“Dimissioni di Delmastro e Bartolozzi? Forse se ci pensavano prima del voto, recuperavano un po’. Invece hanno tardato troppo. Quelle dimissioni sono doverose ma rischiano di essere tardive, perché quello che si sa oggi si sapeva anche prima“. Così a Dimartedì (La7) il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, commenta il terremoto nel governo Meloni con le dimissioni di Andrea Delmastro e di Giusi Bartolozzi, rispettivamente sottosegretario e capo di gabinetto del ministero di Giustizia, volute dalla premier Giorgia Meloni.
“Queste dimissioni volute da Meloni sanno tanto di capro espiatorio – osserva il direttore del Fatto – In più, Delmastro e Bartolozzi si dimettono, Nordio no. Questo è il problema principale. Chi è che ha riempito il ministero di personaggi impresentabili? Chi è che ha firmato una schiforma, che ha mandato il governo a schiantarsi? Chi è che ha detto che ‘il Csm usa metodi paramafiosi’? Chi è che ha sbagliato tutta la campagna facendo capire esattamente di che si trattava, cioè di una riforma della casta per mettere le mani sulla giustizia?”.
E sottolinea: “Esistono anche colpe politiche, non è che ci siano soltanto le colpe penali, che peraltro non abbiamo potuto vedere esaminate dai magistrati, perché Nordio è stato scudato, insieme a Mantovano, Piantedosi e pure alla Bartolozzi, per aver fatto liberare un criminale matricolato come Al Masri, condannato dalla Corte Penale Internazionale, e che la nostra polizia e la nostra magistratura avevano arrestato”.
Travaglio poi si sofferma sulla richiesta avanzata da Giorgia Meloni alla ministra del Turismo Daniela Santanché perché si dimetta: “Se la Santanchè si rifiuta di dimettersi, impuntandosi, sarà un bel problema. È una notizia che la Meloni le chieda sensibilità, ma è anche una notizia che gliela chieda solo adesso, perché mentre il caso Bartolozzi è di tre settimane fa e il caso Delmastro è di una settimana fa, il caso Santanchè è di almeno due anni fa. E allora che cos’è cambiato? Non è cambiato niente rispetto a prima: semplicemente la Meloni ha capito di avere un elettorato molto più legalitario di quello che lei pensasse. E ci voleva questo referendum?”.
E rincara: “Se tu Meloni tieni lì la Santanchè per due anni, poi come le spieghi che adesso se ne deve andare perché hai perso il referendum? Non possono esistere solo capri espiatori. È la Meloni che se li è scelti e se li è tenuti lì. Un’autocritica battendosi il petto sul petto degli altri conta fino a un certo punto“.
Il direttore del Fatto conclude: “Meloni dovrebbe andare davanti agli italiani a dire: ‘Ho sbagliato clamorosamente a scegliere il ministro della Giustizia e la ministra del Turismo’. Che peraltro era già protagonista di rovesci finanziari delle sue società. Eppure, la Meloni l’ha tenuta lì dopo che ha inanellato uno, due, tre processi e ha risarcito addirittura per la faccenda della truffa Inps. Quindi, aveva già fatto una bella ammissione sul fatto che quella roba lì non era un’invenzione. E adesso come fai a spiegare che, dopo due anni, è cambiato tutto perché hai scoperto che gli italiani ci tengono alla legalità? Forse lo potevi immaginare anche prima”.