative politiche attive di pace, attraverso un istituto di democrazia diretta.

Si tratta di una nuova fase della Campagna Un’altra difesa è possibile, che propone un aggiornamento del testo di legge già presentato due volta al Parlamento nelle precedenti legislature, sia come iniziativa popolare che parlamentare, ma mai calendarizzato. In questa fase di rinnovata corsa al riarmo e di guerra mondiale la nuova sottoscrizione di legge popolare, che ha sei mesi di tempo per concludersi, è l’occasione per aprire un ampio confronto culturale e politico sui temi della difesa e della sicurezza. E per comprendere chi saranno i veri compagni di strada – e non solo nelle piazze – una volta giunta in Parlamento.

Finalità della Campagna e della proposta di legge è dare piena attuazione e operatività alla sentenza della Corte Costituzionale n. 164 del 1985 che, grazie alle lotte degli obiettori di coscienza al servizio militare, ha riconosciuto piena legittimità costituzionale alla forma “civile” della difesa della patria, alternativa a quella militare, secondo gli articoli 11 e 52 della Costituzione italiana. Unico, seppur importante, effetto di quella sentenza fu l’equiparazione formale, ma non sostanziale, del servizio civile al servizio militare, mentre la “difesa non armata e nonviolenta della Patria” – pur indicata come primaria finalità del Servizio civile universale (decreto legislativo 40/2017) – non ha mai avuto dignità istituzionale, organizzativa e finanziaria minimamente paragonabile alla difesa militare. Essa di fatto non esiste, se non nell’impegno quotidiano, scarsamente riconosciuto, dei giovani volontari inseriti, anno dopo anno, nei progetti di servizio civile.

La proposta di legge di iniziativa popolare vuole invece l’istituzione del Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta, presso il quale siano collocati sia i Corpi civili di pace, “destinati a interventi di prevenzione dei conflitti, mediazione e assistenza nelle aree di crisi, in Italia e all’estero” – che richiamano sul piano nazionale il progetto che fu di Alex Langer sul piano europeo – che l’Istituto di ricerca per la pace e il disarmo, perché la pace non è solo assenza di guerra ma ricerca, pianificazione e organizzazione dei “mezzi” e degli “strumenti” alternativi per la risoluzione delle “controversie internazionali”. Tra i compiti del Dipartimento, anche “predisporre e aggiornare i programmi nazionali di difesa civile, non armata e nonviolenta, curandone l’attuazione e la formazione del personale e della popolazione”, perché la difesa non militare e la resistenza non armata hanno avuto innumerevoli sperimentazione storiche, ampiamente documentate, ma per diventare a tutti gli effetti gamba civile della difesa della patria devono essere intenzionalmente preparate, curate, organizzate.

Si apre, dunque, il tema cruciale del finanziamento della difesa civile non armata e nonviolenta, per il quale la proposta di legge prevede un doppio canale: un Fondo nazionale pluriennale dedicato a tutti i programmi del Dipartimento – e basterebbe stornare e dirottare qui una quota rilevante delle crescenti spese per la difesa militare – e un finanziamento popolare, attraverso la formula dell’opzione fiscale pari al sei per mille in sede di dichiarazione dei redditi. Ossia attraverso il riconoscimento del diritto dei cittadini di finanziare gli investimenti per la pace, anziché le spese per la guerra.

Insomma, un’altra difesa è possibile: bisogna volerlo, sottoscrivendo qui la legge di iniziativa popolare, diffondendo la Campagna, facendo iniziative pubbliche di presentazione dei contenuti. Servono almeno 50.000 firme entro il 15 settembre e l’impegno di tutti e tutte.

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