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Epatite A a Napoli, all’ospedale Cotugno 60 ricoverati. L’infettivologa: “Meglio evitare anche il sushi”

Finora sono stati registrati 150 casi di contagio. Novella Carannante, infettivologa: "Dobbiamo affrontare il periodo di Pasqua, bisogna capire come andrà in quel periodo"
Epatite A a Napoli, all’ospedale Cotugno 60 ricoverati. L’infettivologa: “Meglio evitare anche il sushi”
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Sessanta persone sono ricoverate all’ospedale Cotugno di Napoli a causa dell’epatite A, che nel mese di marzo ha registrato 89 contagiati. “Un assoluto picco”, spiega Novella Carannante, infettivologa nella struttura sanitaria, specializzata nella cura delle malattie infettive. “Abbiamo avuto – spiega – diverse dimissioni e un calo degli arrivi, ma il 25 marzo sette nuovi ricoverati con l’epatite. Quindi non si è fermato il contagio e dobbiamo affrontare il periodo di Pasqua, bisogna capire come andrà in quel periodo”. La tradizione pasquale vede infatti i frutti di mare al centro dei menu in Campania, in particolare il giovedì santo e Carannante dà consigli precisi: “I frutti di mare vanno mangiati ben cotti, frutta e verdura vanno lavate bene e per molti minuti. Al momento non ci risultano contagiati da frutta e verdura, mirtilli e frutta, tutti i ricoverati hanno mangiato mitili“. Uno dei contagiati ha riferito al Cotugno di aver mangiato frutti di mare addirittura in cinque luoghi diversi nei giorni precedenti. La dottoressa Carannante invita alla prudenza anche per il sushi: “Non è un periodo adatto per consumarlo, l’abbattitore non serve a distruggere il virus dell’epatite A“.

Anche nell’estate del ’73, quando Napoli fu devastata da un’epidemia di colera, furono le cozze le principali accusate della diffusione di un virus letale. E in quella circostanza decine e decine di attività commerciali che operavano nel settore ittico furono costrette alla chiusura. Non siamo oggi a quei livelli anche se c’è massima attenzione sull’evoluzione dell’epatite A per la quale finora si sono registrati in totale 150 casi con decine di persone attualmente ricoverate. Le preoccupazioni, forti, riguardano anche le ripercussioni economiche, che cominciano a farsi sentire. Domenica 22 marzo si è registrato un vero e proprio tracollo delle vendite. Il divieto di consumo di frutti di mare crudi ha trascinato con sé in una spirale negativa tutto il pescato. Affari azzerati per le pescherie e grandi timori alla vigilia del periodo pasquale quando si registra solitamente un’impennata di vendita.

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