Il sogno di Meloni diventato incubo in poche ore. Perché Nordio resta al suo posto?
In poche ore il sogno di Giorgia Meloni si è trasformato in un incubo e in una clamorosa debacle. Sono bastate 23 ore dedicate al voto referendario sulla separazione delle carriere, a cui hanno partecipato in massa milioni di italiani per frantumare il progetto che fu di Licio Gelli, poi di Silvio Berlusconi e infine di Giorgia Meloni. Un progetto finalizzato a rompere gli equilibri istituzionali nati dalla Costituente dopo la caduta del fascismo che prevedono un equilibrio tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario e dunque attraverso l’obbligatorietà dell’azione penale un autonomia della magistratura dal potere politico. Un progetto che voleva arrivare in sostanza alla sottomissione e al controllo della magistratura, considerata un ostacolo all’azione del governo.
E’ vero, come ha scritto Marco Travaglio su questo giornale che Giorgia Meloni ha lanciato questo referendum per conto terzi, ovvero per Forza Italia, ma è altrettanto vero che a un certo punto la presidente del Consiglio deve aver sognato di poter lasciare un segno tangibile e irreversibile del suo governo che sarebbe andato alla storia come il primo vero guastatore della Costituzione italiana e la fine di quell’equilibrio dei poteri scelto dai costituenti. Un segno che sarebbe stato vitale per il governo Meloni visto che se si dà uno sguardo a questi quattro anni di governo non si vede niente che possa andare alla storia con con la S maiuscola, se non effetti negativi come una crescita della pressione fiscale, una scandalosa politica salariale e una obbedienza cieca alle follie di Donald Trump con relativi danni per l’economia italiana.
La Presidente del Consiglio, travolta dagli eventi, è stata costretta a “licenziare” il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la capa gabinetto del ministro Nordio Giusi Bartolozzi, oltre alla richiesta di dimissioni della ministra del Turismo, Daniela Santanchè, ma così facendo ha salvato i due principali responsabili di questa sconfitta: se stessa e il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Se si dà uno sguardo alle dichiarazioni di Giorgia Meloni alla fine della campagna elettorale per il Sì non si può far finta che quegli attacchi scomposti ai magistrati siano in buona fede. Sostenere che se avesse vinto il No i magistrati avrebbero messo in libertà stupratori e pedofili è pura malafede e dunque la Presidente del Consiglio, oltre a chiedere le dimissioni dei suoi dovrebbe chiedere scusa agli italiani trattati come stupidi, non in grado di distinguere tra volgare demagogia e politica. Lo stesso discorso vale per Carlo Nordio. E’ lui il principale fautore di questa regressiva riforma costituzionale blindata, proposta agli italiani senza consentire alle opposizioni di fare proposte di merito. Perché mai dovrebbe rimanere al suo posto il ministro Carlo Nordio?
Post Scriptum. Mi è capitato di vedere dei video di Italo Bocchino che sosteneva con tono arrogante in più occasioni che il si avrebbe vinto di 10-15 punti sul No e che tutti quelli del No sarebbero stati travolti dall’ondata meloniana. Io non so con che coraggio Italo Bocchino va ancora in televisione a predicare la sua adorazione per Giorgia Meloni dopo una previsione così disastrosa. Voi affidereste una valutazione politica o una previsione a quel giornalista?