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Carburanti, Urso: “In Italia meno aumenti che negli altri Paesi europei”. Ma omette la riforma di Sanchez (e la fine degli sconti)

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy celebra i minori aumenti in Italia rispetto a Francia, Germania e Spagna, ma mancano dati cruciali su Madrid e sulle misure temporanee del governo
Carburanti, Urso: “In Italia meno aumenti che negli altri Paesi europei”. Ma omette la riforma di Sanchez (e la fine degli sconti)
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“Il prezzo dei carburanti è cresciuto in Italia molto meno che negli altri Paesi europei, meno della metà rispetto a Paesi come la Germania, la Francia e la Spagna a dimostrazione di come i nostri strumenti di monitoraggio, preventivi, di controllo e trasparenza messi in atto sono stati più efficaci tanto che, ad esempio la Germania proprio oggi ha approvato dei provvedimenti per controllare la filiera del prezzo seguendo la nostra strada”. L’ottimismo è il sale della vita, recitava un antico spot, e il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, deve averne fatto tesoro nel rispondere alle domande dei cronisti a a margine dell’inaugurazione di Cosmoprof a Bologna. I dati a cui Urso si riferisce sono quelli pubblicati stamattina dal suo stesso ministero attraverso una comparazione dei prezzi di Italia, Germania, Francia e Spagna. La fonte del report è, a riprova della bontà dei dati, il Weekly Oil Bulletin della Commissione europea.

Sulla base di questi numeri, afferma il Mimit, si può dire che “l’Italia registra la crescita più contenuta dei prezzi dei carburanti tra i principali Paesi europei e, al contempo, i prezzi medi di benzina e gasolio inferiori rispetto alle grandi economie industriali dell’Unione europea, Francia e Germania”. I dati, aggiunge il ministero in stereofonia al suo ministro, “confermano in modo inequivocabile l’efficacia del sistema di monitoraggio introdotto dal Governo nel gennaio 2023 e dei controlli tempestivamente attivati fin dall’inizio delle tensioni in Iran”.

Nel confronto con i principali grandi Paesi europei, secondo il Mimit, il prezzo della benzina in Italia è aumentato nell’ultimo mese del 7,5%, meno della metà rispetto a Francia (+15,4%) e Spagna (+17,8%) e meno della Germania (+13,8%). Analoga dinamica per il gasolio: l’incremento in Italia è stato del 18,9%, significativamente inferiore rispetto agli altri grandi Paesi europei (Spagna +32,3%, Francia +27,8%, Germania +22,9%).

La tabella sull’andamento dei prezzi dei carburanti diffusa dal Mimit

Nel dettaglio, nella settimana dal 17 al 23 marzo, scrive ancora il ministero, il prezzo medio in Italia è stato pari a 1,779 euro a litro per la benzina e 2,023 euro/l per il gasolio, contro 1,973 euro/l per la benzina e 2,109 euro/l per il gasolio in Francia e 2,075 euro/l per la benzina e 2,130 euro/l per il gasolio in Germania. Il Mimit rivendica poi che l’Italia “ha messo in campo misure mirate, come il credito d’imposta per gli autotrasportatori, per evitare che gli aumenti legati al conflitto si trasferissero sui prezzi dei beni trasportati, alimentando l’inflazione, che comunque in Italia resta tra le più basse d’Europa, segnando a febbraio l’1,5% rispetto al 2,1% della media europea (dati Eurostat)”.

Che si volontario o meno, dalla ottimistica lettura del ministero mancano tre o quattro elementi, anche importanti. Gli anglofoni lo chiamano cherry picking, l’arte retorica di scegliere le informazione favorevoli alla propria tesi omettendo le altre. In primo luogo, per uno sfortunato tempismo, proprio mentre il ministero si vantava della bassa inflazione italiana di febbraio (prima della guerra, peraltro) l’Ocse dava le previsioni per il prossimo futuro: +2,4%. C’è poi da aggiungere, e non è secondario, che i prezzi italiani sono scesi per effetto di una misura di governo – i 25 cent di sconto varati il 18 marzo – che non solo è temporanea (ultimo giorno il 7 aprile), ma è stata già in buona parte erosa dagli aumenti prima e dopo la sua entrata in vigore. I cittadini tedeschi e francesi non hanno beneficiato fin qui di alcuno sconto. Mentre in assenza di nuovi onerosi interventi, i cittadini italiani vedranno prima riassorbirsi per intero lo sconto in vigore per poi trovarsi dall’8 aprile con un rialzo netto di 25 centesimi che farà saltare ogni comparazione.

C’è poi un terzo punto ed è il citato esempio spagnolo: lo specchietto del governo prende per buoni i dati della commissione Ue. Ma l’Oil Bulletin è costruito sul valore medio della settimana precedente, in questo caso da martedì 17 marzo a lunedì 23. Solo che venerdì scorso il governo socialista di Pedro Sanchez ha approvato un taglio strutturale dell’Iva sui carburanti, dal 21 al 10%, valido fino almeno al 30 giugno. E i benefici sul prezzo dei carburanti sono stati così evidenti che nel weekend si è molto parlato sui media di “turismofrancese e portoghese in terra spagnola per fare il pieno. In ogni caso, il dato pubblicato fotografa una situazione vecchia, a maggior ragione perché il mercato del petrolio ha mostrato tutta la sua volatilità in queste settimane. Per avere un dato reale meglio andare sul sito del ministero della Transizione ecologica spagnolo che, analogamente al Mimit, fornisce quotidianamente il file con tutti i dati dei distributori sul territorio. E dunque: oggi un litro di benzina in Spagna costa in media 1,57 euro (non 1,733). Parimenti, un litro di gasolio si attesta a 1,77 (non 1,883). Di conseguenza, gli aumenti percentuali di benzina e gasolio accumulati dal 23 febbraio crollano rispettivamente dal 17,8 al 6,7% e dal 32,3 al 24,38%.

A voler cedere al puntiglio viene da chiedersi infine che senso abbia propagandare un confronto con altri Paesi europei senza parametrare ciò che si confronta con il reddito di chi vi abita. Certo, lo scopo del ministero è far notare che gli aumenti italiani sono stati contenuti. Ma i due euro al litro di un italiano sono gli stessi due euro del francese e del tedesco? I dati Eurostat dicono che il reddito netto di una famiglia italiana di due persone senza figli è di 50.700 euro. Quello di una famiglia francese, misurato a parità di potere d’acquisto, è di 57.700. Quello di una coppia tedesca è di 73mila. E pure gli spagnoli hanno più risorse degli italiani: 54mila euro a coppia. E la benzina costa comunque meno.

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