Cassese contro Cassese: dal Sì per ridare “efficienza” alla giustizia a “il governo affronti i veri problemi” dei magistrati
Sosteneva, neanche una settimana fa, che fosse necessaria “per ridare all’ordine giudiziario efficienza, ruolo e prestigio”. Ma, una volta bocciata, pare abbia scoperto che i “veri problemi” della giustizia sono altri. E li elenca anche, uno a uno, in due interviste concesse a Il Foglio e Il Giornale. Sabino Cassese contro Sabino Cassese. Aveva appoggiato in maniera piena la riforma Nordio, spiegando, da ultimo il 18 marzo in un dialogo con Il Riformista, nel quale ribadendo che il Sì era un atto dovuto argomentava: “È l’ultimo gradino per assicurare ai cittadini la massima garanzia di imparzialità del giudice e per ridare all’ordine giudiziario efficienza, ruolo e prestigio. In Italia, solo un terzo dei cittadini è soddisfatto del sistema, siamo ben sotto la media dei Paesi Ocse del 56%. Occorre cambiare”.
Un Sì per migliorare i problemi della giustizia, insomma. Ma ora che è arrivata un sonoro No da parte degli italiani, il giudice emerito della Corte Costituzionale sembra aver cambiato idea. Innanzitutto, chiarisce: “Sono uno studioso di diritto e non di comportamenti dell’opinione pubblica. Per cui non facevo previsioni”. Eppure il giudizio era chiaro: la riforma serviva per ridare “efficienza, ruolo e prestigio” all’ordine giudiziario. E argomentava: “Separa le carriere e riconosce la diversità delle due funzioni, assicurando una maggior efficienza del sistema”. Adesso, invece, dialogando con due giornali che hanno sostenuto la causa del Sì, interpreta il successo del No: “Occorre chiedersi cosa c’è dietro: non c’è un invito a fermarsi, ma ad affrontare i veri problemi della giustizia”.
Il quadro è chiaro a Cassese, tant’è che pur imputando agli “oppositori” della riforma Nordio, quali sono i “veri problemi della giustizia”, li elenca uno ad uno ne specifica poi dettagli e possibili soluzioni: “Gli arretrati, i tempi della giustizia, la geografia giudiziaria, la distribuzione del personale e così via”. Quindi, spiega ora il professore: “Il governo dovrebbe allora trarre questa lezione dal referendum e mettersi a lavorare su questi temi. Bisogna dare l’interpretazione giusta al No. Occorre chiedersi cosa c’è dietro: non c’è un invito a fermarsi, ma ad affrontare i veri problemi della giustizia”.
Cassese parla chiaramente dei “tribunalini”, dei carichi di lavoro, della Scuola di magistratura (da pochi giorni passata sotto la guida di Mauro Paladini, sponsorizzato da Alfredo Mantovano). Aspetti che il governo dovrebbe affrontare? “Dovrebbe obbedire al risultato del referendum e rendersi conto che questo esito è stato dovuto a quanto sostenuto da chi si opponeva alla riforma costituzionale, cioè: ‘Si affronta il problema della giustizia dalla parte sbagliata’. Tante voci hanno detto questo”. Fino a oggi, non la sua.