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Cuore bruciato, la famiglia del piccolo Domenico chiede 3 milioni di risarcimento al Monaldi. L’ospedale: “Valutazioni in corso”

Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo-Mercolino ha chiesto al governatore Fico le dimissioni del vertice rimasto "indifferente". Anna Iervolino, dg dell’Azienza ospedaliera dei Colli: “Sorprende che una comunicazione qualificata come strettamente riservata venga oggi utilizzata in sede pubblica"
Cuore bruciato, la famiglia del piccolo Domenico chiede 3 milioni di risarcimento al Monaldi. L’ospedale: “Valutazioni in corso”
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Ancora tensione tra la famiglia del piccolo Domenico – il bimbo morto il 21 febbraio in seguito a un trapianto di cuore non andato a buon fine – e l’ospedale Monaldi. Il nuovo capitolo si apre con una lettera inviata anche al governatore della Campania, Fico, da parte di Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia Caliendo-Mercolino che sottolinea come i vertici dell’azienda non abbiano risposto ad una richiesta di risarcimento. La replica: “L’Azienda ha ricevuto una proposta stragiudiziale, il giorno dopo il funerale del piccolo Domenico, espressamente qualificata come riservata, contenente una richiesta risarcitoria di 3 milioni di euro e formulata in termini dichiaratamente non negoziabili. La vicenda cui la proposta si riferisce è, come noto, attualmente all’esame dell’Autorità giudiziaria nella fase delle indagini preliminari”.

Secondo il legale della famiglia, il vertice dell’ospedale rimane “indifferente, opaco, istituzionalmente sordo” di fronte a una “legittima proposta di bonario componimento in sede stragiudiziale della componente risarcitoria della vicenda”. L’avvocato Petruzzi segnala quello che a suo parere rappresenta un paradosso: “Siamo stati chiamati per l’albero in suo ricordo, un tentativo di riabilitare l’immagine pubblica del Monaldi attraverso un gesto di facciata”.

Petruzzi sostiene che all’Azienda Ospedaliera dei Colli, via posta elettronica certificata, è stata trasmessa “una proposta di dialogo, non una dichiarazione di guerra” nel tentativo di evitare alla famiglia una ulteriore “devastazione psicologica” derivante da “un giudizio civile sovrapposto al procedimento penale in corso”. Si tratta di un “invito a sedersi attorno a un tavolo, nel rispetto della dignità delle parti. Il Monaldi non ha risposto. Non ha risposto con un diniego motivato. Non ha risposto con una controproposta. Non ha risposto con un semplice atto di accuse ricevute. Ha semplicemente eliso la comunicazione, come se quella Pec non fosse mai stata trasmessa, come se la famiglia Caliendo-Mercolino non esistesse, come se la morte di Domenico fosse un fatto del quale l’Azienda non avvertisse il peso di una risposta istituzionale minima”.

L’avvocato tiene a precisare che “la famiglia Caliendo-Mercolino sente il dovere di dichiarare pubblicamente, senza esitazione e senza alcuna remora, di non avere il benché minimo motivo di vergognarsi per aver avanzato una richiesta risarcitoria”.

Nella parte in cui si rivolge a Fico, il legale esorta il governatore “affinché eserciti i poteri di vigilanza e di controllo che l’ordinamento gli attribuisce sull’operato delle aziende sanitarie regionali, e affinché valuti con urgenza la posizione della dirigenza generale attualmente alla guida dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – Presidio Monaldi”. “Chiediamo formalmente e pubblicamente le dimissioni della dirigenza del Monaldi. Non per spirito di rivalsa, ma perché la continuità di una gestione dimostratasi strutturalmente inadeguata tanto nella fase della crisi quanto nella fase degli strascichi costituisce, a nostro avviso, un elemento di rischio istituzionale per i pazienti, le famiglie e gli operatori sanitari onesti che operano quotidianamente in quella struttura”.

La replica è firmata da Anna Iervolino, dg dell’Azienza ospedaliera dei Colli che comprende anche il Monaldi: “L’Azienda ha ricevuto una proposta stragiudiziale, il giorno dopo il funerale del piccolo Domenico, espressamente qualificata come riservata, contenente una richiesta risarcitoria di 3 milioni di euro e formulata in termini dichiaratamente non negoziabili. La vicenda cui la proposta si riferisce è, come noto, attualmente all’esame dell’Autorità giudiziaria nella fase delle indagini preliminari. La valutazione della richiesta risarcitoria impone lo svolgimento di approfondite valutazioni tecnico-legali, anche alla luce degli accertamenti in corso e, per loro natura, non possono essere compresse entro i rigidi termini unilaterali indicati dalla controparte. Non può pertanto parlarsi di mancata apertura di una trattativa, in assenza di un effettivo spazio negoziale nella proposta ricevuta”.

Iervolino scrive ancora: “Sorprende, inoltre, che una comunicazione qualificata come strettamente riservata venga oggi utilizzata in sede pubblica, con modalità che non appaiono coerenti con la natura dell’interlocuzione stragiudiziale e che non favoriscono un confronto sereno nelle sedi proprie con l’avvocatura dell’Azienda. Solo martedì 24 marzo è pervenuta una richiesta di incontro della controparte, che l’Ufficio Legale ha immediatamente preso in carico, avviando le necessarie attività organizzative. Tale iniziativa è stata tuttavia preceduta da una evidente strategia di esposizione mediatica della vicenda, che rischia di sovrapporre il piano della comunicazione a quello, ben diverso, del corretto confronto tecnico-giuridico”.

La contro-replica dell’avvocato Petruzzi: “La proposta stragiudiziale era riservata. Questo Studio ha rispettato quel vincolo: la lettera aperta pubblicata nell’interesse della famiglia Caliendo-Mercolino non conteneva alcun riferimento agli aspetti tecnici, economici o negoziali della proposta – nessuna cifra, nessuna condizione, nessun termine. Ciò che questa difesa ha scelto di rendere pubblico, decorso inutilmente il termine assegnato, non è il contenuto della proposta: è il silenzio dell’Azienda”.

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