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Nordio beve spritz nella sua Treviso dopo la batosta al referendum: “Mi immergo in Beethoven e Shakespeare”

Il ministro della Giustizia è tornato nella sua città, dove i “no” hanno vinto per 330 voti (50,39 per cento contro 49,61 per cento)
Nordio beve spritz nella sua Treviso dopo la batosta al referendum: “Mi immergo in Beethoven e Shakespeare”
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Non fosse che è protetto a vista da quattro guardie del corpo, sembrerebbe un qualsiasi pensionato che sta seduto al bar, si crogiola al sole e aspetta l’ora di pranzo. Il rito sempre uguale di chi non ha niente da fare in una città di provincia, sul far del mezzogiorno. Piazza Hesperia è un po’ appartata, rispetto alla più scenografica e famosa Piazza dei Signori. A due passi c’è la duecentesca Loggia dei Cavalieri, poco lontano il mega negozio degli United Colors of Benetton, quindi i portici del Calmaggiore. Sono i luoghi immortalati dal film “Signore & Signori” che hanno catturato l’anima godereccia e boccaccesca di Treviso. Carlo Nordio non è un pensionato qualsiasi, anche se lo è diventato quando lasciò la magistratura nel 2017, al compimento dei 70 anni. Adesso il suo lavoro è quello del Guardasigilli, il ministro della Giustizia che avrebbe voluto disfare e rifare la Costituzione, per entrare nei libri di storia al pari di Giuliano Vassalli, il riformatore del codice di procedura penale.

Gli agenti gli fanno da scudo. Lui se ne sta assorto, quasi assopito, rimuginando pensieri cupi nel giorno in cui è tornato a casa dopo la tempesta perfetta del referendum. I trevigiani doc sono fatti così, considerano il cuore della città dentro le mura cinquecentesche come il centro del mondo, un luogo della memoria, un’intangibile comfort zone, il buen retiro dopo la battaglia. Figlio e fratello di avvocati, anche Nordio non sfugge a questa disposizione d’animo. A Roma e in Italia la battaglia è stata persa in modo devastante e così ha dovuto attendere qualche giorno prima di tornare. Nel frattempo la presidente del consiglio Giorgia Meloni gli ha decapitato il Ministero della Giustizia, togliendo di mezzo la potente capa di gabinetto Giusi Bartolozzi e il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove. Dopo essere stato infilzato come un San Sebastiano dalle opposizioni nell’aula della Camera dei Deputati, Nordio ha ripreso mestamente la via verso il Veneto, senza nemmeno potersi consolare con il record del 58 per cento dei “sì” in regione, visto che a Treviso i “no” hanno vinto per 330 voti (50,39 per cento contro 49,61 per cento).

Quasi nessuno si accorge del ministro che pilucca in solitudine le patatine davanti al tavolino dell’osteria Hesperia, mentre tiene in mano il bicchiere con lo spritz rosso, una fettina di limone e due cubetti di ghiaccio. “Niente dichiarazioni, non parlo di politica… – risponde – Mi immergo solo in Beethoven e Shakespeare”. Accenna una citazione in inglese, poi preferisce lasciar perdere. Eppure c’è tempo per la fotografia con lo spritz, evidente consolazione di una settimana sfortunata. Il ministro, infatti, non brinda. Beve. Guardandolo viene alla mente la storia della sinfonia n. 5 di Beethoven, che è nota come la Sinfonia del Destino, perché l’incipit Ta-ta-ta-taaaa. Ta-ta-ta-taaaa rappresenta – come spiegò lo stesso compositore – “il battere del destino alla porta”. Anche davanti alla porta di Nordio e del referendum si sono compiuti i giorni del destino. “Tanto presto, quel che risplende è pronto a sparire”, il celebre verso del “Sogno di mezza estate” di Shakespeare è ugualmente un epitaffio alla caducità delle cose.

Nordio ha la consuetudine di sedersi a quel tavolino, il venerdì o il sabato mattina. “Se c’è la moglie, la scorta è di cinque agenti, se c’è solo lui ne bastano quattro” spiega un bottegaio. Dopo la batosta nelle urne, può restare al suo posto o dovrebbe andarsene? Sotto i portici le versioni divergono, com’è normale nelle chiacchiere da bar. “Per me non è successo niente” dicono ai Soffioni. “No comment. È una vecchia regola che ho imparato da mio padre, ognuno deve saper stare al suo posto” risponde il titolare di Alfredo, dove si mangiano i migliori panini con la porchetta di Treviso. Si riferisce alla discrezione dell’esercente, non al destino del ministro. “Lei lascerebbe un posto dove si guadagnano ventimila euro al mese?” domanda, conoscendo già la risposta, un venditore di anticaglie.

Mario è, invece, un giocatore della palla ovale che nel 1978 vinse, da seconda linea, il primo scudetto del Treviso (che allora si chiamava Metalcrom). “Il rugby è uno sport di lealtà, non di furbizia come il calcio, dove tutti rotolano, invece di giocare. Chi entra in politica magari la lealtà ce l’ha all’inizio, poi si accomoda su quelle poltrone e la perde… Io non posso dire che cosa debba decidere un politico, però…”. Però? “…quelli che praticano gli sport sanno che ci vogliono tre anni perché una squadra dia il massimo, impegnandosi con la fatica e il lavoro. Se in tre anni non arrivano i risultati, allora è meglio che l’allenatore e i giocatori vadano a casa”. Prosit.

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A cura di Paolo Frosina
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