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Post referendum, il centrosinistra vuole che Meloni scopra le carte: “Chiarezza circa le prospettive dell’agenda governativa”

Lettera dei leader di opposizione ai presidenti di Camera e Senato: "Sollecitare la premier affinché, alla luce dell’esito del referendum e dopo le successive dimissioni, riferisca in Aula circa le linee di indirizzo dell'esecutivo". Intanto è già campagna elettorale
Post referendum, il centrosinistra vuole che Meloni scopra le carte: “Chiarezza circa le prospettive dell’agenda governativa”
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Chiarezza e responsabilità nei confronti delle Camere e degli elettori circa le prospettive dell’agenda governativa”. Tradotto dal politichese: dopo la batosta del referendum, ora Giorgia Meloni cosa vuole fare? È quello che si chiedono tutti i leader di opposizione in una lettera inviata ai presidenti del Senato Ignazio La Russa e della Camera Lorenzo Fontana su proposta delle capigruppo di Iv Raffaella Paita e Maria Elena Boschi, e sottoscritta dai presidenti dei gruppi Pd, M5S e Avs di Senato e Camera. Il testo (nonché l’obiettivo) della missiva è chiaro: cercare di far scoprire le carte in mano alla leader di Fratelli d’Italia. Leggere per credere: “Sollecitare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni affinché, alla luce dell’esito del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo e dopo le successive dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Delmastro, del capo di Gabinetto dello stesso ministero Giusi Bartolozzi e della ministra del Turismo Santanchè, riferisca in Aula circa le linee di indirizzo del governo. È del tutto evidente – è la chiusa della lettera – che i suddetti avvenimenti impongono chiarezza e una specifica assunzione di responsabilità nei confronti delle Camere e degli elettori circa le prospettive dell’agenda governativa“.

Non è un mistero, del resto, che tra i palazzi circoli la voce – mai confermata – che la premier stia pensando alle elezioni anticipate per evitare di farsi logorare nel tempo che manca fino al prossimo appuntamento con le politiche del 2027. Il mezzo terremoto nel governo e all’interno della maggioranza dopo il trionfo del No è stata la prima, vera sconfitta per la coalizione a trazione Fratelli d’Italia e le ore immediatamente successive al tonfo hanno dimostrato che la tenuta del centrodestra non è ermetica come si pensava. Non solo. La grande affluenza e la vittoria del No hanno dato al contrario nuova linfa e credibilità al centrosinistra, che ora sta cercando di cavalcare l’onda lunga del rinnovato consenso. Non è un caso, del resto, che a risultati ancora non definitivi il leader del M5s Giuseppe Conte ha subito aperto alle primarie di coalizione per la scelta del premier, concetto ripetuto anche oggi in un’intervista a Telecolor. Senza mezzi termini: “Io avevo sempre detto che non volevo parlare di primarie ma davanti a un voto referendario così partecipato, di fronte a tanti giovani che hanno voglia di partecipazione democratica, anche io mi sono convinto che può essere il modo migliore per dare una possibilità a tutto il popolo progressista, giovani, adulti, anziani, che vogliono cambiare pagina rispetto a questi anni, direi molto molto deludenti, del governo Meloni. Dobbiamo offrire una possibilità di partecipazione democratica, di qui le primarie”.

Insomma, il centrosinistra è tecnicamente già in campagna elettorale, come si intuisce anche dalle altre dichiarazioni dei suoi leader. Come la segretaria del Pd Elly Schlein: “Saremo noi a dover offrire un’idea diversa e lo dovremmo fare insieme, lo dovremmo costruire mettendoci al tavolo sulle tante cose che già condividiamo e anche su quelle su cui all’interno della coalizione ancora non siamo tutti d’accordo” ha detto la segretaria dem alla convention per gli Stati Uniti d’Europa organizzata da +Europa a Roma. “Ci lavoriamo, io vi chiedo di lavorarci non da soli, ma in mezzo alle persone – ha aggiunto – Queste destre nazionaliste hanno accresciuto il consenso in questi anni alimentando le paure concrete delle persone che non vanno né banalizzate, vanno guardate, ascoltate fino in fondo, hanno accresciuto il consenso alimentando le paure, soprattutto le paure per le diversità“. Lavori in corso, quindi, mentre nel fronte di maggioranza continuano i veleni e le scosse di assestamento. In visione di cosa? Dell’ultimo anno di legislatura e, magari, di una finanziaria che in tempi di guerra già si preannuncia molto dura? Oppure verso un appuntamento con le urne da anticipare già a prima della prossima estate?

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