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Tutti i No che hanno detto i giovani (non solo alla riforma)

No alla corruzione, no all'anti-meritocrazia, no al negazionismo climatico, no a un modello di famiglia inesistente. No a un governo di bassissimo livello
Tutti i No che hanno detto i giovani (non solo alla riforma)
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Il referendum sulle modifiche costituzionali che si è appena chiuso è un referendum con un’importanza decisamente maggiore di tutti i precedenti, pur sempre sulla Costituzione, che ci sono stati negli scorsi anni. Questo perché oggi, nel 2026, viviamo al crocevia di una serie di crisi gravi e convergenti mai viste prima. Le guerre, la crisi climatica, la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale con le sue conseguenze sul lavoro e sugli esseri umani. Il diffondersi di un tecno-populismo che vede uomini sempre più ricchi, tutti maschi, bianchi e quasi tutti anziani, esaltare da un lato la tecnologia nelle sue forme estreme e dall’altro aggredire i principi democratici, i diritti civili, la parità di genere, con una sconvolgente mancanza di empatia. In questo scenario, buona parte dei cittadini italiani, giustamente accompagnati da paure di ogni sorta, attraverso questo referendum chiedevano a chi li governa soprattutto una cosa. Protezione dalle guerre e dai potenti senza empatia e senza controllo, cioè gestione delle crisi. Un ampliamento delle tutele, sotto tutti i fronti: tutele pensionistiche, tutele se si fanno figli, tutele se si è malati o si aspetta per ricevere una diagnosi. Una protezione dei salari, i più bassi d’Europa, di fronte a una inflazione che sta mettendo in ginocchio il ceto medio.

Nessuno di questi aspetti è stato messo in pratica dal governo Meloni. L’amicizia con Trump ha danneggiato profondamente il nostro paese (e si è ritorta contro il governo); le promesse delle destra sociale si sono infrante di fronte all’aumento dell’età pensionabile, e a riforme grottesche da poche decine di euro in più al mese o riservate a pochissimi grazie a criteri escludenti. Nessuna misura per gli stipendi e nessun aiuto sulle bollette, anche perché l’unico aiuto possibile sarebbe quello di incentivare le rinnovabili (pur con il nostro paesaggio più complesso di quello spagnolo) e invece ci hanno per l’ennesima volta legato mani e piedi alle lobby del gas.

Ecco perché, alla fine, questo referendum, che era sulla giustizia, si è trasformato nel referendum più politico degli ultimi decenni. Un modo per gridare, basta, non ce la facciamo, dovete cambiare rotta, troppo grandi sono le tragiche sfide che dobbiamo affrontare. Un referendum pro e contro il governo (e d’altronde quest’ultimo è stato il primo a volerlo politicizzare).

In questo quadro, c’è stata un’altra importante novità. Il voto dei giovani tra i 18 e i 65 anni, con oltre il 60% di no. Questo perché i giovani italiani al governo entrato in carica nel 2022 chiedevano molto di più. Anzitutto, visto che ogni giorno viene loro impartita la lezioncina sul merito e sulla necessità di rispettare le regole, sono stati sensibili in particolare ad alcuni aspetti: l’avere ministri degni di questo nome. Ministri che lasciano il posto se colpiti da indagini. Ministri che non abbiano rapporti con i mafiosi. Una meritocrazia vera e non amici e parenti di bassissimo livello piazzati in posti importanti e cruciali, qualcosa di veramente insopportabile. Di più: i giovani chiedevano e chiedono anche una modernizzazione del paese urgente e improcrastinabile, rispetto ai diritti civili – fine vita, diritti delle persone omosessuali, parità di genere. Tutti aspetti sui quali tra i giovani e questo governo c’è un abisso, ormai sono due mondi paralleli, pianeti lontanissimi.

Come ha risposto il governo a queste esigenze? Con una anti-meritocrazia veramente scandalosa. Con una ossessione sulla natalità di stampo novecentesco, sbagliata e malposta. Con scandalose misure illiberali contro il sacrosanto diritto alla protesta, massacrato da Daspo e multe. Ma anche con l’indifferenza verso diritti civili, ad esempio il rispetto della sofferenza di chi è gravemente malato e non ce la fa più, il rispetto, e non la discriminazione, dell’orientamento sessuale. Anche, il riconoscimento, almeno quello, pur magari nella differenza di soluzioni ipotizzate, del fatto che abbiamo una crisi ambientale senza precedenti. E che, altro che ecoansia vista come un problema soggettivo, è qualcosa di oggettivo e che terrorizza ovviamente chi ha tutta la vita davanti. Sono cose ovunque ovvie, tranne che qui.

Tanti, dunque, i no che i giovani hanno detto attraverso questo voto. No alla corruzione, no all’anti-meritocrazia, no al negazionismo climatico, no all’elogio del fossile che ci uccide, no all’incoerenza delle false promesse, no alla difesa di un modello di famiglia inesistente. No al rifiuto ideologico della modernità, no alla strumentalizzazione becera dei casi di cronaca o della presunta criminalità degli immigrati, che forse ha potuto ingannare qualche anziano con un titolo di studio basso, ma non un giovane che vive in una città e magari ha in tasca almeno un diploma, se non di più. No, in definitiva, a un governo di bassissimo livello, letteralmente impresentabile, incapace di farci sentire al sicuro di fronte alle minacce sempre più grandi e incapace di portare l’Italia sul terreno che i suoi cittadini meritano. Un terreno fatto di verità, giustizia, diritti, un ambiente salubre, politici competenti e comunque degni di questo nome. Come la Costituzione, appunto, afferma. Una Costituzione, lei sì, modernissima. I giovani lo hanno capito. E in buona parte anche gli altri. E questa è una bellissima notizia, nonostante tutto.

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A cura di Paolo Frosina
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