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Referendum, così i giovani (come i miei figli) hanno determinato la vittoria del No

Quando ho letto i risultati e soprattutto che gli under 35 hanno fatto la differenza, quella scena personale di vita familiare si è allargata a tutte le case abitate da giovani altrettanto motivati
Referendum, così i giovani (come i miei figli) hanno determinato la vittoria del No
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di Barbara Pettirossi

È entrato dentro casa rosso in viso. Ho pensato “giornataccia” e mi sono defilata. Invece avevo sbagliato. Quel ventenne che abita con me non soffriva l’insoddisfazione della giovinezza, la mancanza di visibilità, la frustrazione di non aver ancora afferrato il futuro. No, mi sbagliavo. Era semplicemente e genuinamente stupito dalle motivazioni del Sì al referendum. Sul tavolo, insieme alla cena, apparecchiamo le domande: chi ci garantisce che la riforma porterà i benefici che il governo millanta? Come fa a essere giusto il sorteggio secco per i magistrati e quello finto della parte laica? E perché mai sarebbe utile triplicare i costi proprio ora che siamo tutti alla canna del gas? E così via. L’altro mio coinquilino, appena diciottenne, si è alzato da tavola dicendo che doveva andare a votare il giorno dopo ed è stato il primo di tutti noi a farlo.

Quando ho letto i risultati e soprattutto che gli under 35 hanno fatto la differenza nella vittoria del No, quella scena personale di vita familiare si è allargata a tutte le case abitate da giovani altrettanto motivati a difendere il simbolo della buona politica, ritenendo non determinanti neppure le parole di Giorgia Meloni concesse ai microfoni di Fedez.

Il referendum ha un valore speciale, a differenza delle elezioni politiche, perché il voto non è dato sulla fiducia a un programma che i partiti promettono di rispettare (questo governo il suo non lo sta rispettando, per esempio). La prassi della politica induce a ritenere inutile il voto, perché la storia del nostro paese mostra una prevalente difesa degli interessi particolari a scapito della collettività. Il voto alle elezioni politiche sembra consolidare il potere della casta, più che uno strumento di partecipazione. E’ difficile cioè trovare possibile un vero cambiamento. Con il referendum, invece, un No può davvero fare la differenza. Il No di quest’ultima consultazione popolare ha impedito concretamente una riforma percepita come pericolosa, e coloro i quali esercitano il potere di governo dovranno attenersi a quanto stabilito dai votanti.

Questo referendum ha un valore politico? Certamente. In senso positivo esprime al meglio il riconoscimento dell’autorevolezza dei padri costituenti e della Carta. In senso negativo, è una sconfitta per il governo che sin dall’inizio, rifiutando qualsiasi emendamento dell’opposizione, ha voluto intestarsi la riforma. Riforma che però non si farà.

E’ tempo per la politica di occuparsi davvero dei problemi reali. I giovani che hanno votato debbono poter esprimere “il pieno sviluppo della propria personalità”, e attendono che la politica “rimuova gli ostacoli” concreti e non immaginari “di ordine economico e sociale”. Proprio come dice la Costituzione.

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A cura di Paolo Frosina
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