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Ultimo aggiornamento: 16:02

Bindi striglia Conte e Schlein: “Ma quali primarie, da soli non ce la fate. Serve qualcuno che vi metta intorno a un tavolo”. Su La7

Il monito dell'ex ministra: la vittoria referendaria del No premia la Costituzione, la pace e la giustizia, non i partiti di centrosinistra
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Io mi sono un po’ arrabbiata quando in conferenza stampa Giuseppe Conte ha lanciato le primarie per la leadership di centrosinistra, e per giunta durante lo spoglio, cioè quando ancora non avevamo i dati certi sui risultati del referendum sulla giustizia”. Così Rosy Bindi, ex ministra della Sanità ed ex presidente della Commissione Antimafia, ha bacchettato a In altre parole (La7) il leader del M5s Giuseppe Conte, che ha proposto le primarie del centrosinistra proprio mentre erano ancora in corso le operazioni di scrutinio del referendum sulla giustizia.

Bindi riconosce l’impegno comune dei partiti di centrosinistra nella campagna referendaria, ma rifiuta l’idea di trasformare quel risultato in un successo personale o di partito: “È stata una vittoria di tutti, ma non si può trasferire il risultato del referendum a un risultato dei partiti di centrosinistra. Questo non è un voto sui capi, questo è stato un voto su un progetto e su un programma, che è la Costituzione italiana, la pace e la giustizia“.

Massimo Gramellini le domanda allora se serva quella “personalità autorevole” di cui aveva parlato in un’intervista a La Stampa per accompagnare la formazione della coalizione. E mostra un’infografica con i volti di Romano Prodi, Pier Luigi Bersani e Ernesto Maria Ruffini, chiedendo esplicitamente: “È “il papa straniero” che Elly Schlein non vuole?“.
Bindi sorride e risponde senza rivelare nomi: “Non dirò mai chi potrebbe essere questo personaggio, è sicuramente un uomo”. Spiega che la sua preoccupazione principale è che i leader attuali, concentrati sulla questione della leadership, rischiano di non discutere i nodi reali: “Quello che devono fare è mettersi intorno a un tavolo a lavorare. Devono risolvere i problemi”.

Secondo Bindi le primarie, senza un lavoro preventivo sui contenuti, rischiano di diventare non un’occasione di partecipazione, ma una responsabilità addossata sui potenziali elettori: ” Non possono scaricare sugli elettori i problemi che ci sono, per esempio, sulla politica estera, che sono evidenti, i problemi su come gestire l’immigrazione, i problemi sulla sicurezza, le visioni diverse sulla sanità“.
Bindi non risparmia nemmeno Elly Schlein. La segretaria del Pd, in conferenza stampa, aveva affermato chiaramente che era “finito il tempo dei papi stranieri e dei federatori”. Con questa espressione Schlein intendeva chiudere alla figura storica di un candidato premier esterno ai partiti principali della coalizione (come fu Romano Prodi negli anni ’90 e 2000), scelto per unire forze divise grazie alla sua autorevolezza trasversale o civica.
Per la leader dem oggi l’alternativa alla destra deve emergere organicamente dai partiti stessi, possibilmente attraverso primarie democratiche. Bindi si dice parzialmente d’accordo: “Conte ha sbagliato a lanciare le primarie, Schlein nella conferenza stampa dice che è finito il tempo del papa straniero. Posso anche essere d’accordo. Ma non escluda, almeno in questa fase, l’idea che ci sia qualcuno che si adopera per creare la coalizione. Perché io temo che da soli non ce la faranno. Non riescono a parlarsi fra di loro. Rinviano le cose importanti: dopo un risultato come questo, ragionano di primarie. No, francamente no“.

E ribadisce: “Se non c’è qualcuno che li accompagna, io ho paura che questo lavoro non lo fanno, e se non fanno questo lavoro le elezioni non si vincono. Mentre io, siccome voglio vincere le elezioni, vorrei che fossero capaci di presentare agli italiani una visione, un progetto, un programma dove tutte queste grandi questioni hanno una soluzione”.

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A cura di Paolo Frosina
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